Vicino al mio ufficio c'è una scuola, una scuola colorata ma silenziosa: è una scuola per sordomuti. Stasera rientrando a casa mi sono imbattuta in qualcosa che mi ha fatto riflettere: un ragazzo e una ragazza davanti al portone litigavano, litigavano urlandosi chissà quali cattiverie ed insulti, tutto nel massimo silenzio. Comunicavano a gesti la loro rabbia e dalle loro labbra non uscivano parole ma solo e soltanto forti emozioni. Si comprendevano benissimo e non c'era alcun bisogno di urlare per farsi sentire da chi stava di fronte. Tutto intorno a loro creava frastuono: il pulmann, il carrozziere, anche solo il tacchettio delle mie scarpe eppure indisturbati loro erano soli, in compagnia del solo desiderio di chiarirsi abbattendo a loro modo la barriera del silenzio. A volte penso che le parole non servano poi così tanto, penso che forse più si parla e meno si dice, meno ci si riesce a far capire, penso che siamo circondati da mezzi di comunicazione avveneristici e ahimè riusciamo a mala pena ad usarlo il grande dono della parola. Li ho guardati e mi sono sentita travolta dalle loro non-parole comprensibili, in quel contesto, a chiunque. Litigavano straordinariamente bene...E noi che potremmo urlare cosa facciamo?Usiamo le mail, messanger, gli sms oppure improvvisamente smettiamo per qualche motivo di comunicare.
A volte anche lo scrivere diventa una prigione, o una punizione, il cercare di arrivare in fretta come le parole o i gesti e inevitabilmente ahimè non riuscirci più, l' essere costretti al silenzio in solitudine però. Stamattina in ufficio io e Roby eravamo barricate dietro ad un religioso silenzio: non volevo che a causa del mio nervosismo di ieri la settimana finisse così ed allora...una parola dopo l'altra, una risata dopo l'altra e tutto si è magicamente risolto. Una parola o un gesto, un qualcosa di reale, vivo, tangibile, una parola o un'attenzione che crei anche soltanto un filo conduttore, un trait d'union non necessariamente un ponte. Mi sono chiesta come sarà finita quella litigata così passionale e a suo modo "rumorosa" per il loro cuore: voglio immaginare che si saranno sicuramente guardati, abbracciati, toccati ed allora il silenzio sarà stato quello di un lungo e dolcissimo bacio, che inguaribile e sdolcinata romantica...Bleah!
10 ottobre, 2008
08 ottobre, 2008
E tu che dolce sei?
Stasera riesco a scrivere scemenze di questo genere "La tarte-tatin non è un dolce bensì una filosofia di vita" riesco a scriverle e ahimè a pensarle. L' ultima fetta l' ho assaggiata all' Antica Bruschetteria Pautasso, vicino all' ufficio, durante un tranquillo pranzetto in buona compagnia. Forchettina alla mano l' ho gustata a piccoli bocconcini, dalla punta immersa nella panna liquida, ma neanche così tanto liquida, alla crosticina. Ben ripuliti piattino e forchettina, il voto finale sempre tanto atteso da chi ormai se lo aspetta perchè mi conosce bene: dal 5 al 6. Spiego i motivi dell 'insufficienza:
1) piattino freddo al tocco e io adoro, in questo periodo soprattutto, tutto ciò che è "caldo"
2) panna pressochè insapore, le mie papille gustative ricercavano affannosamente il gusto genuino del latte ma alla fine si sono tristemente rassegnate
3) la pasta sfoglia della base un tantino molliccia e forse poco cotta
4) le mele caramellate poco e non uniformemente
5) ho apprezzato l' aroma inebriante della vaniglia (all' inizio pensavo fosse il mio profumo e invece era lo zucchero vanigliato cosparso sopra le fettine ordinate).
Il mio è sempre un giudizio spietato! Potrei diventare degustatrice di tarte-tatin...
Credo che in ognuno di noi ci sia la ricetta di un dolce che ci ispira particolarmente o in cui ritrovare persino qualche aspetto del proprio carattere, penso che si debba chiudere gli occhi ed "assaggiarsi" alla ricerca dell' essenza, della genuinità di ciascun ingrediente. Tu che dolce sei? Un tiramisù che cerca il lato positivo di ogni cosa rimandando le difficoltà a domani o ignorandole immergendosi nel mascarpone piuttosto che nel caffè perchè si sa innervosisce?
O una banalissima panna cotta che alla fine del menù si ritrova sempre tra i dessert ma che si sa non cambia mai il suo sapore e ci si può abbinare qualsivoglia sciroppo lei resta sempre un dolce molliccio e viscido?
O una sacher dalla bellezza disarmante, semplice ma perfetta, senza sbavature all' esterno ma asciutta e nauseante una volta che si arriva alla marmellata?
O una crème brulé che sotto la crosta dura dello zucchero nasconde una crema dolce, soffice e amabile in cui è un piacere affondare il cucchiaino?
Il piattino è caldo, le mele sottili sono disposte ordinatamente su un altrettanto sottile strato di pasta sfoglia leggermente croccante, il caramello si posa delicatamente su di esse come se le volesse accarezzare e la panna liquida che sa di latte si infila timidamente tra una una fettina e l' altra, lo zucchero vanigliato è un piacere per l' olfatto. Come vorrei essere una tarte-tatin...
1) piattino freddo al tocco e io adoro, in questo periodo soprattutto, tutto ciò che è "caldo"
2) panna pressochè insapore, le mie papille gustative ricercavano affannosamente il gusto genuino del latte ma alla fine si sono tristemente rassegnate
3) la pasta sfoglia della base un tantino molliccia e forse poco cotta
4) le mele caramellate poco e non uniformemente
5) ho apprezzato l' aroma inebriante della vaniglia (all' inizio pensavo fosse il mio profumo e invece era lo zucchero vanigliato cosparso sopra le fettine ordinate).
Il mio è sempre un giudizio spietato! Potrei diventare degustatrice di tarte-tatin...
Credo che in ognuno di noi ci sia la ricetta di un dolce che ci ispira particolarmente o in cui ritrovare persino qualche aspetto del proprio carattere, penso che si debba chiudere gli occhi ed "assaggiarsi" alla ricerca dell' essenza, della genuinità di ciascun ingrediente. Tu che dolce sei? Un tiramisù che cerca il lato positivo di ogni cosa rimandando le difficoltà a domani o ignorandole immergendosi nel mascarpone piuttosto che nel caffè perchè si sa innervosisce?
O una banalissima panna cotta che alla fine del menù si ritrova sempre tra i dessert ma che si sa non cambia mai il suo sapore e ci si può abbinare qualsivoglia sciroppo lei resta sempre un dolce molliccio e viscido?
O una sacher dalla bellezza disarmante, semplice ma perfetta, senza sbavature all' esterno ma asciutta e nauseante una volta che si arriva alla marmellata?
O una crème brulé che sotto la crosta dura dello zucchero nasconde una crema dolce, soffice e amabile in cui è un piacere affondare il cucchiaino?
Il piattino è caldo, le mele sottili sono disposte ordinatamente su un altrettanto sottile strato di pasta sfoglia leggermente croccante, il caramello si posa delicatamente su di esse come se le volesse accarezzare e la panna liquida che sa di latte si infila timidamente tra una una fettina e l' altra, lo zucchero vanigliato è un piacere per l' olfatto. Come vorrei essere una tarte-tatin...
06 ottobre, 2008
Un caffè caldo caldo
Ieri ci siamo scritti per confermare il nostro "Carramba-appuntamento" frasi del tipo "metterò la camicia della festa" "io l'abito da cocktail ce l'ho in tintoria" e così oggi alle 14 ci siamo ritrovati davanti ad un bar qualsiasi vicino al mio ufficio dopo 12 lunghi anni. Gli ho sorriso mi ha sorriso ed abbiamo capito così che l' amicizia che ci legava a filo doppio un tempo, in tutti questi anni, forse non era poi così svanita solo si era in qualche modo trasformata. Lui era vistosamente più imbarazzato della sottoscritta. La mia vita in questo lungo periodo di silenzio gliel' ho riassunta in neanche 10 minuti: non ho finito l' università per tre esami di cui non ricordo neanche il nome, mi sono sposata, Cabì c'è ancora e sta bene, alle cene di classe non parteciperò mai, lui invece si è laureato, parte per Tokio come se dovesse andare a Moncalieri, vive da solo ed ha comprato una casa tutta sua e certe cose ancora riesce meglio a scriverle piuttosto che a dirle. Il tempo è volato tra un "mannaggia" e un "ma dai", tra un pettegolezzo sui nostri compagni di classe un po' snob e una risata senza quasi un perchè. Sono stata bene, credo infondo di non averlo ritrovato quanto piuttosto di non averlo mai realmente perso. Ho raccontato tutto ciò che ci siamo detti a Ste, Davide, il nostro amico comune, ad Ale, a mia madre, emozionata ho raccontato il nostro memorabile incontro. Mi ha cercata prima su Google e poi più volte su Facebook ed alla fine, quando non ci sperava più, mi ha trovata e questo mi ha fatto tanto tanto piacere. Adesso "mi piango addosso" per l' emozione e per la gioia, per la speranza che non passino altri 12 anni prima di rivederlo e con la gioia nel cuore gli dedico questo mio post.
05 ottobre, 2008
A Katiu
Qui quando incontri persone che pur non conoscendoti personalmente leggono ciò che scrivi e ti sono vicine lasciandoti proprio il commento che vorresti leggere è un po' come a casa, un po' come far parte di una grande famiglia, si condivide e stasera io condivido il dolore di Katiu per la perdita di Lola. Piangi Katiu, piangi perchè hai perso una presenza importante nella vita di tutti coloro che vedono in un cane un amico, un compagno di viaggio, piangi e sfogati e non badare a quelli che penseranno "era solo un cane" perchè non meritano di essere considerati. Lola ora non soffre più e sicuramente si augura che anche il tuo dolore passi presto lasciandoti solo il suo tenero ricordo. Siamo fortunati noi amici degli animali perchè amiamo un po' di più!
"Chi non ha mai posseduto un cane, non sa cosa significhi essere amato."
A. Schopenhauer
"Chi non ha mai posseduto un cane, non sa cosa significhi essere amato."
A. Schopenhauer
03 ottobre, 2008
Sto peggiorando
Sto peggiorando: l' ispirazione arriva sempre più frequentemente a quest' ora quando tutto si spegne, probabilmente anche il cervello. La settimana ha oscillato tra l' euforia di un gradito ritorno ed una gelosia assolutamente fuori luogo, tra il piacere di essere ricordata e lo sconforto di essere detestata e forse anche dimenticata, tra un' illusione ed una delusione, tra una carezza ed un pugno in pieno volto, tra il volere e il non potere dire tutto ciò che si sente. Per certi versi mi sono dovuta ricredere, Facebook mi ha permesso di ritrovare davvero due persone importanti del mio passato, ma che giustamente, come scrivono Calendula e Katiu, se sono del passato un motivo ci sarà. Lunedì berrò un caffè spero zuccherato con Aldo ed entro la fine di ottobre un tè assolutamente "verde" nella speranza di ritrovare l' amica che credevo di aver perso, Federica. Sono passati in entrambe i casi 12 anni e io tutto sommato non sono nè agitata nè imbarazzata solo curiosa e forse contenta. Ma io del resto mi emoziono per molto meno: oggi mi ha emozionato la complicità e l' affetto di due persone che mi conoscono solo per quello che scrivo e che mi difendono da un anonimo acido come lo yogurt oppure Gianna che vedendomi k.o. per il mal di gola e qualche linea di febbre mi ha consigliato andando a casa "Mi raccomando, prenditi la Tachipirina!". La parola che ho pronunciato più frequentemente "idiota" e quella che avrei voluto pronunciare "peccato" nel mezzo solo e soltanto "indifferenza". Qualcuno potrà ritenersi soddisfatto perchè sono tristemente consapevole, piegata da critiche e giudizi e nella testa rimbomba un infastidito "cosa vuoi?".
Pensieri al vento
Adesso si che è autunno: tutti attendono con ansia la riaccensione dei termosifoni, si ispessiscono i maglioni e le giacche, ci si avvolge in calde seppur ancor leggere sciarpone e le foglie canticchiano con le loro vocine roche sotto le suole delle nostre scarpe, dei nostri passi decisi per arrivare poi chissà dove. Soffia il vento e il sole timido impallidisce scaldandoci meno. Adoro l' autunno anche se mi mette un' assurda malinconia: adoro i suoi colori, le sue piogge inaspettate e violente, il profumo di funghi e caldarroste, la morbidezza di un marron glacé che lascia sulle labbra appiccicose tutta la dolcezza dello zucchero alla violetta. Stamattina andando in ufficio ho incrociato un vecchietto che parlottava da solo piuttosto arrabbiato, mi sono chiesta con chi ce l' avesse dato che a quell' ora nella via c' eravamo solo io, lui e un gatto nero, semplice con il vento, il vento che gli impediva di raccogliere le foglie secche davanti al portone di casa, più cercava di radunarle più loro scappavano volteggiando altrove, le rincorreva per costringerle in un piccolo sacchetto di plastica ahimè bucato. L' ho guardato e gli ho sorriso e tra e me ho pensato "le foglie sono fatte per volare" un po' come i pensieri che non c'è sacchetto che li possa contenere tutti.
01 ottobre, 2008
I ciliegi feriti
"Da bambino volevo guarire i ciliegiquando rossi di frutti li credevo feriti
la salute per me li aveva lasciati
coi fiori di neve che avevan perduti.
Un sogno, fu un sogno ma non durò poco
per questo giurai che avrei fatto il dottore
e non per un dio ma nemmeno per gioco:
perché i ciliegi tornassero in fiore".
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