23 febbraio, 2010

Riflessi

Mi cercavo in uno specchio: non riuscivo a trovarmi perchè in realtà non guardavo.
Abbiamo tutti fretta, quella fretta che non lascia il tempo a volte neppure per respirare, che ci spinge avanti come travolti da una raffica di vento, come se sapesse esattamente dove condurci senza concederci neppure un attimo di incertezza. Mi sveglio e sbadiglio, mi addormento e sbadiglio: nel frattempo una manciata di sorrisi, qualche stretta di mano, un arrivederci ed un addio, un ricordo ed un rimpianto, qualche gioia e qualche dolore. Tutto definito, tutto ripetuto. Ci lamentiamo rabbiosi perchè è dinuovo lunedì ed a mala pena ci accorgiamo che, invece, è già venerdì. Il mio bel fascione giallo, per mettere al sicuro la frangia disordinata, gli occhi ancora socchiusi, il latte detergente che mi scivola tra le dita e quell' onda di acqua gelata che dovrebbe svegliarmi. Stendo sul mio viso una morbida crema, poco profumata, di cui ancora non ho ben capito i pregi, gli effetti miracolosi, la capacità di prevenire cosa, forse quel qualcosa che io non intendo affatto prevenire. La giornata inizia così e finisce pressochè nello stesso modo. Distrattamente spazzolo i capelli mentre cerco di trattenere fra le labbra lo spazzolino da denti, al di là dello specchio qualcuno bussa ma ahimè troppo piano per riuscire a sentirlo. Mi chiedo allora: cosa vedo e cosa invece vorrei vedere? Vedo riflesso uno sguardo un po' assente, indifferente, non soltanto assonnato, un volto anonimo tutt' altro che attraente, non mi soffermo e vado, resto in superficie quasi come se avessi il timore di affogare negli abissi di uno specchio. Non mi trucco, almeno non così spesso, quel soffio di cipria al mattino, che alla sera è già volato via, è più che sufficiente. Possibile non ci sia tempo per "guardarmi"? O forse è una scusa per paura di "trovarmi"? Se rispondessi, davanti allo specchio, a quel sussurrato richiamo riuscirei ad accorgermi di quei segni, ancor leggeri, che sono ora sul mio viso non per una questione di espressione ma piuttosto perchè il tempo passa, intorno alle mie labbra non perchè sorrido spesso nè sotto i miei occhi, ancora blu, perchè al contrario piango per un nonnulla. C'è chi le chiama in tono dispregiativo "rughe", io preferisco "segni". Sono lì perchè il tempo vuole così e io me li accarezzo, me li osservo da vicino e li trovo persino belli. Non credo a chi mi lusinga dicendo che ancora non dimostro la mia età, accetto certo i complimenti con un pizzico di sana malizia ma mi è indifferente portare o meno sulla mia pelle i miei 35 anni e non è il mutare del mio aspetto che mi spaventa quanto piuttosto ascoltare quella presenza che, dietro allo specchio, mi sta bisbigliando "Passa". Non correggete le vostre foto per rendervi migliori ad occhi sconosciuti che di voi non sanno proprio niente, non cancellate ciò che magari rende meno bella la vostra pelle ma più contagioso il vostro sorriso, lasciate fare al tempo che in qualcosa di certo vi migliorerà, magari più in profondità e, davanti ad uno specchio, guardatevi in modo tale da riuscire a trovarvi.

1 commento:

katiu ha detto...

Io davanti allo specchio, mi guardo eccome. Ma non mi lamento nè delle prime rughe che spuntano, nè delle occhiaie che ora fanno più fatica a passare, nè tantomeno dell'età che avanza.

Non me ne faccio un problema.
Ci sono passati tutti, perchè prendersela?