Alla fine mi sono decisa e questo è tutto per te: non lo posso impacchettare né infiocchettare, come tanto mi piace fare quando mi capitano tra le mani i regali per le persone speciali che mi circondano, lo posso soltanto lasciar scorrere così, dal cuore alle dita. E’ per te che in assoluto sei la persona a cui appartengono più cellule nel mio cuore, quella che si sveglia dieci minuti prima per prepararmi il caffè alla mattina e che non s’addormenta tranquillo se non mi vede ben coperta, che vive la mia quotidianità fatta di alti e bassi. A volte sono cupa e scontrosa, non apprezzo tutte le attenzioni che mi riservi giorno dopo giorno, non solo spesso non le ricambio ma quasi te le rimprovero, quando mi isolo ricercando un po’ di me, raggomitolata nell’ angolo del nostro divano. Se ho bisogno di stare con me, ahimè, devo allontanare un po’ anche te. Sopporti fiducioso la leggerezza dei miei pensieri , il vento variabile che mi scompiglia le idee, a volte un soffio altre volte un uragano, sopporti, perdoni e ci sei tu a chiudere bene le finestre per lasciar fuori il “maltempo” ed accendere luce e sole qui solo per noi. Potrei essere migliore, vorrei essere migliore e neppure il riconoscere che non lo sono affatto né mai lo sarò, mi renderà migliore. Ma sappi che farò di tutto perché le sorprese per te non finiscano domani: perché tu lo meriti, perché sei speciale, perchè la parte migliore di me sei te. ;-)
16 ottobre, 2010
26 settembre, 2010
18 settembre, 2010
08 settembre, 2010
Ovunque sei
"Se si può credere, come fanno centinaia di milioni di uomini, che abbiamo molte vite da vivere, perchè non credere anche che in ognuna delle nostre vite noi siamo il luogo di incontro?".
06 settembre, 2010
Noi ragazzi dello zoo di Torino
"C'era una volta un re, un re a quattro zampe con una folta criniera in testa..E c'era un orso, c'erano scimmie e tigri, c'erano giraffe e ippopotami...C'erano gabbie a rinchiuderli affinché l’uomo potesse ammirarne la bellezza sopita dall’inguaribile tristezza dei loro sguardi e conoscerne forza e agilità, mutate dall'ambiente ostile e da sedativi. Passò tempo.. tanto, troppo.
Ma ecco il lieto fine, scritto da altre sbarre,stavolta sbarre buone che chiusero quell'inferno, che chiusero lo zoo. Riprendiamo da lì, dal Parco Michelotti di Torino, che della città della Mole Antonelliana è l'ex zoo. Un luogo per ricordare, per riflettere, per comprendere; un posto che useremo insieme a quellastoria come cornice per raccontare una storia bella davvero, fatta di gioco e festa, di spunti e di spuntini, di conferenze, di riflessione, di musica, di arte, di stand, di massaggi, di cinema, di cibo, di laboratori per imparare a cucinare e auto-costruire, di momenti con i bimbi e di tutto ciò che consideriamo essere buono, come quelle sbarre, quelle seconde sbarre, buono e rispettoso di tutto ciò che vive e che deve continuare a vivere".
Inizia così la mail di invito alla nuova edizione del Veg Festival che si terrà nel week-end qui a Torino e mi fa davvero un certo effetto pensare a come un luogo di sofferenza, grazie all' entusiasmo delle persone, divenga la sede di una così bella festa.
Avrò avuto più o meno otto anni quando con Elisabetta C., compagna delle elementari sempre straordinariamente sorridente anche quando la maestra la rimproverava, ed entrambe le mamme, ho visitato il Giardino zoologico Michelotti. Allora portare i bimbi a vedere gli "animali feroci" era un' usanza piuttosto comune: li si intratteneva per un paio d' ore, li si stupiva, forse li si riusciva ad emozionare stimolandone la fantasia. Di quel pomeriggio ricordo soltanto di essere rimasta a bocca aperta davanti ad un' interminabile anaconda sotto vetro, in quella stanza buia e piuttosto maleodorante chiamata "Rettilario", il resto è buio un po' per gli anni trascorsi, un po' per l'età che avanza, un po' semplicemente perchè forse ho voluto rimuovere.
Allora erano Simona ed Elisabetta, adesso si chiamano Giacomo, Elena, Emanuele, Lorenzo, Luca, Nicole, Beatrice, Federico, Angelica...portano i nomi dei nonni, dei libri su cui si scelgono, di santi, di eroi, sono bambini, bambini che mi auguro con tutto il cuore abbiano imparato, prima ancora della parola "Mamma", o subito dopo, la parola "Rispetto", nei confronti di tutto ciò che li circonda, niente e nessuno escluso. Avevo otto anni e non mi rendevo conto della sofferenza provata da quegli animali e probabilmente, come la maggior parte dei miei coetani, pensavo che il leone potesse tranquillamente abitare in città come nella savana, che il pinguino goffo non avrebbe risentito affatto della differenza climatica tra Torino ed il Polo e che a quell' anaconda, così lunga, lo spazio concesso fosse più che sufficiente.
Non è detto che lo spirito animalista sia sempre il risultato di un imprinting, a volte sono i genitori ad apprenderlo dai propri figli, così è stato per quanto mi riguarda: oggi sono certa che mia madre troverebbe un' alternativa assai più divertente per intrattenere due bimbette vivaci e sorridenti che non accompagnarle in un luogo di sofferenza e prigionia.
Venerdì si va al Giardino Zoologico a vedere come persone non necessariamente vegetariane ma sicuramente rispettose, divulgano il loro pensiero, propongono le loro alternative, credono insieme che quelle sbarre non siano state abbattute invano.
27 agosto, 2010
Fotografia di un blog in un blog di fotografia
A me piacciono i ritratti. I ritratti sono delle foto in cui si viene bene. A-ah! Sbagliato. O meglio, mica solo quello. I ritratti possono essere delle foto in cui i nostri amici ci dicono “ma sei bellissimo/a! non sembri neanche tu!!” (e allora che ritratto è? Di CHI è quella foto??) ma possono aprire mondi estremamente più affascinanti quando raccontano qualcosa del soggetto. Nel ritratto posso narrare parti di me che nessuno conosce; nel ritratto posso narrare parti di me che non esistono. Posso fare dei ritratti senza fotografare il soggetto. Insomma, il ritratto è un’avventura pazzesca e vi assicuro, un fotografo ritrattista scopre cose che neanche uno psicologo ben affermato…
Ed io? Posso fotografare un blog? Certo, dietro un blog c’è una persona, ci son due manine che pigiano veloci sui tasti. Ecco la mia foto.
1- La foto più brutta che feci nella mia vita, la feci probabilmente a lei. 25 marzo 1990, Parigi. In gita scolastica una classe si ferma in una brasserie di fronte alla gare de Lyon a fare colazione alle 7,30 dopo una notte quasi insonne in treno.
Punto e clicco.
Son ritornato in quella brasserie a gennaio 2010. Ho cercato lo stesso tavolo che era libero. È stato un rito, nulla di che. Ma l’ho fatto senza fotografare.
2- Un’anima ecologica. Una ragazza (bio)diversa. Caparbia, vegetariana, una di quelle che si alza alle 4 del mattino per vedere al freddo le stesse cose che Quark ti propone quando sei sul divano. Tanto di cappello.
3- Un regalo. La figlia di un orologiaio ti regala un orologio. Facile. Ma il biglietto? Lo apro e campeggia in maiuscolo “SVEGLIA!!!”. Va’ che è raro trovare qualcuno che ti strigli a dovere, di questi tempi. Ed anche di quei tempi là.
4- Da sempre e per ragioni strane, mi associò al riccio. Parlo poco, dico meno. La cosa migliore è che adesso non è più così.
5- Uno dei più bei regali. E’ ancora lì. Lo è sempre stato. Ha visto 4 case, due traslochi e un sacco di occhi e chiedevano “e questa chi è?”. E per 13 anni la risposta è sempre stata: “un’amica”.
6- Questa è proprio una bella foto: perché ti dice che siamo stati compagni di scuola. Ma quel che più importa è quel che si legge sotto, in trasparenza.
21 agosto, 2010
Un ramarro dal cuore grande
Il rientro dalle vacanze è sempre un po' faticoso, almeno dal punto di vista organizzativo: svuotare le valigie, scoprire che un buon 30% di ciò che si era portato, considerandolo indispensabile, alla fine è rimasto ripiegato sul fondo, aprire coraggiosamente la borsa degli indumenti da lavare, possibilmente muniti di molletta al naso ed introdurli il più velocemente possibile in lavatrice, prima che sviluppino i loro potentissimi gas tossici, guardarsi intorno, prendere una boccata d'aria sul balcone e bisbigliare timidamente "Rieccomi qui! Sono dinuovo a casa". Insomma, gradualmente, ricominciare con la solita routine alla ricerca magari di qualche novità virtuale che riesca ad incuriosire l' occhio e l' intelletto. Trovata! Finalmente dopo averne a lungo parlato, si è deciso: ha elaborato un originale nickname, pensato ad un titolo d' effetto e, come capita generalmente ai nuovi bloggers, iniziato a scrivere "a dita libere", quasi un post al giorno, con l' entusiasmo di chi ha voglia di "connettersi" con il mondo intero. Lo so, lo capisco, è capitato anche a me ormai due anni or sono o tre...Sorrido sempre ripensando all' inizio di questa mia avventura e vorrei trasmettere l' entusiasmo di allora anche a lui, incoraggiandolo nell' impresa. Non credo abbia bisogno di consigli su come difendersi dai commenti poco gradevoli, poco costruttivi e graditi, lasciati spesso nell' anonimato: prima o poi un po' ci si fa l' abitudine un po' li si impara ad ignorare, alla fine non si scrive solo per essere "commentati" nè per attirare l' attenzione, si scrive perchè non se ne può fare a meno, perchè il cervello, anche se non sempre in sintonia con la mano, manda un impulso nervoso alle dita che iniziano a scorrere velocemente sulla tastiera per il sano principio del "Oggi ho qualcosa da dire, magari a qualcuno interesserà...". Tutto il resto verrà da sè: i post a quattro mani, lo scambio di commenti e tutto ciò che rende un blog "speciale" anche solo per il fatto che è unico, originale, irripetibile.
Quindi...Signori e Signore ed ecco a voi....(rullo di tamburi)...http://lucesospesa.blogspot.com/ by Cuor di ramarro. Io lo seguo.
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