22 dicembre, 2008

Semplicemente...auguri

Auguri a tutti quanti
agli amici, ai nemici,
ai cattivi ed ai santi.
Auguri a chi sta bene in compagnia
e a chi, senza una meta, vorrebbe solo andare via.
Auguri a chi difende gli animali
a chi insegue un sogno e la scia dei suoi ideali.
Auguri a chi lavora a testa bassa
per far carriera ed emergere dalla massa.
Auguri a chi continua a sperare
ad illudersi, soffrire, non smettere di amare.
A chi dalla vita non si aspetta più un granchè,
auguri a chi sorride a qualcuno anche senza un perchè.
Auguri alle mie blog-amiche Calendula e Katiu
e anche a quell' anonimo che di qui non passa più.
Auguri per quello che è stato e quello che sarà,
per un Natale sereno e per l' anno che verrà !!!

17 dicembre, 2008

S-bilancio di fine anno

Tre giorni fa ho scritto un post, si intitolava "egoisticamente parlando", più o meno, iniziava così: "Non sono certa che a mezzanotte riuscirò a buttare nella spazzatura, tra tappi di champagne e piatti di carta, le grandi illusioni ditrutte dalle relative delusioni di quest' anno, le lacrime versate per persone che non si sono rivelate come speravo, tutto ciò che, sbagliando, ho provato..." questa nenia melensa e patetica proseguiva alla ricerca di una soluzione, di un buon proposito affinchè l' anno nuovo iniziasse con una Simona più dura, più cinica, più fredda e distante, una che invece di porgere l' altra guancia sferra un violento gancio, restituisce il male provato e non ti sorride più ma quasi "ringhia". Per la prima volta, da giugno, ho scritto e circa 15 minuti dopo, cancellato un post. Perchè? Perchè tutto ciò che in questo 2008 ho fatto, detto, immaginato, fantasticato, è stato bellissimo, doloroso per certi versi, ma intenso e non me ne pento. So che qualcuno a me vicino mi ha vista cambiata, assente, offuscata e a volte, quasi inspiegabilmente, euforica e chiassosa, so che qualcuno ha sopportato questi miei sbalzi d' umore suo malgrado ma so anche, che alla fine, io sono sempre e solo stata trasparente, esageratamente trasparente. Sorrido...Arriverà un nuovo anno ma non gli permetterò di cancellerare questo !

Caro babbetto...

Caro Babbo Natale...quante letterine e tutte che iniziavano più o meno così. Ormai è decisamente tardi per scriverti e poi i miei desideri sono così strampalati: mi piacerebbe ricevere un nuovo pc, piccolo, colorato con i tasti che una volta sfiorati tornino al loro posto e non restino incastrati, senza briciole nè ditate di unto sullo schermo, anche solo con le lettere, magari eliminando i numeri ti costerebbe di meno, oppure, in alternativa, chessò, un viaggio sulla luna abbracciata ad un potentissimo missile, per godermi il panorama di lassù, tra l' altro, sono certa, godrebbero dei benefici di questo tuo regalo, anche coloro che sulla luna mi ci spedirebbero quotidianamente, o ancora, una lampada fatta a girasole, in grado di illuminare una stanza come i raggi del sole. Sogni, fantasie, illusioni...Se potessi fare davvero un elenco di ciò che mi piacerebbe ricevere, un po' come facevo da bambina, inizierei così:
1) una lente di ingrandimento per vedere bene, al di là delle apparenze, ciò che di speciale esiste in ciascuno di noi
2) uno sciroppo da bere prima del caffè mattutino che mi renda meno insicura, meno paranoica, più serena, più fiduciosa nel prossimo
3) un filtro per passare al setaccio le mie illusioni, per capire che ciò che mi viene detto o scritto è la realtà senza "ma" nè "se"
4) un flacone di Vinavil per non perderti e tenerti incollato ai miei ricordi, ai sogni, alle fantasie, alle illusioni !

08 dicembre, 2008

Clorophilla Scrooge

Qui, seduta al cospetto del mio abete sintetico, i jeans strappati, un vecchio ma caldo maglioncino di lana blu ed una pallina di vetro soffiato in mano, alla ricerca della sua collocazione migliore, mi è venuta l' ispirazione per scrivere quanto segue. Il Natale: c'è una ghirlanda appesa fuori dalla porta, un piccolo presepe sul mobile dell' ingresso, due angioletti a fianco dei miei libri-non libri (nel senso che non tutti sono ancora stati letti ed assimilati per cui non posso ancora definirli tali) e naturalmente questo incompleto alberello issato in un angolo del salotto. Chiudo gli occhi e mi sembra di sentire un cane abbaiare, mi volto, li riapro e scopro dinnanzi a me un vecchio, grosso e peloso bobtail, ohibò di peluche. I fitti peli sul muso nascondono l' occhio che ha perso chissà dove e chissà come, poco dopo lo ritrovo tra miei ricordi, è Nebbia. Sembra che debba seguirlo perchè allontanandosi continua ad abbaiare e così non esito a mettermi in cammino al suo fianco. Percorriamo insieme, nella neve, una via del centro città, Via Po, fermandoci soltanto una volta giunti davanti ad una chiesa, la chiesa della S.S. Annunziata, ma perchè questa improvvisa sosta?Alzo gli occhi e leggo "Presepe vivente". Un meraviglioso capolavoro di meccanica e fantasia, ogni personaggio si muove autonomamente, l' acqua scorre nel ruscello e la ruota del mulino gira senza arrestarsi, il falegname spacca la legna e la pastorella accompagna le sue bestiole nell' ovile. Al mio fianco c'è una bimba in braccio al suo papà, avrà quattro o cinque anni, non riesco a vedere chiaramente il suo volto perchè ha una sciarpa gialla che le arriva fin sul naso ed un berretto, con un grosso pon-pon in cima, sotto cui si intravvedono due vispi occhietti azzurri: non vedo bene il suo volto ma posso certamente immaginarlo! Ricordo l' ansia nell' attesa di arrivare in quella chiesa sulla cinquecento blu, ricordo lo stupore una volta entrata e la bellezza di quello scenario così natalizio. Nebbia abbaia dinuovo, è ora di andare. Questo viaggio-sogno mi emoziona, allungo la mano, lo accarezzo e non curante di dove mi porterà e cosa ancora mi mostrerà, proseguo l' avventura. Camminiamo: non sento il peso della stanchezza ma solo un certo languorino provocato sì dalla fame ma anche da un gradevole profumino che esce dalla finestra socchiusa di una casa, Nebbia si ferma ed accuccia proprio sotto quella finestra. La mia solita curiosità invadente mi obbliga a dare una sbirciatina e così scorgo indaffarate due anziane signore ai fornelli: a essere precisi l' una, su un rettangolare tavolo di formica, stende una già sottile sfoglia di pasta fresca, l' altra in un enorme pentolone controlla la cottura di un qualcosa che, data la sua attenzione e cura, sembrerebbe quasi una pozione magica. In un attimo qualcosa le distrae, parrebbe il campanello...Ma non è possibile è dinuovo lei, la bimbetta cicciottella (solo un po' più alta, forse è cresciuta...), che si fa stringere da un loro caldo ed affettuoso abbraccio. Tornano in cucina ed io nel frattempo scopro, grazie ad una vecchia rotellina in metallo dal manico di legno, cosa stiano preparando: gli agnolotti, ricordo...quelli che mangeremo domani a pranzo, tutti insieme riuniti intorno al tavolo della sala e che io, come farà la mia prozia e mia sorella, gusteremo in una scodella, innaffiati da un goccio di buon vino rosso; al termine del pasto, so di per certo che quella timida "bamboccia" si alzerà in piedi cercando l' attenzione dei presenti e declamerà la sua poesia di Natale, impappinandosi sul finale, dimenticando qualche importante rima baciata ma sentendosi, in quel preciso momento, una gran oratrice."Il Natale è vestito di rosso, con il freddo e la neve addosso...".Non è mai tardi per ricordare ! Com'è possibile che allora con tanta semplicità si fosse tutti così felici?Non ho più provato l' emozione e la gioia che mi ha fatto rimbalzare il cuore quando, per il mio dodicesimo Natale, papà e mamma mi hanno regalato la mia prima, ed unica, chitarra classica, una Ferrarotti comprata in centro e lasciata in salotto con un enorme fiocco rosso annodato sulla tastiera per me, solo per me, o quando, una volta liberato dagli addobbi, io e la mia famiglia abbiamo piantato in campagna quell' alberello vero, non in carne ed ossa ma in tronco, foglie e linfa, che è vissuto a lungo trasformandosi in un forte e robusto abete. Il viaggio nel presente è decisamente meno affascinante nonostante tutto. Ahimè un pranzo in un famoso ristorante, ha preso il posto di quella cucina dove venivano preparati gli agnolotti e di quella tavolata dove, stringendosi un po', ci si stava comunque tutti, l' ansia del cosa regalarsi si fa incalzante con il passare dei giorni e non viene più un' idea poi così geniale ed originale a nessuno: il Natale comunque arriva e non aspetta che su di noi, affannati, lavorativamente attivi e distratti, scenda la magia della sua atmosfera. E allora mi domando: che faccia avrà lo spirito del Natale futuro? Continuo a tenere gli occhi ben chiusi e vicino a Nebbia ora c'è un bimbetto che bofonchia qualcosa "Ia, bella ia...", sembra si stia impegnando a pronunciare una parola di cui forse non conosce ancora esattamente il significato, "tesoro te la insegno io quella parola...speranza, una volta pronunciata ne comprenderai bene anche il vero significato".

03 dicembre, 2008

Cioccolatini

Ci sono uomini che "assaggiano" le donne come se si trovassero di fronte ad una bella scatola di cioccolatini assortiti, del resto, ci sono donne a cui la parte del cioccolatino piace moltissimo. Aprono la confezione, non curanti della loro provenienza, danno una rapida occhiata, si strofinano il mento con fare dubbioso e, quasi ad occhi chiusi, scelgono. I cioccolatini sono tutti ordinati, in fila, ben disposti, ognuno cerca di farsi notare come può: alcuni, i più semplici, sono decorati da un banale chicco di caffè o gheriglio di noce, ma si tratta di quelli che ormai poco stuzzicano la voglia di novità, altri sono così appariscenti da garantire al palato un' esperienza a dir poco libidinosa. L' apparenza è tutto, non il profumo inebriante del cacao, la sua carezza in una bocca golosa quanto come questo, elaborato, poi si presenti all' occhio di chi lo guarda e cerca. Del resto nessuno s' invaghirebbe mai di quella grezza e dura corteccia, per nulla appariscente, che però contiene la preziosa polvere, meglio sicuramente decorazioni arzigogolate e forme assurde, al sapore nessuno infondo ci fa più molto caso. E' una critica questa, una critica nei confronti di chi non guarda oltre ma si ferma in superficie, non scava perchè forse ha paura di quello che potrebbe trovare, una critica nei confronti anche di me stessa ahimè troppe volte delusa dalle apparenze, delusa dall' illusione di aver trovato "un' essenza" profumata, speciale, un po' mia. Io vittima della mia golosità adesso scelgo la corteccia e mi defilo dalla scatola perchè non sono e non sarò mai un adorabile, appariscente ma insipido cioccolatino.

02 dicembre, 2008

Dankeschön Mr. Fink















Ore 13,35, treno Eurocity Bressanone-Verona, posto n° 35, lato finestrino. Non so esattamente dove mi trovi in questo momento, probabilmente nei pressi di uno sperduto paesino in mezzo alle montagne, dal nome incomprensibile e rigorosamente in tedesco, quello che so è che la mia incontrollabile voglia di scrivere, unita alla presunzione che tutto ciò verrà poi letto con interesse da qualcuno, mi ha spinta ad ingeniarmi creando con la custodia di cartoncino dei biglietti, uno splendido ed accogliente foglio bianco. Finisce qui il magico week-end alla scoperta dei mercatini di Natale in Trentino Alto Adige, un'esperienza indimenticabile che consiglio a chi voglia assaporare lo spirito delle feste legato alle vecchie tradizioni, quelle più antiche, sane, genuine. Il mio cuore ha iniziato ad accelerare insieme al treno quando, venerdì mattina, dopo un ' interminabile galleria, sono giunta a Bolzano: a ricoprire la cittadina, ancora assonnata, un soffice manto di neve, con naso e mani schiacciati contro il finestrino, quasi questo servisse a vedere meglio, mi sono resa conto di come la neve, semplice acqua condensata, riesca a rendere ogni cosa speciale: una panchina, una ruota, persino un sasso. La locomotiva correva sbuffando e all' improvviso l' annuncio dell' arrivo a Brixen, luogo prescelto come "campo base". Accogliente ed originale l' albergo, due curiosità: una mela rossa appoggiata sul cuscino ed una sorta di polvere color segatura al posto della saponetta, emulsionata con acqua la poltiglia dall' odore nauseante ha reso la mia pelle, ogni mattina, più morbida e luminosa, ma sarà stata la segatura o la mia serenità che, alla partenza, avevo ben riposto in valigia tra una dolcevita nera ed un paio di calzettoni viola? Dal mio diario di bordo...Venerdì: il mercatino di Brixen. In piazza del Duomo tante casette di legno, ordinate, l' una vicino all' altra, abitate non da folletti ma da persone originali, infreddolite, ma desiderose di mostrare a noi turisti curiosi le loro specialità dolciarie o delle vere e proprie "opere d' arte": dalle babbucce in lana cotta, alle sfavillanti palline multicolore in vetro soffiato. Al centro della piazza una giostrina vecchio stile. Nessuno sembrava patire i gradi sotto lo zero perchè ci si scaldava bene con una fragorosa risata ed una fumante tazza di vin brulè (mamma mia quante tazze ne ho bevuto e ... quante risate ... hic !). Sabato: Bolzano. E' sicuramente la cittadina con il mercatino più grande che abbia visitato, qui oltre alle casette, anche un modesto palco in legno sul quale si sono esibiti buffi suonatori di corno, in costume tipico regionale ed una coppietta fisarmonica/arpa. Domenica: Brunico e Vipiteno. A Brunico non ero mai stata ed in merito al suo mercatino non nutrivo certo grosse aspettative, mi sono dovuta ricredere e poi, in una tipica osteria, lungo la via principale, ho assaggiato per la prima volta i famosi "canederli" agli spinaci con crema di formaggio e la zuppa alla birra con crostini di pane alla cannella. Che poi il "canederlo" di per è un impasto con ingredienti diversi a seconda della fantasia del cuoco ma, sempre e rigorosamente, dalla forma sferica. Vipiteno con la sua torre dell' orologio illuminata fino in cima è stata l' ultima tappa, degna conclusione di un viaggio da ricordare. Ho lasciato Brixen a mezzogiorno sotto un' abbondante nevicata, con due borse di pensierini natalizi per amici e parenti ed uno strudel di quasi un metro sotto il braccio, acquistato da Mr. Fink, proprietario della più famosa ed antica pasticceria della città nonchè curioso e tipico personaggio tirolese con cui ho avuto subito un certo feeling. Quel dolce così prelibato, ancora caldo e profumato, sta viaggiando qui al mio fianco, lo tratto con cura e lo tengo in braccio come un neonato tant'è che un signore inglese, incrociato pocanzi nel corridoio, mi ha guardato sorridendo ed ha esclamato "Your baby?" ed io prontamente gli ho risposto "No, my strudel !". Ecco sto tornando a casa, con la neve negli occhi e il calore del profumato vin brulè nel cuore.

23 novembre, 2008

Guardarli ma non toccarli

Il vento ieri soffiava ancora forte su Torino ma non è riuscito ad ostacolare il mio programma già organizzato durante la settimana e poi del resto a tutto basta farci l' abitudine, con un maglione ed un sorriso una fredda giornata d' autunno può rivelarsi comunque caldissima. Era tanto che non riabbracciavo Chiara, certo ci sentiamo frequentemente al telefono e via mail, ma il vedersi è un' altra cosa. La conosco dai tempi del liceo, già allora eravamo grandi amiche: condividiamo l' amore per la natura e per gli animali e questo basta a rendere la nostra amicizia preziosa ed importante. Insieme siamo andate a visitare la mostra di Marcus Parisini (fra i miei link segnalati c'è anche quello che lo riguarda) alla Galleria Dantesca, presso una delle più antiche librerie della città, Fògola. Siamo entrate timidamente e ancor più timidamente siamo salite, tramite una ripida scaletta di legno, al piano superiore dov'era allestita la galleria. Le tavole del Parisini sono sempre dei veri capolavori per noi naturalisti che cerchiamo di cogliere nei suoi tratti, più o meno marcati, tutto ciò che la bestiola rappresentata vorrebbe comunicare. Gli occhi cristallini della lince, lo sguardo misterioso di un giovane lupo ma anche i rami di un pioppo che fanno a gara a chi sale più in alto. E' bravo e a sentir Chiara, che l' ha conosciuto personalmente, sa di esserlo: mi ha raccontato che un giorno, durante un viaggio in sua compagnia, gli ha mostrato i suoi bozzetti, anche Chiara è una disegnatrice naturalistica ancora poco conosciuta ma col tempo troverà sicuramente un bel po' di ammiratori , originale il suo commento sul muso di una piccola lontra: "Non è strabica". Disegnare gli animali è difficile e non tutti ne sono capaci, quindi due occhi proporzionati e ben distanziati, capaci di trasmettere qualcosa, sono sicuramente un elemento importante nella valutazione complessiva di un opera. Due piccole salette con disegni e libri antichi, preziosi, dalle pagine ingiallite, quattro chiacchiere e due risate, una bellissima atmosfera ! Il pensiero di Parisini: "Scegliere di ritrarre animali risiede nella mia visione etica del mondo e nella mia conseguente scelta di vita, ovvero abbandonare la città per vivere in montagna, quindi ritornare alla terra.Da ormai 16 anni vivo in una borgata semi abbandonata a quasi 1300 metri di altitudine, in compagnia di mia moglie e dei miei tre figli, allevando un cavallo, delle capre, alcuni alveari, curando un orto e naturalmente disegnando.Oggi chiunque abbia gli occhi per vedere e cuore per sentire è convinto che bisogna inserire nelle problematiche che soffocano il mondo, un nuovo senso di meraviglia, una nuova spiritualità, il coraggio di sognare, vivere per l'utopia, utopia di un mondo più semplice e naturale". Ieri pomeriggio mi sono persa nello sguardo di quel lupo, nella lucentezza delle sue pupille, nel mistero dei suoi pensieri ed è sempre così: quando guardo un animale negli occhi, su un foglio o nella realtà, mi perdo nel fascino e nella meraviglia della sua inspiegabile perfezione e bellezza, quell' incredibile trasparenza che nello sguardo di chi mi circonda ahimè diventa sempre più difficile trovare.

28/06/1948

Amor che mi ridesti,
e nel sole e nel vento,
nel mar ti manifesti
soave e violento;
Amore, amor furioso
della mia giovinezza
tocco voluttuoso
di una sola carezza
perchè mai non mi rendi
delle mie voglie il coro?
Perchè non mi riaccendi
nel tuo vortice d'oro?
Sempre finchè non torni
Dio solo a contemplare;
fino alla fin dei giorni
ti voglio, Amore, amare !

21 novembre, 2008

Una folata di vento

Distratta non lo vuoi ascoltare, richiama la tua attenzione sbattendo forte contro la finestra ma non riesce nel suo intento, si intrufola allora attraverso gli spifferi e ti raggiunge ovunque tu sia, ti scosta i capelli dal viso, bacia dolcemente il collo e sussurra qualcosa all' orecchio, non è un sibilo per te che ormai lo conosci bene perchè hai imparato ad ascoltarlo. Non è cattivo ma neanche buono come vorresti, lui è sincero e ti suggerisce ciò che altrimenti da sola non capiresti. E così all' improvviso cambia dinuovo tutto, il calore dell' illusione in quella piccola stanza scompare e torna con lui tutto ciò che già c'era: niente. Scende la sera e tu resti sola in sua compagnia, sarà lui che ti accompagnerà a casa, lui che ti ripeterà la sua cantilena fino a quando raffredderà il tuo cuore. E' in missione e stasera non sussurra ma urla ed è inutile tenere appoggiate le tue mani sulle orecchie perchè tu lo devi ascoltare. Esci dal lavoro avvolta in una spessa sciarpa di lana, ti stringi nel tuo striminzito cappottino e imprigionata in un vortice di foglie secche lo lasci raccontare, gli permetti di smorzare l' entusiasmo, di farti sentire la sciocca che si crede speciale e ti riporta con i piedi per terra perchè sei troppo pesante per riuscire a farti volare.

19 novembre, 2008

Nicole est arrivèe












Je vous souhaite mes meilleurs voeux pour la naissance de votre petite chèrie Nicole: bienvenüe parmi nous!

16 novembre, 2008

Mamma mia...

A volte è esattamente quello che ci vuole per concludere in bellezza la settimana: un film spensierato, romantico, semplice ed un boiler di pop-corn caramellati per rendere il tutto ancor più dolce. Mamma mia! Romantica la storia di Donna (una sempre bravissima Meryl Streep) che su una sperduta isoletta greca, circondata soltanto da un mare verde smeraldo, conduce una piccola pensione piuttosto fatiscente in compagnia di simpatici personaggi tipici del luogo e della figlia avuta 20 anni prima, ai tempi dei "figli dei fiori". I dubbi sulla paternità di Sophie sono il filo conduttore di una trama che scivola sulle note di una vivace colonna sonora, gli Abba. Non ci crederete ma alla fine nella sala 5 dell' Ideal tutti cantavano e ballavano, dalla famosa "Dancing queen" a "Mamma mia" passando per una romantica e struggente "The winner takes it all". Eravamo in tanti, di tutte le età: i quindicenni ridevano, i trentenni sognavano, i sessantenni ricordavano "Eravamo proprio spensierati..." e tutti, ugualmente eccitati, cantavamo. Incredibile, un' atmosfera unica. Io, va bè, sono riuscita anche a commuovermi per la complicità del rapporto tra madre e figlia e per un amore rimasto in standby per ben vent'anni. E' stato davvero divertente e infondo infondo...come avrei voluto vivere in quell' epoca! Gonnellone multicolori e fiori ovunque anche tra i capelli, camminare scalza e libera, con grandi sogni in un sempre troppo piccolo cassetto, portando ovunque il famoso messaggio "Peace and love" attenta solo a ciò che comanda il cuore.

Comunicare,ricordare,pretendere

Week-end "movimentato" come del resto lo è stata un po' tutta questa settimana che mi ha vista altrove, distante, agitata. Nessun evento particolarmente rilevante, nessuno spunto interessante tanto da indurmi a scrivere qui, almeno fino a ieri e così rieccomi ad elucubrare tra un "ma" e un "se".
Comunicare: Sul tram io e mia madre, come ogni sabato mattina, dirette verso il centro città per una deliziosa colazione in un piccolo bar, tortina calda di pasta sfoglia con crema e mele accompagnata dal miglior marocchino che si possa gustare qui a Torino, tra una parola e l' altra un anziano signore perde l' equilibrio e ahimè riesce a non cadere solo aggrampandosi alla sottoscritta e stringendole forte la mano senza però, subito dopo, lasciarla andare "Le ho fatto molto male signorina?" rispondo con un sorriso e un "Ma si figuri". Poco prima di scendere, in attesa della fermata, l' anziano signore sulla settantina mi si avvicina nuovamente e mi chiede la possibilità di scambiare due parole, non ci sarebbero stati problemi ma ahimè con la frase "Quello che è successo tra di noi prima è significativo..." ho capito, nonostante mi fossi svegliata da poco, che il suo atteggiamento era molto lontano da quello di un nonno che si rivolge ad una sconosciuta nipote e così ho cercato di defilarmi con educazione. L'età, il ricordo di mio nonno della sua malattia e delle sue mille incoerenze nonchè il grande imbarazzo mi hanno impedito di reagire come è mio solito fare in questo tipo di circostanze e cioè con una spinta decisa e un sonoro "Ma vai a quel paese!". Ho provato pena e non rabbia nei confronti di quell' individuo tanto da riuscire ad arrestare ciò che gli avrei comunicato se avesse avuto anche soltanto 10 anni di meno e questo proprio soltanto per la sua età avanzata. Ho gestito al meglio la mia impulsività.
Ricordare: Ahimè nuovamente grazie a Facebook ho vissuto un altro tuffo nei ricordi. Alle 17 davanti alla Consolata ho aspettato trepidante l' arrivo di Federica e ho ripercorso nell' attesa tutto ciò che con lei ho condiviso 10 anni fa e di cui anche qui ho già parlato: l' università, il volontariato in canile, le notti in discoteca a parlare più che a ballare. Ed ecco un bicicletta gialla con un grosso girasole attorcigliato al manubrio, una sciarpa verde con dei fiorelloni viola cuciti sopra qua e là, tanti riccioli rossi spettinati scostasti dal viso grazie ad una mollettina blu ed alla fine un sorriso spontaneo, pieno di gioia, radioso, il sorriso dell' amica persa lungo il mio cammino. Ci siamo abbracciate forte e una volta parcheggiata la bici sgangherata ci siamo sedute davanti ad una tazza di tè caldo a sorseggiare tutto ciò che ci eravamo perse di una e dell' altra. L' emozione più grande è stata sicuramente il ritrovare in noi quello che già allora ci univa e che gli anni non erano riusciti a cancellare. L'ho ritrovata, lei ha ritrovato me e adesso nessuna di noi due intende perdersi nuovamente, stupidamente.
Pretendere: A dir la verità il mio sabato mattina non è incominciato sul tram. In portineria è arrivato Black, il piccolo Black. Abbiamo fatto amicizia e con due carezze ci siamo presentati,due occhioni marroni profondi, il pelo ancora lucidissimo, un musetto appuntito e tremendamente spaventato. Il tempo di gioire per la novità e per il suo arrivo nel condominio ma un po' anche nelle nostre vite di tutti i giorni e già mi ritrovavo trafelata a rincorrerlo in mezzo alle vie trafficate del quartiere. Non ricordo di aver corso mai così tanto, con il cuore che credevo abbandonasse il mio petto e con un' agilità che normalmente non mi appartiene. E' scappato, l' ho rincorso in mezzo al traffico ed all' indifferenza della gente, spero torni ma non lo si può pretendere visto che fino a ieri giocava libero in mezzo al verde. Da un gairdino ai 40 mq scarsi del locale portineria. Ora il cancello è aperto e ci si aspetta che quel musetto spunti da un momento all' altro, magari da dietro un' auto parcheggiata lungo il viale.
Ecco che con tre parole ho raccontato la mia giornata: tre parole che significano molto, almeno per me, che non riesco a non comunicare neanche se me lo impongo, neanche se fingo di essere fredda ed assente dinanzi a chi in qualche modo mi ha ferito, io che penso arrabbiata che è proprio dove finisce la comunicazione che inizia l' idifferenza, la peggior vendetta se mi si vuol far del male. Dei ricordi poi non posso fare a meno anche quando lo vorrei intensamente, anzi ho addirittura la pretesa che questi vengano condivisi. Comunicare un ricordo e pretendere di riviverlo insieme, come se nulla nel frattempo fosse accaduto.

15 novembre, 2008

La memoria

18. 27. La donna che perse la dracma e la cercò con la lucerna, non l'avrebbe trovata, se non ne avesse avuto il ricordo. Trovandola, come avrebbe saputo che era la sua dracma, se non ne avesse avuto il ricordo? Molti oggetti ricordo di aver perso anch'io, cercato e trovato; e so pure che, mentre ne cercavo qualcuno, se mi si chiedeva: "È forse questo?", "È forse quello?", continuavo a rispondere di no, finché mi veniva presentato quello che cercavo. Se non avessi avuto il ricordo di quale era, quand'anche mi fosse stato presentato, non l'avrei ritrovato, poiché non l'avrei riconosciuto. Avviene sempre così, ogni volta che perdiamo e cerchiamo e troviamo qualcosa. Se mai qualcosa, ad esempio un qualsiasi oggetto visibile, scompare dai nostri occhi, ma non dalla nostra memoria, la sua immagine si conserva dentro di noi, e noi cerchiamo finché sia restituito alla nostra vista. Trovatolo, lo riconosciamo in base all'immagine interiore, né diremmo di aver trovato l'oggetto scomparso, se non lo riconoscessimo, né potremmo riconoscerlo, se non lo ricordassimo. L'oggetto era perduto, sì, per gli occhi, ma conservato dalla memoria.
(Sant'Agostino, Le confessioni)

08 novembre, 2008

VENDESI

Statisticamente gli agenti immobiliari, soprattutto quelli delle grandi e famose agenzie, al giorno d' oggi, sono un po' tutti uguali: si presentano agli appuntamenti in doppio petto, le scarpe che sembrano di due misure più lunghe, sarà per colpa delle punte, grossi nodi alle cravatte dai colori sgargianti, arrivano sempre trafelati con la loro cartellina sotto il braccio e un bel sorriso stampato sul volto, ti tendono la mano prima ancora di riuscirtela a stringere. Le donne non sono poi così diverse, al posto del nodo alla cravatta le contraddistingue la minigonna, spesso vertiginosa, o il tacco da almeno 10 cm. Pieni di speranze, con il desiderio nel cuore di trovare un comodo e caldo nido ci si affida a loro, intermediari del futuro. "Lo stabile è silenzioso e ben abitato, l'ascensore funziona benissimo, non ci sono in programma lavori di manutenzione straordinaria e l' appartamento è un vero affare !" e allora...vediamolo.Spazioso, luminoso, i pavimenti lucidi, bella l' esposizione, ampie le camere. Ma non tutto quello che sembra è. Ultimamente ho visitato dimore lussuose, eleganti, li ho visitate ed acquistate, tutto sembrava davvero perfetto ma poi, vivendoci per un po', ho scoperto quello che gli agenti immobiliari mi avevano taciuto con un silenzio piuttosto che una sincera confessione. Rosoni su soffitti dalle crepe evidenti, parquets graffiati in profondità, macchie di umidità dietro a grandi e dorate specchiere, balconi dalle ringhiere vecchie ed arrugginite, eppure tutto era così ricco, sfarzoso ed ideale. Traslochi con l' entusiasmo di aver finalmente trovato qualcosa di affascinante ed unico, comodo e tranquillo, i primi giorni ti senti un intimidito ospite ma poi prendi confidenza con ogni particolare che ti circonda. Rincasi la sera felice, ti accoccoli sul divano e non ti lasci distrarre dal fetore di muffa che fingi di non sentire, rapito da tanto calore. Colori le pareti, cerchi di stuccare le crepe e sui parquet stendi preziosi tappeti su cui fare l' amore. Ma forse tutto questo non basta. Ti illudi, del resto è quello che riesci a fare meglio e nonostante tu non riesca più a sentirti a casa, non ti decidi a vendere. La delusione si fa meno dolorosa quando capisci che forse anche una piccola mansarda alla fine ti potrebbe bastare, una mansarda disabitata, trascurata, mai presa in seria considerazione, da restaurare, curare ed amare. Non serve che nessuno elogi le sue qualità perchè sei in grado di scoprirle da solo e di rischiare dinuovo ma anche di sperare come speri ancora che la lussuosa dimora torni al suo splendore, che da quella finestra dai vetri cattedrale torni a filtrare il sole, quel sole così caldo da riuscire a scaldarti anche nelle giornate più fredde. Insomma io non rinuncio mai anche quando forse dovrei e così ho un' infinità di chiavi per altrettante case mai realmente disabitate.Morale della favola: le persone sono case e come queste, per sentirsi bene davvero, vanno intensamente vissute.

04 novembre, 2008

Maggiociondolo e Betulla

Quando qualcosa o qualcuno mi appassionano nel profondo, anche solo per un gesto, una parola, un sussurro, io, entusiasta, mi infervoro, scorre in me clorofilla allo stato puro, resuscita la fatina verde dell' assenzio, insomma mi germoglia l' anima. Io sono fatta così, mi lascio trascinare dalle emozioni e non mi stancherò mai di esibire questa mia "etichetta" che orgogliosa tengo incollata al mio petto: "passionale". Il termine può assumere un' infinità di significati a seconda delle circostanze, in questo caso, è il risultato di una scoperta: sto leggendo con passione un libro, un piccolo volumetto di circa un centinaio di pagine dalla copertina blu, l' autore è Mauro Corona, di cui ho già riportato in passato qualche verso, il titolo "Le voci del bosco". La mia lettura è fluente ma discontinua perchè, come sono solita fare, con la matita sottolineo passaggi significativi, che mi impongo di ricordare e che spesso torno volutamente a rileggere, ecco allora che stasera mi sono interrotta ed ho pensato "devo riportare tutto questo da qualche parte" ed allora ecco fedelmente quanto segue: "Nella concretezza risiede la nobiltà del maggiociondolo.E' come l'amico fedele che rimane nell'ombra ma è pronto a intervenire in caso di bisogno. Di lui ti puoi fidare. Disponibile al sacrificio, è un legno speciale anche per la stufa e produce un fuoco gagliardo, di un bianco incandescente che riscalda l'anima prima ancora del corpo. E' un generoso, e quamdo stai scivolando non si comporta come la muga traditrice, ma ti sostiene e ti incoraggia. Non ha bisogno di affetti nè li vuole. Non dipende da nessuno e affronta la vita schivo e riservato. Non disprezza l' amore ma neppure lo cerca. Una betulla innamorata di un maggiociondolo attendeva che il vento la piegasse per andarlo a baciare, ma, per quanto il vento soffiasse forte, le mancavano sempre quei pochi centimetri per giungere al bacio agognato. In attesa dell' evento impossibile, la betulla gli parlava senza speranza. Fu il Vajont che li unì. Strappati e trascinati via dall' acqua, si toccarono per un breve istante. Così, prima di morire, anche il maggiociondolo ebbe un po' d'amore, mentre dalle rive sparivano gli altri alberi e la gente, la gioia di vivere, tutto quello che ci aveva fatto sperare in un futuro migliore".

Più lo mandi giù e più...

Domenica pomeriggio è entrata a far parte dell' arredamento del mio piccolo e modesto appartamentino la famosa, compatta, colorata macchinetta per il caffè "Nespresso". Il mio maritino ha approfittato di un momento di distrazione da shopping pre-natalizio e così con un "amore è un affarone" mi ha convinta, il tempo di un "si, si..." e ta tan avevamo adottato il marchingenio tanto in voga. Non ho ancora capito esattamente quanto ci sia costata, so che abbiamo ricevuto un buono da spendere alla Rinascente, un quantitativo assurdo di cialdine multicolor ma George Clooney nella scatola non c'era. Felice come un bambino davanti ad una maxi torta al cioccolato, ho visto Ste con il sorriso negli occhi per quell' acquisto così improvviso e così l'ho assecondato un po'. Non ci crederete ma per preparare il caffè si alza dal letto persino prima che suoni la sveglia, meticoloso com'è, sceglie con cura l' aroma, posiziona le tazzine e schiaccia il pulsante d' accensione, in un attimo il caffè è pronto. "Simooo, il caffè..." ehm ehm, mi avvicino ma ahimè lentamente con fare svogliato, cerco di fingere ma ormai mi ha scoperta da quell' oggetto esce una bevanda acquosa che non ha niente a che vedere con il buon caffè forte ed inebriante che borbottava nella caffettiera fino a qualche giorno fa. Mi fa sempre notare la schiuma che nasconde la brodaglia, annusare l' aroma pressochè inesistente e così da lunedì iniziano le mie giornate. Profetizza convinto che sia una questione di utilizzo e cialde ma alla fine so come andrà: lui schiaccerà il suo pulsantino e io mi sveglierò lentamente aspettando che la mia piccola moka da due tazze, sul fornello, compia il suo dovere.

02 novembre, 2008

Ieri, 1° novembre

Non sono un' assidua frequentatrice di cimiteri nè credo di trovare lì le persone care che mi hanno lasciata e quindi ci vado molto di rado, so con certezza che loro sono altrove e che mai avrebbero deciso di trascorrere l' "eternità" in posti spesso lugubri e freddi. Lapidi grigie e campi incolti, ieri vasi di fiori dalle dimensioni esagerate o mazzi di orchidee che dureranno non più di due o tre giorni e domani magari neanche un bocciolo di rosa. C'è chi non aspetta altro che questa triste ricorrenza per portare omaggio ad una tomba e chi, ancora devastato dal dolore per la perdita, tutti i giorni ci si siede dinnanzi: contempla, aspetta, piange. Da bambina accompagnavo mio padre e, sembrerà macabro e fuori luogo, quando mi portava con sè al cimitero Parco era persino divertente. Niente di più che un immenso prato verde con tanti alberi secolari e, se eri fortunato e silenzioso, potevi addirittura scorgere, saltellanti tra le lapidi, vispi scoiattoli e leprotti. Al cimitero monumentale invece bellissime statue dallo sguardo assente che volge altrove, tombe di famiglia dalle dimensioni esagerate, vecchie foto di volti neppure sorridenti, nell' aria odore di muffa e umidità. Che cosa c'è in un cimitero? Ahimè, nulla, solo la speranza di ritrovarvi qualcosa di ancora tangibile, la convinzione di aver compiuto una buona azione andandoci, in certi casi persino il vanto di aver abbellito la propria tomba meglio di quella del vicino. Io al cimitero non ci trovo davvero più nulla a parte le lacrime per uno, cento, mille ricordi. La scelta delle fotografie poi, in alcuni casi, davvero non la comprendo: non esporrei le foto più recenti prima della scomparsa quanto piuttosto quelle di un bel ricordo, il click di un sorriso, di una bella emozione. Ecco allora le foto che avrei scelto per i miei nonni ed i miei prozii: Michele e Matilde su un albero, fidanzatini durante la guerra nel 1940 a raccogliere ciliege e comunque pronti a rifugiarsi se suonava la sirena, in una Rivalta Bormida sotto i bombardamenti e nonostante questo felici del loro amore così semplice e genuino, Eugenia e Virgilio, ufficiale al fronte, su una panchina del Valentino, abbracciati a scaldarsi l' uno vicino all' altra in un freddo pomeriggio d' autunno. Loro ora sono così e per me lo saranno per sempre, sono tornati giovani e belli, innamorati e felici non con tutte quelle rughe e gli sguardi così assenti, i nonni ancora raccolgono ciliege dove è sempre Primavera e Virgilio non lascerà Eugenia perchè la guerra è finita e lì non ce ne saranno altre.

29 ottobre, 2008

4 personaggi in cerca...

Alla fine siamo poi solo in quattro, in alcuni ci si ritrova in molti di più, noi qui siamo in quattro. La domanda a cui, per ora, solo io so fornire un' adeguata risposta, s' insinua già tra le due righe di questo mio folle scritto: "Cosa vorrà dire?" ma soprattutto "Perchè?". Un attimo di pazienza cari eventuali lettori...Ecco, adesso che anche colei che si fa sempre aspettare, è tra noi, sul palco, accendete pure i riflettori perchè ci si presenta. Quattro, quattro come le sillabe del mio buffo pseudonimo: Clo, Ro, Phil, La. "Dai fatti avanti, tocca a te, nessuno ha mai cominciato nulla dalla fine", nessuno a parte me. Clo: ben educata, razionale, sicura di , si impegna per arrivare soddisfatta alla fine della giornata, delle quattro è quella che dispensa consigli, che polemizza sui fatti di cronaca, che l' ultima parola dev'essere sempre la sua, si sente forte e non si lascia intimorire dalle critiche perchè sa distinguere quelle costruttive da quelle no. Ha lo sguardo austero, freddo e distante, le piace starsene per i fatti suoi e non condividere le emozioni ma piuttosto farne scorta e, a volte, dimenticarle infondo ad un cassetto come un paio di collant. E' una persona su cui si può fare affidamento, una persona a volte logorroica, che per difendere una giusta causa si sente sempre nel bel mezzo di un processo, i nonni del resto le dicevano "Con la tua parlantina dovresti fare l' avvocato!". Non parla mai a sproposito piuttosto se ne sta zitta e lavora, lavora senza stancarsi anche solo per il puro piacere di farlo. Viaggia parecchio e per questo, ultimamente, la si incontra di rado, ma noi sappiamo che c'è. Non ruba mai la scena a nessuno, cura la sua immagine ma non ne è schiava, poco vanitosa, si veste in maniera semplice ma curata. Ro: il divertimento preferito quando era ragazzina quello di fare a cazzotti con suo padre, un maschiaccio, l' assenza di femminilità in persona, non conosce la parola "delicatezza", jeans e scarpe da ginnastica in estate, jeans ed anfibi in inverno. Ride a crepapelle anche per delle stupidaggini non curandosi troppo dell' espressione sciocca, mangia senza pensare ai chili di troppo, affonda le dita nella nutella come una vera signora e se le ciuccia golosamente. Ancor oggi tira calci e pugni a poveri malcapitati, per gioco sì, ma alla fine le botte sono botte. I suoi cassetti non hanno nulla di sensato come del resto gli armadi, tutto è dove capita e solo lei sa trovare quel che cerca, se le si vuol fare un dispetto si crea ordine nel suo infinito disordine. E' la presenza divertente, solare, del resto il suo sorriso che non ci abbandona mai. Phil: ed ecco lacrima facile, 'na palla, a volte inutile, ma c'è anche lei e quindi sono obbligata a presentarvela. Amore fa sempre rima con cuore, adora leggere gli aforismi riportati all' inizio dei libri, a volte impararli a memoria e riportarli fedelmente un po' dove le capita, poi magari il libro manco lo legge ma l' aforisma non le sfugge mai. Ondeggia e galleggia in un mare di "ma" e "se", vive spesso di ricordi che volutamente conserva per farsi un bel pianto, si arrende alle emozioni, in lei non esiste un briciolo di razionalità. Sguardo languido e cuore agitato. Per un amico si taglierebbe una mano, a volte pensiamo che cerchi di soffrire a tutti i costi, un po' ci si perde nei suoi silenzi inaspettati. Invadente, a volte opprimente, non rinuncia neppure di fronte alla più evidente delle sconfitte. Involontariamente gioca a fare la vittima, ahimè noi sappiamo però che per lei questo non è affatto un gioco. Spesso parlotta tra e , nascondendosi sotto lo sciarpone di lana che l' avvolge in queste ormai fredde mattine d'autunno. "Tocca a te!Ti muovi?Non posso star qui ad aspettarti tutta le sera, ho altro da fare, altro da leggere, altro da raccontare" ecco La. Assurda, insensata, fuori luogo, dice tutto quello che le passa per la testa, non ha filtro bocca cuore, impudente, provocatoria, l' avvolge una nuvola dolciastra che sa di vaniglia bourbon, delle quattro è decisamente la meno seria. Si lascia andare all' istinto, in qualsiasi situazione, lei non pensa agisce, cerca nonostante le poche doti fisiche (ha una scarsissima terza di reggiseno e una taglia 44 abbondante) di essere carina puntando tutto su occhi e capelli, poi il resto un po' lo si aggiusta. Lei è così come la si vede, non recita una parte, semplicemente si abbandona alle passioni anche se pericolose, fuori luogo e assolutamente inaspettate. Gioca con la vita che va spremuta e bevuta tutta d'un fiato senza lasciare nulla di intentato. Sbadiglia se annoiata, arrossisce sorridendo se eccitata. Le piace credersi "unica" e "speciale" anche quando proprio non lo è. Noi siamo in quattro, alcuni ci odiano, altri ci amano, noi siamo in quattro e voi?

27 ottobre, 2008

Manuale d' istruzioni


AGITARE BENE PRIMA DELL' USO

1 Pensiero















Oggi non è stata una bella giornata, la nebbia, il freddo, 636 silenzioso ed immobile se ne stava lì e non si guardava neanche intorno, rassegnato, sembrava addirittura che i suoi rami fossero stanchi, la piccioncina bianca chissà dove si sarà rifugiata, sul cornicione della casa difronte infatti restano soltanto i suoi amici che ahimè son tutti grigi, vittime del polveroso smog e della noia. L' uomo di terracotta non mi ha degnata di uno sguardo, anche stasera è tristemente pensieroso ed io lo sono con lui.

26 ottobre, 2008

Adesso lo so

"So esattamente cosa significa e così, adesso, starò...peggio."

"Fragile paccottiglia"

Un trasloco è riscoprire in una vecchia credenza un piattino orribile dai colori improponibili che date le dimensioni non servirà mai a nulla ma che essendo un regalo di una nonna che non c'è più o di una zia che l' ha sempre conservato come una reliquia, diventa prezioso e non può certo essere eliminato. Vecchie bomboniere senza più confetti accanto a preziose tazzine in fine porcellana, caramelle di vetro soffiato blu cobalto...Scatoloni e fogli di giornale. E' difficile riuscire a distinguere cosa valga veramente la pena di essere conservato e quindi portato con sè da quello che invece non serve più o mai è servito e quindi lo si può facilmente eliminare. Io che sono sempre in balia dei ricordi trovo un brandello di foglio di giornale in cui avvolgere disordinatamente anche il piattino più inutile trovandolo di una bellezza unica nel suo genere per un qualcosa che probabilmente vedo solo io. Mi sono chiesta assemblando polverosi scatoloni se fosse più doloroso dimenticare o essere dimenticati, eliminare o essere eliminati. Le persone si dividono anche in base a queste due categorie un po' come le scritte sul cartone "Cose preziose", "Paccottiglia". Alla fine a volte ci si porta appresso anche la paccottiglia che, per brutta ed inutile che sia, un tempo forse, in un passato remoto, a qualcosa è servita rivelandosi preziosa: chissà magari proprio su quel piattino qualcuno ha appoggiato una tazzina di caffè caldo, profumato ed inebriante, dall' aroma forte con al fianco un piccolo cioccolatino fondente, un caffè da bersi in una pausa e a cui non si riesce a dire di no ed in tutto questo che cosa c'è di così brutto ed inutile? "Fragile paccottiglia".

636

E' una bellissima mattina d' autunno, il sole è caldo, in cielo neanche una nuvola, gli alberi sotto casa sorridono parlottando tra loro del più e del meno. Il "636" è il più casinista del viale, ha le foglie scomposte e i rami disordinati, non riesce a sistemare la chioma ribelle neanche con l' aiuto del vento e all' una di notte, se lo sai ascoltare, lo trovi ancora lì che si guarda intorno alla ricerca di qualcosa o di qualcuno che gli presti attenzione. Ieri, rincasando, l' ho sentito interrogare un lampione dirimpettaio scambiandolo probabilmente per una lucciola solo un po' di più brillante. Ho alzato gli occhi e gli ho bisbigliato "ma tu non dormi mai?" come risposta ha fatto cadere una foglia. Certo i lampioni come gli alberi ne vedono di cose...E stamattina all'alba, quando mi sono affacciata alla finestra, era già lì, il chiacchierone, che si agitava sgranchiendo i rami come ossa. Il nostro rapporto è una sorta di "amore-odio": per certi versi siamo molto simili perchè ad entrambi piace ritrovarci al centro dell' attenzione avendo sempre qualcosa anche di poco importante da dire, per altri non lo sopporto e chiedo a lui il silenzio e la quiete che non riesco infondo a ritrovare in me. Credo ci leghi comunque una bella amicizia e mai smetterò, passandogli accanto, di lasciargli una mia carezza ed un mio sorriso.

24 ottobre, 2008

Scivolando sulle parole

Stasera non so esattamente cosa nè come lo scriverò, non so neppure se ancora ci sarà qualcosa da scrivere, qualcosa da comunicare, qualcosa da rendere pubblico, io stasera mi sono persa. Una pagina bianca su cui riportare la rabbia, l' emozione, l' incomprensione, tutto ciò che ci si sputa addosso e ciò che invece muore dentro. La stupidità di un' illusione che va a sbattere contro un muro di indifferenza. Quante lettere una in fila all' altra che tradotte non significano più niente, quante inutili parole. Scivolare e ahimè cadere...Alla fine sempre gli stessi giudizi, gli stessi rimproveri, gli stessi ricordi e l' amarezza nell' accorgersi che forse non c'è più nulla di bello da trattenere.
"In un tempo molto lontano, un Dio paziente e divertito ripara ai torti e ai piccoli errori del suo creato, ascolta le lamentele degli animali più deboli, esaudisce i desideri più buffi, si prodiga perchè non ci siano ingiustizie. Così il becco di un'aquila spietata si scontrerà contro la roccia e diventerà curvo; l'allocco stufo di essere richiesto della sua dottissima opinione riuscirà ad ottenere in dono un'espressione sciocca; il ghiro che soffre di malinconie invernali sarà omaggiato di un sonno profondo; la lucertola sempre acchiappata per la coda ne otterrà una fragile come cipria".

Gocce di resina

"La resina è il prodotto di un dolore, una lacrima che cola dall' albero ferito. Gocce dorate, gialle come miele, che non scappano via, non fuggono come l'acqua, non abbandonano l'albero. Rimangono incollate al tronco, per tenergli compagnia, per aiutarlo a resistere, a crescere ancora. I ricordi sono gocce di resina che sgorgano dalle ferite della vita." M. Corona

23 ottobre, 2008

Numeri

Finalmente ci siamo tolti un peso: a Catania stasera qualcuno ha vinto 100.000.000 di euro...Che risate! Per settimane e settimane ho sentito intorno a me persone pronunciare prima numeri e poi parole, cercare disperamente una ricevitoria a cui affidare la preziosa combinazione e sperare, già la speranza che non abbandona neppure se si continua a perdere. La mente umana mi stupisce giorno dopo giorno un po' di più, la mia poi non fa altro che giocarmi dei gran brutti scherzi ma questa è un' altra storia che scriverò presto. Tornado a vincitori e vinti ho provato la curiosità di partecipare anch'io a quello che da gioco si è tramutato ben presto, con l'aumentare del montepremi, in una sorta di moda e così "ho dato i numeri" (sai che novità): 16 giorno della mia nascita, 24 data ricorrente nella mia vita ed in quella della mia famiglia, 8 il mio numero preferito perchè tondo ed infinito, 7 il mese di luglio, 11 giorno del mio matrimonio, 4 che sta per 2004 un anno decisamente più fortunato di questo e, udite udite, ho sperato di non vincere. Genitori e suoceri allibiti, amici direi quasi schifati, marito rassegnato: sono sincera e non ho paura ad ammetterlo, ho giocato ma non per vincere. Alla domanda piuttosto banale posta a chiunque mi capitasse sotto tiro "Che cosa ne faresti di una somma del genere?" mi sono più volte sentita rispondere: viaggi da persone a cui non piace viaggiare, case più spaziose da chi ha già case spaziose, la beneficienza che comunque si può fare anche con somme più ridotte un po' per volta ma costantemente, ben accetti i "non lo so" ed "andrei in confusione". Domani al telegiornale si biaschicheranno frasi perbeniste nella speranza che la vincita sia ora ben riposta, nelle mani di chi saprà farne buon uso e si ricordi di tutti coloro che ha intorno e io potrò smetterla di sperare al contrario. Che rimanga tra noi, se avessi vinto cosa avrei fatto? Avrei costruito un canile come un hotel 5 stelle, mi sarei comprata un nuovo pc con i tasti che non sprofondano nella tastiera, avrei aperto una latteria dall' insegna rosa "Mu" e se si può fantasticare lo si fa in grande, avrei chiesto a tutti coloro a cui voglio bene, anche quelli che lo ignorano, di esprimere un desiderio o forse anche 3 come il genietto della lampada !

Ali di carta

Si è infilata da uno spiraglio di luce, sicura di sè ha sbattuto forte le ali di carta velina, leggera e leggiadra ha attraversato il corridoio, si è avvicinata e mi ha bisbigliato qualcosa, andavo di fretta e non avevo certo tempo per darle retta eppure lei insistentemente cercava ancora di attirare la mia attenzione, le ho splancato la finestra ma non ha voluto volar via, affannosamente, come se fosse portatrice di un messaggio..."Sii felice e rasserena mente e cuore"...Clorophilla parla con le farfalle. (Per il puro piacere di scrivere).

20 ottobre, 2008

Dalla A alla Z

Assolutamente
Bellissimo
Capire
Dove
Eternamente
Fiorisca
Gioia.
Ho
In
Laboratorio
Memorie
Nascoste
Occultate
Pazientemente
Quando
Raccontavo
Sospirando
Tutta
Una
Vita.
Zittisco...

17 ottobre, 2008

Novembre, 2019

« Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginare. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo...come lacrime nella pioggia. È tempo... di morire. ». Fino a due ore fa non sapevo neppure quale argomento trattasse, conoscevo il finale ma assolutamente ignoravo l' inizio, l' unico attore che ricordavo nel cast un giovane ed affascinante Harrison Ford e una presenza biondo platino dal viso piuttosto inquietante e uno sguardo glaciale. Un venerdì sera dedicato a quel film che "Simo ma non puoi non aver visto Blade runner...", in quanti me l' hanno detto, non ultimo Ste e così ho rimandato la voglia di scrivere e mi sono immersa nella mia "prima visione". Los Angeles, november 2019. Assolutamente geniale, persino attuale, a tratti romantico. Un' immagine del futuro caotica, fredda, sporca e polverosa, trasandata. Non voglio raccontare il film nè cimentarmi in una critica che non avrei la capacità di elaborare, voglio solo annotare qui cosa mi ha lasciato, cosa mi ha trasmesso. Non siamo ancora nell' anno 2019 ma replicanti in giro se ne vedono eccome, per me sono tutti coloro che impettiti nelle loro striminzite "uniformi" affrontano la giornata senza un sospiro, senza stupore, senza sorpresa nè meraviglia, sanno cosa e come lo devono fare, sanno come inizia e persino come andrà a finire. Che riescano ad infilare qua e la un sentimento, non è richiesto nè così importante. Accidenti i replicanti del film si rivelavano, scivolando verso il finale, molto più "umani" di certi umani del 2008 e scusate il bisticcio di parole! Io mi guardo intorno e ultimamente vedo soprattutto indifferenza o meglio tanti, quasi tutti uguali, che percorrono una strada vicini ma mai così vicini da riuscire a sfiorarsi. Alla fine del film una frase che tutti coloro che l' hanno visto ricordano, adesso anch'io, pronunciata da un replicante, fa capire quanto siano i ricordi a rendere tutti deboli ed "umani". E' tardi, forse non ho colto il vero significato della preziosa pellicola, forse come sempre ho apprezzato più la storia d' amore che aveva un po' dell' impossibile che la caccia al replicante, forse i ricordi rendono anche me "noiosamente" umana.

15 ottobre, 2008

Sottosopra















Una strana visione del mondo ....
Chissà che visto sotto questa prospettiva non si riveli migliore...
http://upsidedowndogs.com/

13 ottobre, 2008

La cura

" Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via. Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai. Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore, dalle ossessioni delle tue manie. Supererò le correnti gravitazionali,lo spazio e la luce per non farti invecchiare. E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale,ed io, avrò cura di te.
Vagavo per i campi del Tennessee (come vi ero arrivato, chissà). Non hai fiori bianchi per me?Più veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare. Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza. Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza. I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi, la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi. Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto. Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono. Supererò le correnti gravitazionali,lo spazio e la luce per non farti invecchiare. Ti salverò da ogni malinconia, perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te...io sì, che avrò cura di te."

(Ascoltata oggi in radio, più che una canzone una dedica, una poesia, un' ode alla devozione, protezione, preoccupazione, attenzione, insomma alla "cura" di qualcun altro...)

10 ottobre, 2008

Il silenzio fa rumore

Vicino al mio ufficio c'è una scuola, una scuola colorata ma silenziosa: è una scuola per sordomuti. Stasera rientrando a casa mi sono imbattuta in qualcosa che mi ha fatto riflettere: un ragazzo e una ragazza davanti al portone litigavano, litigavano urlandosi chissà quali cattiverie ed insulti, tutto nel massimo silenzio. Comunicavano a gesti la loro rabbia e dalle loro labbra non uscivano parole ma solo e soltanto forti emozioni. Si comprendevano benissimo e non c'era alcun bisogno di urlare per farsi sentire da chi stava di fronte. Tutto intorno a loro creava frastuono: il pulmann, il carrozziere, anche solo il tacchettio delle mie scarpe eppure indisturbati loro erano soli, in compagnia del solo desiderio di chiarirsi abbattendo a loro modo la barriera del silenzio. A volte penso che le parole non servano poi così tanto, penso che forse più si parla e meno si dice, meno ci si riesce a far capire, penso che siamo circondati da mezzi di comunicazione avveneristici e ahimè riusciamo a mala pena ad usarlo il grande dono della parola. Li ho guardati e mi sono sentita travolta dalle loro non-parole comprensibili, in quel contesto, a chiunque. Litigavano straordinariamente bene...E noi che potremmo urlare cosa facciamo?Usiamo le mail, messanger, gli sms oppure improvvisamente smettiamo per qualche motivo di comunicare.
A volte anche lo scrivere diventa una prigione, o una punizione, il cercare di arrivare in fretta come le parole o i gesti e inevitabilmente ahimè non riuscirci più, l' essere costretti al silenzio in solitudine però. Stamattina in ufficio io e Roby eravamo barricate dietro ad un religioso silenzio: non volevo che a causa del mio nervosismo di ieri la settimana finisse così ed allora...una parola dopo l'altra, una risata dopo l'altra e tutto si è magicamente risolto. Una parola o un gesto, un qualcosa di reale, vivo, tangibile, una parola o un'attenzione che crei anche soltanto un filo conduttore, un trait d'union non necessariamente un ponte. Mi sono chiesta come sarà finita quella litigata così passionale e a suo modo "rumorosa" per il loro cuore: voglio immaginare che si saranno sicuramente guardati, abbracciati, toccati ed allora il silenzio sarà stato quello di un lungo e dolcissimo bacio, che inguaribile e sdolcinata romantica...Bleah!

08 ottobre, 2008

E tu che dolce sei?

Stasera riesco a scrivere scemenze di questo genere "La tarte-tatin non è un dolce bensì una filosofia di vita" riesco a scriverle e ahimè a pensarle. L' ultima fetta l' ho assaggiata all' Antica Bruschetteria Pautasso, vicino all' ufficio, durante un tranquillo pranzetto in buona compagnia. Forchettina alla mano l' ho gustata a piccoli bocconcini, dalla punta immersa nella panna liquida, ma neanche così tanto liquida, alla crosticina. Ben ripuliti piattino e forchettina, il voto finale sempre tanto atteso da chi ormai se lo aspetta perchè mi conosce bene: dal 5 al 6. Spiego i motivi dell 'insufficienza:
1) piattino freddo al tocco e io adoro, in questo periodo soprattutto, tutto ciò che è "caldo"
2) panna pressochè insapore, le mie papille gustative ricercavano affannosamente il gusto genuino del latte ma alla fine si sono tristemente rassegnate
3) la pasta sfoglia della base un tantino molliccia e forse poco cotta
4) le mele caramellate poco e non uniformemente
5) ho apprezzato l' aroma inebriante della vaniglia (all' inizio pensavo fosse il mio profumo e invece era lo zucchero vanigliato cosparso sopra le fettine ordinate).
Il mio è sempre un giudizio spietato! Potrei diventare degustatrice di tarte-tatin...
Credo che in ognuno di noi ci sia la ricetta di un dolce che ci ispira particolarmente o in cui ritrovare persino qualche aspetto del proprio carattere, penso che si debba chiudere gli occhi ed "assaggiarsi" alla ricerca dell' essenza, della genuinità di ciascun ingrediente. Tu che dolce sei? Un tiramisù che cerca il lato positivo di ogni cosa rimandando le difficoltà a domani o ignorandole immergendosi nel mascarpone piuttosto che nel caffè perchè si sa innervosisce?
O una banalissima panna cotta che alla fine del menù si ritrova sempre tra i dessert ma che si sa non cambia mai il suo sapore e ci si può abbinare qualsivoglia sciroppo lei resta sempre un dolce molliccio e viscido?
O una sacher dalla bellezza disarmante, semplice ma perfetta, senza sbavature all' esterno ma asciutta e nauseante una volta che si arriva alla marmellata?
O una crème brulé che sotto la crosta dura dello zucchero nasconde una crema dolce, soffice e amabile in cui è un piacere affondare il cucchiaino?
Il piattino è caldo, le mele sottili sono disposte ordinatamente su un altrettanto sottile strato di pasta sfoglia leggermente croccante, il caramello si posa delicatamente su di esse come se le volesse accarezzare e la panna liquida che sa di latte si infila timidamente tra una una fettina e l' altra, lo zucchero vanigliato è un piacere per l' olfatto. Come vorrei essere una tarte-tatin...

06 ottobre, 2008

Un caffè caldo caldo

Ieri ci siamo scritti per confermare il nostro "Carramba-appuntamento" frasi del tipo "metterò la camicia della festa" "io l'abito da cocktail ce l'ho in tintoria" e così oggi alle 14 ci siamo ritrovati davanti ad un bar qualsiasi vicino al mio ufficio dopo 12 lunghi anni. Gli ho sorriso mi ha sorriso ed abbiamo capito così che l' amicizia che ci legava a filo doppio un tempo, in tutti questi anni, forse non era poi così svanita solo si era in qualche modo trasformata. Lui era vistosamente più imbarazzato della sottoscritta. La mia vita in questo lungo periodo di silenzio gliel' ho riassunta in neanche 10 minuti: non ho finito l' università per tre esami di cui non ricordo neanche il nome, mi sono sposata, Cabì c'è ancora e sta bene, alle cene di classe non parteciperò mai, lui invece si è laureato, parte per Tokio come se dovesse andare a Moncalieri, vive da solo ed ha comprato una casa tutta sua e certe cose ancora riesce meglio a scriverle piuttosto che a dirle. Il tempo è volato tra un "mannaggia" e un "ma dai", tra un pettegolezzo sui nostri compagni di classe un po' snob e una risata senza quasi un perchè. Sono stata bene, credo infondo di non averlo ritrovato quanto piuttosto di non averlo mai realmente perso. Ho raccontato tutto ciò che ci siamo detti a Ste, Davide, il nostro amico comune, ad Ale, a mia madre, emozionata ho raccontato il nostro memorabile incontro. Mi ha cercata prima su Google e poi più volte su Facebook ed alla fine, quando non ci sperava più, mi ha trovata e questo mi ha fatto tanto tanto piacere. Adesso "mi piango addosso" per l' emozione e per la gioia, per la speranza che non passino altri 12 anni prima di rivederlo e con la gioia nel cuore gli dedico questo mio post.

05 ottobre, 2008

A Katiu

Qui quando incontri persone che pur non conoscendoti personalmente leggono ciò che scrivi e ti sono vicine lasciandoti proprio il commento che vorresti leggere è un po' come a casa, un po' come far parte di una grande famiglia, si condivide e stasera io condivido il dolore di Katiu per la perdita di Lola. Piangi Katiu, piangi perchè hai perso una presenza importante nella vita di tutti coloro che vedono in un cane un amico, un compagno di viaggio, piangi e sfogati e non badare a quelli che penseranno "era solo un cane" perchè non meritano di essere considerati. Lola ora non soffre più e sicuramente si augura che anche il tuo dolore passi presto lasciandoti solo il suo tenero ricordo. Siamo fortunati noi amici degli animali perchè amiamo un po' di più!
"Chi non ha mai posseduto un cane, non sa cosa significhi essere amato."
A. Schopenhauer

03 ottobre, 2008

Sto peggiorando

Sto peggiorando: l' ispirazione arriva sempre più frequentemente a quest' ora quando tutto si spegne, probabilmente anche il cervello. La settimana ha oscillato tra l' euforia di un gradito ritorno ed una gelosia assolutamente fuori luogo, tra il piacere di essere ricordata e lo sconforto di essere detestata e forse anche dimenticata, tra un' illusione ed una delusione, tra una carezza ed un pugno in pieno volto, tra il volere e il non potere dire tutto ciò che si sente. Per certi versi mi sono dovuta ricredere, Facebook mi ha permesso di ritrovare davvero due persone importanti del mio passato, ma che giustamente, come scrivono Calendula e Katiu, se sono del passato un motivo ci sarà. Lunedì berrò un caffè spero zuccherato con Aldo ed entro la fine di ottobre un assolutamente "verde" nella speranza di ritrovare l' amica che credevo di aver perso, Federica. Sono passati in entrambe i casi 12 anni e io tutto sommato non sono agitata imbarazzata solo curiosa e forse contenta. Ma io del resto mi emoziono per molto meno: oggi mi ha emozionato la complicità e l' affetto di due persone che mi conoscono solo per quello che scrivo e che mi difendono da un anonimo acido come lo yogurt oppure Gianna che vedendomi k.o. per il mal di gola e qualche linea di febbre mi ha consigliato andando a casa "Mi raccomando, prenditi la Tachipirina!". La parola che ho pronunciato più frequentemente "idiota" e quella che avrei voluto pronunciare "peccato" nel mezzo solo e soltanto "indifferenza". Qualcuno potrà ritenersi soddisfatto perchè sono tristemente consapevole, piegata da critiche e giudizi e nella testa rimbomba un infastidito "cosa vuoi?".

Pensieri al vento

Adesso si che è autunno: tutti attendono con ansia la riaccensione dei termosifoni, si ispessiscono i maglioni e le giacche, ci si avvolge in calde seppur ancor leggere sciarpone e le foglie canticchiano con le loro vocine roche sotto le suole delle nostre scarpe, dei nostri passi decisi per arrivare poi chissà dove. Soffia il vento e il sole timido impallidisce scaldandoci meno. Adoro l' autunno anche se mi mette un' assurda malinconia: adoro i suoi colori, le sue piogge inaspettate e violente, il profumo di funghi e caldarroste, la morbidezza di un marron glacé che lascia sulle labbra appiccicose tutta la dolcezza dello zucchero alla violetta. Stamattina andando in ufficio ho incrociato un vecchietto che parlottava da solo piuttosto arrabbiato, mi sono chiesta con chi ce l' avesse dato che a quell' ora nella via c' eravamo solo io, lui e un gatto nero, semplice con il vento, il vento che gli impediva di raccogliere le foglie secche davanti al portone di casa, più cercava di radunarle più loro scappavano volteggiando altrove, le rincorreva per costringerle in un piccolo sacchetto di plastica ahimè bucato. L' ho guardato e gli ho sorriso e tra e me ho pensato "le foglie sono fatte per volare" un po' come i pensieri che non c'è sacchetto che li possa contenere tutti.

01 ottobre, 2008

I ciliegi feriti

"Da bambino volevo guarire i ciliegi
quando rossi di frutti li credevo feriti
la salute per me li aveva lasciati
coi fiori di neve che avevan perduti.
Un sogno, fu un sogno ma non durò poco
per questo giurai che avrei fatto il dottore
e non per un dio ma nemmeno per gioco:
perché i ciliegi tornassero in fiore".

30 settembre, 2008

Miscellanea

Sottotitolo: "di tutto un po'". Idee, pensieri, risate della giornata, un minestrone di verdure tagliate grossolanamente ...
Ore 7,30: fa freddissimo anche sotto le coperte, cerco Ste ma forse è morto, rigido dalla sua parte del letto è freddo pure lui, ci vuole subito una doccia calda e un caffè forte!
Ore 8,00: tenetemi lontano Torlontano l'opinionista del Tg5 dalla bruttezza disarmante, viso pallido, orecchie paraboliche, come iniziare male la giornata.
Ore 8,10: "Ciao amore!" bacio veloce, devo correre in ufficio, per la cronaca indosso la mia giacchetta di panno verde calda e un po' militaresca e mi avvolgo nella sciarpona nera per proteggere la gola che risente sempre dei cambiamenti climatici, soprattutto di quelli autunnali.
Ore 8,20: due giri di chiave e sono in gabbia, un buongiorno all' Arch. e via all' operazione sollevamento tapparelle, poco dopo arrivano Giannetta ed il Geo.
Ore 10,00: secondo caffè.
Ore 11,30: dopo il mio lavoro d' ufficio parto in trasferta alla volta dell' Uniriscossioni.
Ore 13,00: finalmente sono a casa e mi sembra strano ritrovarmi a pranzare con tutta la mia famiglia, noi quattro io, papà, mamma e Ale con in braccio il piccolo grande Giacu, se non fosse per lui non sarebbe cambiato niente da quattro anni a questa parte, io che parlo a raffica, Cabì che si arrampica sul tavolo alla ricerca di qualcosa da mangiare, mamma che passa dalla cucina al tinello stanca ma serena, che boccata d' aria, che atmosfera, che tranquillità: la mia bella famiglia!
Ore 14,00: è già ora di andare ma prima porto a passeggio Cabì che puntuale scondinzola davanti alla porta e mi aspetta.
Ore 14,30: sono dinuovo in ufficio e riprendo il lavoro tralasciato al mattino interrotta ogni tanto da un pensiero confuso, un ricordo preciso, una nostalgia che mi rende acida e persino cattiva. Mi chiedo se sia possibile che non arrivi proprio niente partendo da me così tanto, ancora non riesco ad abituarmi al cambiamento.
Ore 17,00: sono agitata e nervosa chissà poi perchè.
Ore 18,30: devo andare alla posta apposta, tre raccomandate importanti devono assolutamente partire prima di domani (cioè vista l'ora, di oggi).
Ore 18,45: 5 persone prima del mio turno, paziento, mi guardo intorno e mi consolo alla vista di tanti volti più stravolti del mio, Carmen è gentile e veloce mi chiama sempre "bambina" o "piccola" con affetto e comprensione, peccato però non sia di turno Beppe, ci facciamo sempre delle gran risate.
Ore 19,10: lascio l' ascensore alla Sig.na Leone e decido, anche per scaricare la tensione accumulata, di salire i miei 5 piani a piedi, arrivo sul pianerottolo con le guance rosse e il fiatone.
Ore 19,15: tolgo le scarpe, lancio la giacca, mi libero dallo sciarpone e mi butto letteralmente sul divano...sono stanca ma almeno un' altra giornata è finita.
Ore 20,00: rientra a casa Ste, mangiucchiamo qualcosa e io penso già a cosa scriverò non avendo ricevuto nessun particolare stimolo durante la giornata.
Ore 22,00: Ste lavora io...cazzeggio davanti al pc.
Ore 23,00: rido perchè anche stavolta ho preso in giro me stessa, alla fine non sono una persona molto credibile infatti tutto ciò ha dell' incredibile!
Ore 00,00: inizio a scrivere questo post, non ho sonno, sono posseduta, domani avrò il colorito di Torlontano ma non importa Ste non riesce a convincermi ad andare a letto.
Ore 00,26: praticamente adesso...sono felice, stupida, incosciente, insensata, poco seria ma direi felice e alla fine non so neanche il perchè!
Buonanotte...

29 settembre, 2008

La differenza

E' una settimana circa che "bazzico" anche su Facebook, che posto...Dunque praticamente si collezionano persone, prima si cercano, se ti va bene si trovano e poi...poi boh io non l'ho ancora capito. Non mi trovo bene forse perchè mi sento più al sicuro qui, sola soletta con le mie convinzioni, forse perchè per un' ansiosa paranoica non è l' ideale scoprire che c'è chi "accetta" chiunque subito, forse per via della foto, a parte te, forse perchè era meglio crederci a frasi del tipo "parlo poco con chiunque" ecc. ecc. e capire invece che erano solo una marea di palle, forse in realtà invidio i 77 "amici" rispetto ai miei 8. Non posso lamentarmi di 2 cose: l' essere riuscita a coinvolgere chi non ci ha dovuto pensare tre giorni e l' aver accettato il riavvicinamento di Aldo. Del resto non sono nè stupita nè delusa, sotto sotto me l'aspettavo, niente di diverso, niente di speciale, un numero, un nome, neanche un volto, NIENTE. Che ridere, ma che ridere, chissà quante volte è successo...Oggi in ufficio con Roby parlavamo di persone insensibili, di quanto male facciano e di quanto sia dura impedirgli di farne, una battaglia persa. Non so se mi intratterrò ulteriormente, non so se il parlare in terza persona mi coinvolgerà o presto annoierà a morte, non lo so. I gradi di separazione adesso sono centinaia...e come sempre, una volta ancora, io ci ho creduto! E' dinuovo autunno...buon divertimento!

Il sentiero di mattoni gialli

Non ho scarpette rosse ma stivali verdi, non mi faccio più i codini dalla quinta elementare e non conosco il Mago di Oz ma nonostante questo, oggi, mi sono incamminata lungo il mio sentiero di mattoni gialli. Dove porta? Ma è ovvio alla Città di Smeraldo, verde come la speranza che nutro nelle persone che valgono, come le foglie dove scorre la "clorophilla", verde come l' erba del mio giardino che curo ogni giorno evitando che secchi. Anch' io come Dorothy sono in buona compagnia: un cane, uno spaventapasseri apparentemente in cerca di un cervello, un leone non poi così coraggioso e un boscaiolo di latta alla ricerca di un cuore. Tutti uniti chiediamo udienza al Mago di Oz affinchè esaudisca i nostri semplici ma originali desideri. Lungo il cammino tante le insidie ed i pericoli ma ciò che conta è crederci. Post pressochè incomprensibile ma curioso e stimolante da scrivere. Abbiamo tutti i giorni la possibilità di scegliere, liberamente, da quando ci svegliamo a quando ci addormentiamo: cosa indossare per uscire, dove e con chi pranzare, percorrere un sentiero di mattoni gialli o la solita e noiosa strada asfaltata dove ci ritroveremo imbottigliati nel traffico. Scegliere! Io stamattina ho scelto dinuovo il mio sentiero, ho scelto di ricordare i ricordi, di ridere piuttosto che di piangere di rabbia, di accettare quello che provo. Ho scelto di arrendermi alla casualità e di gioire dell' "inaspettato", ho scelto lo stupore, ho scelto di non negare a nessuno un abbraccio nè un sorriso, ho scelto di accogliere un rifiuto e anche un' altra critica, di non essere "speciale" ma soltanto "una qualunque". Non mi sono persa, non sono stata trasportata da un ciclone nel mondo dei Munchkin nè voglio ad ogni costo apparire "originale e un po' matta" ho soltanto capito che nella vita niente capita per caso, a tutto c'è una spiegazione e se le cose fino ad ora non sono sempre andate tutte così bene non è soltanto perchè l' anno è bisestile. Abbiamo tutti uno straordinario potere decisionale bisogna solo sfruttarlo al meglio, ognuno di noi ribadisco può scegliere e nessun' altro potrà mai giudicare se la scelta fatta è giusta o sbagliata.

28 settembre, 2008

Promessa

Ogni minuto che vola via
è una nuova opportunità per mutarlo del tutto;
ogni istante è un' occasione per cambiare in meglio.
Dunque, vita, io ti prometto questo:
sarò sempre fedele al mio cuore.
Sarò il custode dei miei sogni.
Io solcherò tutti gli oceani guardando con occhi miei
il magnifico mondo in cui vivo.
Avrò caro ogni secondo
del tempo che mi è dato
come un tesoro immeritato.
Ecco, faccio un profondo respiro,
per riempirmi d' aria i polmoni
e per colmarmi del mistero e della magia
che mi circondano.
Me ne andrò per la mia strada,
non importa che cosa gli altri ne penseranno.
Padrone del mio destino,
non tradirò giammai il mio cuore.
La mia stessa felicità.
Vita, anche questo io ti prometto:
quando verrà il momento di andarmene,
di cavalcare l' ultima onda,
di dare corpo al mio ultimo sogno:
avrò un sorriso per te,
vita di grazia e meraviglia.
Per ringraziarti di tutti i momenti che mi hai donato
senza nulla chiedere in cambio.
Questa è la mia promessa a te:
preziosa, unica, magnifica vita!
(Tratta da: "La musica del silenzio - Ascolta la voce del mare e segui il tuo destino" S. Bambarén)

Gomma e matita



Praticamente un fumetto...

Limited edition











http://www.flickr.com/photos/guendi/2118309577/
http://sguendi.freeprohost.com/anelli.html
Un gioiello da segretaria...brava Guendi e tutte le tue originalissime idee! In vendita a Torino da "La Bottega di Fulgenzi" Via dei Mercanti 15/B. L' ultima "S" ieri l' ho comprata io.

La gioia di scrivere

La gioia di scrivere.
Il potere di perpetrare.
La vendetta di una mano mortale.

26 settembre, 2008

Toby bau di Pietralcina















Non ho mai parlato di lui, lui cane morsicatore che per ben tre volte si è rivoltato contro chi ha cercato di domare l' indomabile, lui incrociato con un bassotto, lui che a 14 anni è più vivace di quando ne aveva la metà, lui che invece di invecchiare sta ringiovanendo davanti ai nostri occhi increduli: stasera vi racconto la storia di Toby. Cascina a Crescentino, vivacchia nella gabbietta di un coniglio, smangiucchiato da zecce e pulci ma un giorno anche per lui una casa, un divano e tante coccole. E' un cane fortunato che non si è però mai sottomesso a chi ha aperto quella gabbietta. Stasera durante un' allegra telefonata con Chiara ne abbiamo parlato, prendendolo un po' in giro. "Ma è eterno!" già Toby ha superato la filaria, la torsione dello stomaco tipica dei cani molossoidi, una ranula e adesso, nonostante il mantello non sia più completamente fulvo, non ha neanche più l' alito cattivo forse perchè non ha più neanche un dente! E così veneriamo la bestiola come un piccolo Buddha, come la reincarnazione di un oracolo indù e ci lasciamo sleccazzare il viso perchè a lui piace così!

25 settembre, 2008

V.I.A.

V-ivere
I-n
A-rmonia
Arrivi a casa stanca dopo una lunga e pesante giornata di lavoro e, inaspettatemente, ti viene una gran voglia di andar via. In quel preciso momento invidi la lumaca che è in te! La lumaca è una creatura organizzatissima, non le serve altro di quello che già possiede, il guscio è la sua casa che come uno zaino robusto si porta sulle spalle, lentamente lei va dove vuole, libera...Stasera ha deciso di cercare quel posto dove fa sempre caldo, dove non si accendono i termosifoni e quindi non si spediscono agli inquilini le richieste di pagamento, dove non è importante quanto fai ma come lo fai, dove nessuno ti giudica ma tutti ti guardano sorridendo, dove non esiste l' indifferenza ma soltanto la comprensione, dove le persone non cambiano in un battito di ciglia, dove se strisci non fai pena nè hai perso la dignità ma semplicemente procedi con calma per non perderti i dettagli. Quanto sono importanti i dettagli per noi lumache! Per sopravvivere poi basta una foglia di lattuga e, se qualcosa non va come si vorrebbe, ci si può nascondere rifugiandosi nel guscio a piangere in silenzio, senza farsene troppo accorgere. Le antenne sono sempre ben diritte verso il cielo e se qualcuno ci costringe a tenerle rivolte verso il basso è solo per un attimo, perchè il cielo è per noi una calamita. La vita tutto sommato è "semplice" ma è altrettanto semplice complicarsela. Cerco di puntare le mie antennine verso le stelle ma ahimè stasera nello zaino ho finito l' ottimismo. Non so se sono più triste o più stanca, non so se il guscio mi si sia rotto a causa di una sassata o piuttosto di una violenta e ripetuta grandine, le lumache restano pur sempre indietro mentre tutto freneticamente va avanti. Adesso non resta altro da fare che appisolarsi tra le foglie, sul fango umido, "sbavettare" un po' per sigillare lo zaino e...tornare a sognare! Io sono una lumaca che sogna.

1.70 mt.

Sono alta ma non abbastanza per toccare il cielo con un dito !

24 settembre, 2008

Io non ho paura

Intrappolata nella rete, oggi ho divulgato un altro passatempo trovato su Internet. La collezione di amici che ci si può creare su Facebook. Ci abbiamo giocato in ufficio con Gianna ed il Geo, entrambe subito coinvolti, sotto gli occhi di Angela, che archiviando disapprovava un po' i nostri esperimenti e le relative risate. E' divertente solo divertente..."mi accetterà o no?Risponderà alla mail o la ignorerà facendo finta di non averla ricevuta?"...Stamattina a questo proposito ho trovato inaspettatamente nella mia "cassetta della posta" un fantasmino del passato, un passato direi remoto, che con un "Ciao!Ma guarda chi c'è..." ricercava un contatto. Al liceo era il ragazzo più sensibile che abbia mai conosciuto, il primo a farmi un regalo nel giorno di San Valentino, l' unico a trovarmi carina allora nonostante i capelli corti e spettinati, il visino pallido e tutto il resto nascosto sotto un maglione di papà. Un grande e prezioso amico sempre presente. Telefonate chilometriche, lettere scambiate dopo le lezioni, regali ed affetto. Ma per adesso lo lascio ancora lì, in quello scatolone che ho riposto in cantina, sigillato perchè il contenuto non si impolveri troppo ma anche perchè così non riuscirà ad uscirci nemmeno un ricordo. E' in buona compagnia! Oggi poi è una giornata strana, il 24 per me e la mia famiglia lo è sempre, è un numero ricorrente, una data che si rivela o indimenticabile o difficile da affrontare. Stamattina ho deciso di smetterla di avere paura di pensare, di smetterla di pentirmi per quel che dico o ho detto, di smetterla di imbavagliare gli anonimi. Sono forte perchè chi mi circonda e conosce bene mi infonde tutta la sua forza e non mi abbatterò se qualcuno cercherà ancora di offendermi o piegarmi con un' affermazione cattiva ed ingiustificata quindi, chi ha qualcosa da dire...la dica! Infondo io sto più dalla parte di chi parla che di chi preferisce ascoltare. Non mi stancherò di cercare quello che ho trovato speciale in qualcuno, non mi stancherò di capire se c'è ancora oppure no, non mi stancherò di ricordare e se rischio lo "zerbinaggio" non importa perchè per me ne sarà valsa la pena ma soprattutto perchè io non ho più paura di essere giudicata.

23 settembre, 2008

L' importanza di chiamarsi Rossi

Polemizzo su una notizia appresa pocanzi: in caso di piena concordia da parte dei genitori la Cassazione autorizza l' attribuzione del cognome materno ai figli legittimi. Ma che importanza ha? Tranquillizzo subito il mio giovane marito, in caso di prole non ci si porrà nemmeno per un attimo questo genere di dubbio e penso sinceramente che la Cassazione dovrebbe occuparsi di problemi decisamente più seri ed importanti di un cognome che non è altro che un' altra etichetta. Pare sia per questioni di discriminazioni sessiste, un altro "contentino" per quelle donne che per sentirsi importanti, gratificate, emancipate ed alla pari hanno bisogno anche di questo "il pupo lo faccio io e il cognome glielo do io!" ma che assurdità. Non sono femminista, non lo sono mai stata e per una volta ancora mi pongo dalla parte dei padri, di quei padri che forse sull' argomento neanche riescono a dire la loro "Si cara va bene, il tuo cognome è bellisssssiiiiimoooo" e in cuor loro pensano "ma infondo anche il mio lo è" quindi, se vogliamo, la Cassazione non ha fatto altro che generare un nuovo motivo di dibattito, scelta tra moglie e marito e confusione. Il concetto di famiglia si sta a poco a poco disperdendo grazie anche a queste assurde novità. Sarò banale, patetica, sentimentale e noiosa ma credo che per un genitore l' importante prima di tutto sia la salute del proprio figlio e per un padre, o un nonno, motivo d' orgoglio in più anche il "tenero" desiderio di tramandare, com' è stato da sempre, il cognome paterno. Donne le soddisfazioni nella vita sono altre, i modi per dimostrarsi alla pari sono altri, credo che sia già una bella soddisfazione, rispetto ad un uomo, quella di riuscire a crescere nel proprio corpo una nuova vita, qualunque nome o cognome questa porterà.