16 ottobre, 2010

Buon Compleanno

Alla fine mi sono decisa e questo è tutto per te: non lo posso impacchettare né infiocchettare, come tanto mi piace fare quando mi capitano tra le mani i regali per le persone speciali che mi circondano, lo posso soltanto lasciar scorrere così,  dal cuore alle dita. E’ per te che in assoluto sei la persona a cui appartengono più cellule nel mio cuore, quella che si sveglia dieci minuti prima per prepararmi il caffè alla mattina e che non s’addormenta tranquillo se non mi vede ben coperta, che vive la mia quotidianità fatta di alti e bassi. A volte sono cupa e scontrosa, non apprezzo tutte le attenzioni che mi riservi giorno dopo giorno, non solo spesso non le ricambio ma quasi te le rimprovero, quando mi isolo ricercando un po’ di me, raggomitolata nell’ angolo del nostro divano. Se ho bisogno di stare con me, ahimè, devo allontanare un po’ anche te. Sopporti fiducioso la leggerezza dei miei pensieri , il vento variabile che mi scompiglia le idee, a volte un soffio altre volte un uragano, sopporti, perdoni e ci sei tu a chiudere bene le finestre per lasciar fuori il “maltempo” ed accendere luce e sole qui solo per noi. Potrei essere migliore, vorrei essere migliore  e neppure il riconoscere che non lo sono affatto né mai lo sarò, mi renderà migliore. Ma sappi che farò di tutto perché le sorprese per te non finiscano domani: perché tu lo meriti, perché sei speciale, perchè la parte migliore di me sei te. ;-)

18 settembre, 2010

08 settembre, 2010

Ovunque sei


"Se si può credere, come fanno centinaia di milioni di uomini, che abbiamo molte vite da vivere, perchè non credere anche che in ognuna delle nostre vite noi siamo il luogo di incontro?".

06 settembre, 2010

Noi ragazzi dello zoo di Torino

"C'era una volta un re, un re a quattro zampe con una folta criniera in testa..E c'era un orso, c'erano scimmie e tigri, c'erano giraffe e ippopotami...C'erano gabbie a rinchiuderli affinché l’uomo potesse ammirarne la bellezza sopita dall’inguaribile tristezza dei loro sguardi e conoscerne forza e agilità, mutate dall'ambiente ostile e da sedativi. Passò tempo.. tanto, troppo.
Ma ecco il lieto fine, scritto da altre sbarre,stavolta sbarre buone che chiusero quell'inferno, che chiusero lo zoo. Riprendiamo da lì, dal Parco Michelotti di Torino, che della città della Mole Antonelliana è l'ex zoo. Un luogo per ricordare, per riflettere, per comprendere; un posto che useremo insieme a quellastoria come cornice per raccontare una storia bella davvero, fatta di gioco e festa, di spunti e di spuntini, di conferenze, di riflessione, di musica, di arte, di stand, di massaggi, di cinema, di cibo, di laboratori per imparare a cucinare e auto-costruire, di momenti con i bimbi e di tutto ciò che consideriamo essere buono, come quelle sbarre, quelle seconde sbarre, buono e rispettoso di tutto ciò che vive e che deve continuare a vivere".
Inizia così la mail di invito alla nuova edizione del Veg Festival che si terrà nel week-end qui a Torino e mi fa davvero un certo effetto pensare a come un luogo di sofferenza, grazie all' entusiasmo delle persone, divenga la sede di una così bella festa.
Avrò avuto più o meno otto anni quando con Elisabetta C., compagna delle elementari sempre straordinariamente sorridente anche quando la maestra la rimproverava, ed entrambe le mamme, ho visitato il Giardino zoologico Michelotti. Allora portare i bimbi a vedere gli "animali feroci" era un' usanza piuttosto comune: li si intratteneva per un paio d' ore, li si stupiva, forse li si riusciva ad emozionare stimolandone la fantasia. Di quel pomeriggio ricordo soltanto di essere rimasta a bocca aperta davanti ad un' interminabile anaconda sotto vetro, in quella stanza buia e piuttosto maleodorante chiamata "Rettilario", il resto è buio un po' per gli anni trascorsi, un po' per l'età che avanza, un po' semplicemente perchè forse ho voluto rimuovere.
Allora erano Simona ed Elisabetta, adesso si chiamano Giacomo, Elena, Emanuele, Lorenzo, Luca, Nicole, Beatrice, Federico, Angelica...portano i nomi dei nonni, dei libri su cui si scelgono, di santi, di eroi, sono bambini, bambini che mi auguro con tutto il cuore abbiano imparato, prima ancora della parola "Mamma", o subito dopo, la parola "Rispetto", nei confronti di tutto ciò che li circonda, niente e nessuno escluso. Avevo otto anni e non mi rendevo conto della sofferenza provata da quegli animali e probabilmente, come la maggior parte dei miei coetani, pensavo che il leone potesse tranquillamente abitare in città come nella savana, che il pinguino goffo non avrebbe risentito affatto della differenza climatica tra Torino ed il Polo e che a quell' anaconda, così lunga, lo spazio concesso fosse più che sufficiente.
Non è detto che lo spirito animalista sia sempre il risultato di un imprinting, a volte sono i genitori ad apprenderlo dai propri figli, così è stato per quanto mi riguarda: oggi sono certa che mia madre troverebbe un' alternativa assai più divertente per intrattenere due bimbette vivaci e sorridenti che non accompagnarle in un luogo di sofferenza e prigionia.
Venerdì si va al Giardino Zoologico a vedere come persone non necessariamente vegetariane ma sicuramente rispettose, divulgano il loro pensiero, propongono le loro alternative, credono insieme che quelle sbarre non siano state abbattute invano.

27 agosto, 2010

Fotografia di un blog in un blog di fotografia

A me piacciono i ritratti. I ritratti sono delle foto in cui si viene bene. A-ah! Sbagliato. O meglio, mica solo quello. I ritratti possono essere delle foto in cui i nostri amici ci dicono “ma sei bellissimo/a! non sembri neanche tu!!” (e allora che ritratto è? Di CHI è quella foto??) ma possono aprire mondi estremamente più affascinanti quando raccontano qualcosa del soggetto. Nel ritratto posso narrare parti di me che nessuno conosce; nel ritratto posso narrare parti di me che non esistono. Posso fare dei ritratti senza fotografare il soggetto. Insomma, il ritratto è un’avventura pazzesca e vi assicuro, un fotografo ritrattista scopre cose che neanche uno psicologo ben affermato…
Ed io? Posso fotografare un blog? Certo, dietro un blog c’è una persona, ci son due manine che pigiano veloci sui tasti. Ecco la mia foto.
1- La foto più brutta che feci nella mia vita, la feci probabilmente a lei. 25 marzo 1990, Parigi. In gita scolastica una classe si ferma in una brasserie di fronte alla gare de Lyon a fare colazione alle 7,30 dopo una notte quasi insonne in treno.
Punto e clicco.
Son ritornato in quella brasserie a gennaio 2010. Ho cercato lo stesso tavolo che era libero. È stato un rito, nulla di che. Ma l’ho fatto senza fotografare.
2- Un’anima ecologica. Una ragazza (bio)diversa. Caparbia, vegetariana, una di quelle che si alza alle 4 del mattino per vedere al freddo le stesse cose che Quark ti propone quando sei sul divano. Tanto di cappello.
3- Un regalo. La figlia di un orologiaio ti regala un orologio. Facile. Ma il biglietto? Lo apro e campeggia in maiuscolo “SVEGLIA!!!”. Va’ che è raro trovare qualcuno che ti strigli a dovere, di questi tempi. Ed anche di quei tempi là.
4- Da sempre e per ragioni strane, mi associò al riccio. Parlo poco, dico meno. La cosa migliore è che adesso non è più così.
5- Uno dei più bei regali. E’ ancora lì. Lo è sempre stato. Ha visto 4 case, due traslochi e un sacco di occhi e chiedevano “e questa chi è?”. E per 13 anni la risposta è sempre stata: “un’amica”.
6- Questa è proprio una bella foto: perché ti dice che siamo stati compagni di scuola. Ma quel che più importa è quel che si legge sotto, in trasparenza.

21 agosto, 2010

Un ramarro dal cuore grande

Il rientro dalle vacanze è sempre un po' faticoso, almeno dal punto di vista organizzativo: svuotare le valigie, scoprire che un buon 30% di ciò che si era portato, considerandolo indispensabile, alla fine è rimasto ripiegato sul fondo, aprire coraggiosamente la borsa degli indumenti da lavare, possibilmente muniti di molletta al naso ed introdurli il più velocemente possibile in lavatrice, prima che sviluppino i loro potentissimi gas tossici, guardarsi intorno, prendere una boccata d'aria sul balcone e bisbigliare timidamente "Rieccomi qui! Sono dinuovo a casa". Insomma, gradualmente, ricominciare con la solita routine alla ricerca magari di qualche novità virtuale che riesca ad incuriosire l' occhio e l' intelletto. Trovata! Finalmente dopo averne a lungo parlato, si è deciso: ha elaborato un originale nickname, pensato ad un titolo d' effetto e, come capita generalmente ai nuovi bloggers, iniziato a scrivere "a dita libere", quasi un post al giorno, con l' entusiasmo di chi ha voglia di "connettersi" con il mondo intero. Lo so, lo capisco, è capitato anche a me ormai due anni or sono o tre...Sorrido sempre ripensando all' inizio di questa mia avventura e vorrei trasmettere l' entusiasmo di allora anche a lui, incoraggiandolo nell' impresa. Non credo abbia bisogno di consigli su come difendersi dai commenti poco gradevoli, poco costruttivi e graditi, lasciati spesso nell' anonimato: prima o poi un po' ci si fa l' abitudine un po' li si impara ad ignorare, alla fine non si scrive solo per essere "commentati" nè per attirare l' attenzione, si scrive perchè non se ne può fare a meno, perchè il cervello, anche se non sempre in sintonia con la mano, manda un impulso nervoso alle dita che iniziano a scorrere velocemente sulla tastiera per il sano principio del "Oggi ho qualcosa da dire, magari a qualcuno interesserà...". Tutto il resto verrà da sè: i post a quattro mani, lo scambio di commenti e tutto ciò che rende un blog "speciale" anche solo per il fatto che è unico, originale, irripetibile.
Quindi...Signori e Signore ed ecco a voi....(rullo di tamburi)...http://lucesospesa.blogspot.com/ by Cuor di ramarro. Io lo seguo.

05 agosto, 2010

Il calzino spaiato

Nè casalinga nè disperata direi, piuttosto, la disperazione delle casalinghe: mi destreggio svogliatamente tra "bucati-tavolozza" e "cenette pre-confezionate", filosofeggiando su come il ferro da stiro affronti coraggiosamente le pieghe di una camicia più o meno come si dovrebbero affrontare, prendendoli di punta, i risvolti della vita oppure sul perchè, alla fine, i calzini da stendere siano sempre rigorosamente dispari ed i piedi, fino a prova contraria, pari. Guardandomi intorno, con una molletta fra i denti ed un "superstite" blu scuro fra le mani, li ho contati e ricontati, tutti fieri e ben allineati seppur appesi ad un filo e sospesi nel vuoto, da destra a sinistra o da sinistra a destra, sempre 12, nessun imboscato nella bacinella, nessun timido ancora al riparo nel cestello della lavatrice, 12 come gli apostoli, figli di Eolo, pronto ad asciugare con un soffio le loro lacrime di detersivo e cancellare tracce di peccati maleodoranti. E tu? Chi sei tu che ancora mi sembri tremare, per la doccia fredda del risciacquo, tra le mie mani screpolate? Tu di chi sei seguace, misero calzino blu? Dov'è la tua anima gemella? Ed ecco come in un soleggiato mattino di agosto è nata, frutto di una mente assai contorta, la teoria del "calzino spaiato". C'è chi per non correre rischi e facilitare l' accoppiamento, stringe la coppia insieme in un nodo che, una volta terminato il ciclo di lavaggio, è davvero un' impresa sciogliere: i calzini sono vincolati l' uno all' altro senza possibilità di svago, una centrifuga da far girar la testa o un prelavaggio effervescente, niente, routine, blu con blu, nero con nero. Chi addirittura ha il tempo, nonchè la pazienza, di personalizzarli con un punto di filo colorato nella speranza che un' onda "travolgente" non riesca a scucire quel segno di riconoscimento. C'è poi chi, un po' come me, si affida alle caratteristiche "genetiche": la trama del filato o il suo spessore, la resistenza o l' altezza dell' elastico, eventuali marchi di fabbrica logori ma ancora leggibili. Quando si rivelano vani tutti i tentativi di ricongiungimento, non resta altro da fare che classificare il povero malcapitato come "abbandonato" e riporlo tristemente in quell' apposita borsettina di carta che ospita gli eroici calzini "single". Sono puliti, profumati, di bell' aspetto ed attendono fiduciosi o il ritorno del compagno o di trovare qualcun' altro che non badi troppo alla loro lunghezza o alla loro integrità, all' esatta corrispondenza, non si sentono affatto "scarti" di una società così ben allineata lungo i fili della biancheria bensì anime libere che, una volta in lavatrice, si sono affidate ai vortici di quello che, all' apparenza, assomigliava solo ad un giro in giostra. Ogni tanto sbircio e li conto, aumentano e la cosa, a dire il vero, mi preoccupa un po'. Possibile che l' effetto dell' ammorbidente non riesca a moderarne le pretese e a rendere gli incontri più semplici? Possibile che per ritrovarsi dopo essersi persi si debba soggiornare così a lungo in una buia borsa di carta?
L'esigente lo cerca lungo almeno fin sotto il ginocchio, l' insicuro quello dall' elastico robusto e che non sgualcisca al primo incontro, il pignolo dello stesso punto di colore, lo sportivo solo di spugna, il malinconico masochista meglio se bucato...
Morale della favola-teoria: ahimè la borsa è piena anche se in coppia si cammina meglio.

01 luglio, 2010

L' uomo che abbracciava gli alberi

Lettera di Josè Saramago, Nobel per la letteratura nonchè convinto sostenitore del progetto Greenpeace "Scrittori per le foreste". I grandi che se ne vanno per fortuna lasciano sempre un segno ... Per chi ne avrà tempo e voglia, buona lettura.
"Sono nipote di un uomo che, presentendo che la morte lo attendeva all’ospedale dove lo stavano portando, scese nell’orto e andò a dire addio agli alberi che aveva piantato e curato, piangendo e abbracciando ognuno di essi, come se di esseri amati si fosse trattato. Quell’uomo era un semplice pastore, un contadino analfabeta, non un intellettuale, non un artista, non una persona colta e sofisticata che decideva di lasciare questo mondo con un grande gesto che la posterità avrebbe ricordato. Si sarebbe detto che stava salutando ciò che fino a quel momento era stato di sua proprietà, ma di sua proprietà erano anche gli animali che gli davano da vivere e lui non andò da loro per salutarli. Si accomiatò dalla famiglia e dagli alberi come se per lui fosse stato tutto la sua famiglia.
Questo episodio è accaduto, è reale, non è frutto della mia immaginazione. In tanti anni, non avevo mai sentito uscire dalla bocca di mio nonno parola alcuna sugli alberi in generale, e su quelli in particolare, che non fosse motivata da ragioni pratiche. Inoltre, non avrei potuto immaginare, nessuno avrebbe potuto immaginarlo, che l’ultima manifestazione cosciente della personalità del vecchio uomo avrebbe toccato la linea del sublime. Eppure accadde.
Non saprò mai cosa mosse lo spirito di mio nonno in quell’ora estrema, cosa pensò e provò, quale chiamata urgente guidò i suoi passi insicuri fino agli alberi che lo aspettavano. Forse sapeva che gli alberi non possono muoversi, che sono legati alla terra dalle radici e che da queste non possono separarsi, se non per morire. Nel fondo del suo cuore, forse mio nonno sapeva, di un sapere misterioso, difficile da esprimere con le parole, che la vita della terra e degli alberi è una sola vita. Né possono gli alberi vivere senza la terra, né può la terra vivere senza gli alberi. Qualcuno afferma persino che gli unici abitanti naturali del Pianeta siano essi, gli alberi.Perché? Perché si nutrono direttamente dalla terra, perché l’afferrano con le loro radici e da essa sono afferrati. Terra e albero, ecco la simbiosi perfetta. Può darsi che qualcuno pensi che ci sia troppo lirismo in queste parole. E’ possibile, per ché così come la terra e gli alberi, il sentimento e la ragione vanno sempre uniti. Ma non è stato per puro sentimento che mi sono unito alla campagna di Greenpeace per la protezione delle foreste primordiali e per un utilizzo dei prodotti forestali che non sia inquinante per l’ambiente. Meglio che piangere sul latte versato, sarebbe non rompere la brocca. La metafora è appropriata, di questo si tratta.
Quando i rappresentanti di Greenpeace mi hanno spiegato le ragioni oggettive del progetto e mi hanno chiesto di parteciparvi, ho capito che non mi bastava preoccuparmi per la situazione dell’ambiente come qualsiasi altra persona con una coscienza per i problemi del mondo, che era necessario che il mio impegno fosse reale, concreto. Ho chiesto loro cosa potevo fare e mi hanno risposto che avevo nelle mie mani l’arma pacifica con la quale potevo ingaggiare la battaglia: i libri, i libri che consumano quantità gigantesche di carta, i libri che divorano boschi e foreste a una velocità vertiginosa, ma anche i libri che possono essere stampati su una carta che rispetta nella sua produzione l’ambiente e che utilizza i boschi con criterio attento al bene comune, ossia, in maniera sostenibile. Il risultato è il libro intitolato Las intermitencias de la muerte e questo è solo il primo passo. Tutte le opere che potrò scrivere in futuro, tutte le riedizioni di quelle già pubblicate, saranno stampate su carta approvata da Greenpeace, sia in Portogallo, sia in Spagna, sia in America Latina. E quello che sta accadendo con Las intermitencias de la muerte, per il quale alle edizioni citate si sono aggiunte quella brasiliana, quella italiana e quella catalana, e spero che a breve vi si aggiungano anche quelle degli altri paesi che desiderino tradurre e pubblicare i libri che vado scrivendo.
Concludo rivolgendo un invito e lanciando una sfida. Che altri scrittori collaborino in questo senso con Greenpeace, che altri editori si uniscano ai miei di adesso e, soprattutto, sì, soprattutto, che i lettori, il pubblico, abbiano una maggiore coscienza che questa lotta è anche loro. Difendere gli alberi è difendere la Terra. Mio nonno lo sapeva e non sapeva né leggere né scrivere. Un vecchio analfabeta mi ha dato la migliore delle lezioni. Qui ve la offro, se la riterrete giusta e umana. So che per qualcuno lo è stato: mi dicono che a Puerto Rico, una manifestazione in difesa di un bosco, che interessi speculativi volevano abbattere, ha marciato dietro a uno striscione che portava il nome di mio nonno, Jeronimo, e che, come lui, le persone abbiano abbracciato gli alberi con una tale forza che il bosco è stato salvato. So che un viale a Castril, un paese di Granada, porta il nome di Jeronimo Melrinho, e quel viale, con quel nome, resta spiegato come la bandiera più bella.
Ad alcuni per la lezione, ad altri per preservare l’esempio, ad altri per la rigorosa attenzione con la quale guardano il mondo, dico grazie. E continuiamo su questa strada perché ci sono dei buoni motivi".

15 giugno, 2010

Guardatevi nel cuore

Improvvisamente cambia il colore del cielo, l' aria diventa più fresca e, neanche te ne accorgi, è già ora di aprire l' ombrello: piove. Presto dovrò rientrare in ufficio e questo è più o meno il racconto della mia pausa pranzo di oggi. Arrivo a casa, mi sfilo i jeans e la camicetta entrambi inzuppati e freddi, mi asciugo i capelli e, la maglietta di Manara, si insomma, quella vecchia, sgualcita, scolorita, di cui avrò già sicuramente parlato, è sul letto pronta ad accogliermi in un abbraccio se non altro asciutto. Penso senza scrivere e scrivo senza pensare, scosto le tendine della cucina e mi accorgo che quella leggera pioggerella di pocanzi è già temporale. Apro il frigo distratta e scelgo a caso lo yogurt del giorno, generalmente quello dalla scadenza più prossima, dopodichè accendo il pc. Leggo la posta, gironzolo su Facebook, mi affaccio alla finestra di Katiu per scoprire se ha nuovi "appunti di viaggio" da leggere o a quella di Calendula, "Il serio" ha cambiato i serramenti e non riesco più ad intravvedere nulla neppure attraverso gli spiragli. "La zampa" non offre nuove notizie, il sito di Pixdaus è giorni che non mi consente possibilità di accesso, non mi resta che sfogliare gli appuntamenti del Fai. L' iniziativa che mi attrae di più è sicuramente la quinta edizione de "I luoghi del cuore" promossa quest' anno per celebrare i 150 anni dell' Unità di Italia. Si tratta di un censimento in cui viene richiesto ai partecipanti, gratuitamente e via mail, di segnalare un luogo inconfondibile, noto o sconosciuto, a cui si è particolarmente legati, a rischio, da restaurare, visitato o da valorizzare, degno di nota, che in qualche modo merita un posto tra i ricordi e le tradizioni del nostro paese. Per luogo si intende un borgo, una spiaggia, un parco, insomma un qualcosa di bello che va preservato. Ho segnalato il borgo medievale di Cervo (IM), sopra San Bartolomeo al mare, a picco sulla distesa azzurra, a mio avviso incantato, magico sia di notte, accarezzato dalla luna, che di giorno, abbagliato dal sole, mi è davvero nel cuore per mille ed una ragione. Ma per me questo è solo l' inizio, ho tanti altri luoghi nel cuore che desidero segnalare al Fai. Lo hanno già fatto anche personaggi famosi come ad esempio Franco Battiato che ha scelto una chiesa a Giarre (CT), Lucio Dalla le Isole Tremiti e così via. Ops, per me è già ora di andare...Voi, guardatevi nel cuore.
http://www.iluoghidelcuore.it/

13 giugno, 2010

Felicità raggiunta, si cammina

"Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s' incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t'ama.
Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case".

12 giugno, 2010

Sintesi di un addio

Alzi la mano chi almeno una volta nella vita ha detto "Addio" mantenendo fede alla parola data, senza ripensamenti nè colpi di scena insomma senza ricercare nel passato brandelli di un vissuto che nuoce ancora ricordare. Ho la sensazione di non esser mai riuscita a pronunciare quello che altro non è se non il riassunto di una sforbiciata ad una corda già irrimediabilmente logora, spesso rimanendo, a gran fatica, aggrappata ad un filo di questa. Una corda che tende ad annodarsi in cappio nel momento in cui subentra il peso di un passato ancora troppo nitido. Perchè non ho mai detto "addio" ? Semplice, perchè non ho mai avuto il coraggio di decidere e questo, forse, fa di me una codarda, un' illusa, una che dinnanzi ad uno sconcertante e scintillante "nuovo" preferisce un banale ed impolverato "vecchio", una che, fin da bambina, i cambiamenti radicali li ha sempre vissuti come un dramma ed accettati a stento. A quanto pare però non sono la sola e me ne accorgo tutte le volte che vedo o sento qualcuno gioire per aver ritrovato un ex fidanzato, un ex amico, un ex compagno di classe: persone che magari a suo tempo ci hanno fatto stare male da morirci, persone alle quali per anni non abbiam pensato, persone alle quali sarebbe stato più che comprensibile dire una volta per tutte "addio". E invece... E invece tutto circola e tutto torna. Come la Terra la nostra vita assume un andamento circolare, ruota intorno ad un Io a volte un po' confuso. "Addio" è definitivo, categorico, risoluto, cattivo per certi versi, per un addio detto ci sono mille lacrimevoli "Arrivederci" che aspettano e percorrono l' orbita insieme a noi che non li vediamo perchè ci seguono, non tentano di afferrarci nè di precederci, sono un' ombra, un tentativo, un rimpianto.
Non ho mai detto "Addio" e non me ne pento.

10 giugno, 2010

Un sottotitolo ad un pensiero

Io, Massimo, Emanuele: eravamo in tre, nella piccola stanzetta dalle pareti gialle che tutti i mercoledì sera ci ospita da un po' di tempo a questa parte, ieri per la prima volta davanti al nostro fidato pc. Incuriositi ed attenti non ci siamo persi neanche una sillaba di quanto il nostro professore, con l' entusiasmo di sempre, ha deciso di insegnarci. Massimo è appassionato di ritrattistica, durante i suoi numerosi viaggi all' estero ha colto ed immortalato gli sguardi di donne indaffarate, sperse in caotici bazar, uomini dietro a banchi di spezie dai colori della terra, bambini sorridenti giocare con poco più di niente; Emanuele mi stupisce sempre un po' quando durante le lezioni di teoria prende appunti e disegna, contemporaneamente, lui è designer, la mano che impugna la penna non riesce a darsi pace se non crea e io, a sua insaputa, timidamente sbircio meravigliata; Emanuela (ieri assente) è al settimo mese di gravidanza e non vede l'ora di puntare l' obbiettivo sul suo piccolo che nascerà, poi ci sono io. Premessa: ho deciso di frequentare il corso di fotografia organizzato da Aldo un po' per curiosità, un po' per amicizia, un po' perchè non credo nei grandi fotografi bensì nelle persone comuni che riescono ad esprimersi anche con un click, fermando il tempo e lo spazio e godendosi un' emozione che per loro è un capolavoro e una foto, a mio avviso, può esserlo sicuramente sia questa scattata con una fotocamera digitale dell' ultima generazione o con la scatoletta di cartone ancora in commercio persino in tabaccheria. Non è lo strumento ma l' occhio e la mente che contano con tutto ciò che riescono a produrre aiutati magari da una buona dose di fantasia. Come per un dipinto, un disegno, uno scritto ciò che conta non è solo l' opinione di chi ne fruirà bensì, almeno all' inizio, la soddisfazione dell' autore nel creare, nel credere insistetemente nelle proprie capacità senza perdere di vista umiltà ed entusiasmo. Il concetto è più o meno riassumibile così: "E' bello tutto ciò che tu vedi e credi bello". Fine della premessa.
Cosa si impara quindi ad un corso di fotografia? Si impara a gestire gli elementi che spesso possono costituire un disturbo ma che in realtà, in natura, non lo sono affatto: la luce e l' ombra, a prendere confidenza con lo strumento che si ha a disposizione e non importa se il compagno di banco ha una super Nikon e tu una microscopica Canon perchè ciò che puoi cogliere tu, quasi sicuramente, non verrà colto da lui e viceversa, dando importanza, ribadisco, non alla tecnologia ma alla fantasia. Si impara a cogliere le sfumature e gli attimi. La fotografia non è per me una passione, tengo a precisarlo, non come lo scrivere per intenderci, è un "di più", un sottotitolo che mi piace dare ad un pensiero. Scettica sull' uso di programmi "alternativi" per rendere migliori gli scatti (es. il celeberrimo Photoshop installato dal mio prof ma mai usato) ieri sera ho abbassato la guardia ed ho dovuto ricredermi (a volte capita...). Il suo nome è Lightroom 2: è un software dell' Adobe per la correzione cromatica e luminosa degli scatti. che consente solo di risolvere problemi come la sovraesposizione o ombreggiature troppo evidenti, corregge insomma non cambia e soprattutto non elimina il file originario ma piuttosto lo arricchisce con informazioni digitali in più. Soprattutto è: comprensibile e facile da usare !!!! Aldo ci ha fornito, per esercitarci, quattro suoi scatti di un matrimonio nel verde e per una buona mezz'ora ci siamo sbizzarriti con il "Com'era" "Com'è" applicando il nostro gusto al posto del suo.
A Natale i miei genitori mi hanno regalato una Canon Ixus 100 IS, una scatoletta nera ultraleggera, ultrasottile ma soprattutto facilmente tascabile. Era esattamente quello lo scopo da raggiungere, il portarla con me ovunque perchè ovunque può capitare qualcosa che merita di essere fermato e poi ricordato.Cogli l' attimo perchè magari nessuno lo farà al posto tuo e conservalo perchè, così facendo, sarà tuo e solo tuo per sempre.

02 giugno, 2010

Farewell

"(...) Ma stupiti e felici scoprimmo che era nato qualcosa più in fondo, ci sembrava d'avere trovato la chiave segreta del mondo.
Non fu facile volersi bene, restare insieme o pensare d' avere un domani e stare lontani; tutti e due a immaginarsi: "Con chi sarà?".
In ogni cosa un pensiero costante, un ricordo lucente e durissimo come il diamante e ad ogni passo lasciarci portar via da un' emozione non piena, non colta: rivedersi era come rinascere ancora una volta.
Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione ed il peccato fu creder speciale una storia normale.
Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo, sembra quasi che ironico scruti e ci guardi ridendo.
E davvero non siamo più quegli eroi pronti insieme ad affrontare ogni impresa; siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.
(...) Non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d'estate con qualcosa di fragile come le storie passate: forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me..."


30 maggio, 2010

Primo contatto I-Pad

Primo contatto I-Pad avvenuto! Data astrale: 29 maggio 2010 ore 17,30 Pianeta Terra -> Europa -> Italia -> Piemonte -> Torino -> Via Roma -> Fnac. Arriva l' I-Pad ed incuriosita, anch'io mi sono messa in coda ieri pomeriggio , come tanti altri in più di un rivenditore autorizzato, ho scelto per comodità la Fnac. Dietro a due energumeni nerd che "pastrocchiavano" il malcapitato I-Pad a disposizione, ho pazientato un po' nell' attesa di poter toccare con mano il nuovo gioiellino Apple di cui tanto si è parlato e che, fino a ieri, rappresentava per la sottoscritta un oggetto misterioso dalle mille funzionalità ma, a sentir dire, anche dai mille difetti. Criticato, elogiato, deriso, non sono una fanatica dell' hi-tech ma dei metodi eco-alternativi sì, da sempre e poi nel mio piccolo ormai riesco a destreggiarmi piuttosto bene intrappolata come tutti nella "rete", volevo quantomeno visto i prezzi di listino, toccarlo con mano. Un po' intimorita per paura di fare danno, ho dapprima sollevato la "tavoletta", perchè alla fine di questo si tratta, soppesandola e girandola su se stessa: leggera, lineare, dal design pulito tipico dei prodotti Apple, esteticamente gradevole. Lo schermo luminosissimo. Il primo "touch" direi sfiorato, come se l' accarezzassi per paura di farle male, l' ho riservato all' icona e-book: in una frazione di secondo mi si è aperto il volume "La tempesta" di W. Shakespeare che ho "sfogliato" soffermandomi sulla leggibilità dei caratteri, sulla nitidezza di ciascuno di questi, sulla comodità di avere un libro da leggere girando alla fine sempre la medesima pagina. La curiosità mi ha spinta oltre, alla ricerca della possibilità di un eventuale zoom: trovato! Si può tranqullamente calibrare la "leggibilità" in base alla propria deficienza visiva anche se, in casi come il mio dove la carenza è davvero di pochissime diottrie, non c'è alcun bisogno di ingrandire nulla.
Alle mie spalle ohibò si stava ricreando una discreta coda e così ho velocizzato la ricerca consapevole del fatto che, primo: non me lo sarei potuto permettere, secondo: non avrei potuto negare agli altri curiosi il loro "primo contatto".
Risultato: sicuramente ancora troppo costoso ma indubbiamente bello a vedersi e a maneggiarsi.


23 maggio, 2010

I.D.E.A.

Illusione
Di
Essere
Ascoltati
Mi dilettavo con gli acrostici già da piccola, utilizzando questo simpatico componimento per le mie dediche sui diari delle compagne di banco o per scrivere qualcosa di originale sui biglietti di auguri. Non sempre riuscivo però a trovare una corrispondenza sensata per ciascuna lettera ma il divertimento stava anche in quello. Ciao: Con Infinito Amore O... Mmm... Ohibò ?!
Baci: Bisbigli Al Cuore Innamorato e così via, sicura all' inizio, sempre un po' incerta sul finale.
Ritorno bambina cimentandomi con l' acrostico della parola "idea" (come mi piace ultimamente questa parola, forse ancor più di "Baci") ed il primo che "scende" dai miei polpastrelli agitati è proprio: Illusione Di Essere Ascoltati.
La settimana scorsa Torino ha nuovamente ospitato il Salone del libro e quest' anno, per quanto mi riguarda, nessuna polemica in proposito, anzi. Non appena, qualche settimana prima dell' inzio, sono apparsi lungo il corso davanti a casa ed un po' ovunque, i manifesti dell' iniziativa, mi ci sono avvicinata incredula ed ho esclamato "Ottima idea!". Una sana e piuttosto geniale corrispondenza tra titolo "La memoria, svelata" e l' immagine scelta, un albero dalla chioma-radice e radice-chioma. Chi, come me, ha voluto cogliere anche un messaggio ecologista legato ad un consumo inutile e sproporzionato di carta per la produzione di non poi così importanti manoscritti a discapito di intere foreste, l'ha colto: la memoria di un libro è ancor oggi, ahimè, un albero. Filosofeggiando si potevano trovare ulteriori romantiche sfumature: le origini infondo sono radici, ciò che vediamo di bello oggi (la chioma) ha un passato che va raccontato (le radici), rivelando il profondo si comprende meglio la superficie, insomma mi ci sono fermata davvero un bel po' davanti al manifesto sotto gli occhi incuriositi e perplessi di alcuni passanti.
Alla fine quest' idea è stata premiata visto il successo di visitatori di cui tanto si è parlato. Io, nel mio piccolo, lavoro permettendo, ho seguito virtualmente: le gesta di Chiara Campione, attivista di Greenpeace e dell' orango di turno, l' incubo peggiore della Feltrinelli, Mondadori & C. che alla fine, noi ambientalisti ci vogliamo credere, pare abbiano ceduto alla proposta di valutare un' alternativa più ecologica per la stampa dei loro prodotti; ho ricordato i miei trascorsi scolastici riascoltando la spiegazione di come nasce e muore una stella della Prof.ssa Hack, ho apprezzato la volontà di chi crede fermamente in un possibile "cambiamento" per non sfogliare più ma voltare pagina con un click, anche se magari non mosso dalla causa ambientalista; insomma ho ritagliato l' evento a mia immagine e somiglianza ricercando solo ciò che maggiormente attirava la mia attenzione e soddisfava il mio interesse (atteggiamento questo che ultimamente applico per la maggior parte delle cose che mi riguardano: colgo l' essenza :-). E mentre realmente si svolgeva il Salone del libro, virtulamente nasceva e cresceva una polemica intorno ad un' altra buona idea. Il 26 marzo c.a. un ragazzo di 22 anni proponeva sul web di aderire ad una sua personalissima iniziativa frutto della famosa Illusione Di Essere Ascoltati: "Regalate un libro ad uno sconosciuto". Un libro a cui siete affezionati, un libro che ha segnato un periodo importante della vostra vita, un libro che difficilmente dimenticherete, insomma uscite di casa con "il libro" in borsa, magari lasciando un augurio di buona lettura dietro la copertina e regalatelo, mettete da parte la timidezza e la diffidenza e regalatelo, fate girare la cultura. Inutile dilungarmi su quanto mi sia piaciuta l' Illusione di Alberto Schiariti e dell' entusiasmo con cui ho partecipato. A distanza di soli due mesi: "Se mi vuoi bene il 23 maggio regalami un libro". Pubblicità: l' anima del successo? Impossibile non aver sentito almeno una volta per radio il messaggio di, credo Saviano, che parla di fruscio di pagine ed altre melensaggini per invogliarci a regalare un altro libro, ma mi domando: solo a chi si vuole bene? E' questa la differenza rispetto all' idea del 26 marzo avuta dal giovane sconosciuto? Pare che Alberto Schiariti abbia scritto alla Aie, sostenuto un colloquio per difendere i suoi "diritti di autore" e via discorrendo, fatto sta che una semplice, genuina, sostenutissima iniziativa è diventata pietra di scandalo, argomento di un accesissimo contendere, motivo di scontro tra i sostenitrori dell' uno e dell' altro. Ho scritto ad Alberto: "Le belle idee sono destinate ad essere copiate da chi non ne ha". Magari questo mio incoraggiamento è passato del tutto inosservato, magari non ha sedato affatto la rabbia di un giovane deluso dai media ma alla fine è esattamente quello che è accaduto.
So che è più facile da dirsi che da mettersi in pratica ma se fossi in lui sarei lusingato di avere ancora così tanti sostenitori (243.227 solo su Facebook) e di aver creduto in un gesto che ultimamente non è più molto di moda: il regalo disinteressato, il "prendi è tuo".
Non sempre ciò che è accompagnato dalla pubblicità di personaggi famosi ha successo, non sempre un importante scrittore di fama riesce a farsi ascoltare più di un ragazzo di 22 anni ed ecco allora che l' Illusione può improvvisamente, con coraggio, diventare:
Intenzione
Di
Essere
Apprezzati.
Mi ritrovo pertanto ad apprezzare, sostenere, credere in idee non in persone, finalmente riesco ad isolare il contenuto dalla sua forma e questa per me è oggi una grande vittoria, cancello il pregiudizio legato ad una memoria ormai storica e vedo con occhi nuovi coloro che non erano più degni della mia, seppur di scarso valore, stima.
La chioma si svela verdeggiante e profumata e le radici riaffondano in un terreno ancor più fertile.

20 maggio, 2010

Dove e quando

"Essere una cosa è, inesorabilmente, non essere tutte le altre cose; l'intuizione confusa di questa verità ha indotto gli uomini a immaginare che non essere è più che essere qualcosa e che, in un certo modo, è essere tutto". (...)
"Da questo momento non ho più regno o il mio regno è senza limiti, da questo momento non mi appartiene più il mio corpo o mi appartiene tutta la terra".

Letta non ricordo dove, appuntata non ricordo quando, cercata, trovata, subito non capita ma piaciuta, molto. A volte non è necessario capire proprio tutto, pubblicata qui.

17 maggio, 2010

I believe

I believe in "pink".
I believe laughing is the best calorie burner.
I believe in kissing; kissing a lot.
I believe in being strong when everything seems to be going wrong.
I believe that happy girls are the prettiest girls.
I believe that tomorrow is another day, and I believe in miracles.

Io credo nel "rosa".
Io credo che ridere sia il modo migliore per bruciare calorie.
Io credo nei baci; molti baci.
Io credo nel diventare forte quando tutto sembra andare storto.
Io credo che le ragazze felici siano le ragazze più belle.
Io credo che domani sarà un altro giorno (magari migliore) ed io credo nei miracoli.

15 maggio, 2010

Tra terra e cielo

"Esistono in montagna alberi eroi, piantati sopra il vuoto, medaglie sopra il petto di strapiombi. Salgo ogni estate in visita a uno di loro. Prima di andare via monto a cavallo del suo braccio sul vuoto. I piedi scalzi ricevono il solletico dell' aria aperta sopra centinaia di metri. Lo abbraccio e lo ringrazio di durare".
Le cose belle ed importanti sono destinate a durare, se poi così non fosse, fate in modo voi che lo siano!

04 maggio, 2010

A buon intenditor

Per fare un libro NON ci vuole un albero...
"In occasione della Fiera Internazionale del Libro in corso a Torino, Greenpeace ha organizzato una giornata per le foreste, con lo slogan "Per fare un libro NON ci vuole un albero". Così, sul piazzale antistante la Fiera, un grande libro fabbricato in legno certificato FSC (Forest Stewardship Council) ha salutato i visitatori, raccogliendo messaggi in favore delle foreste e di una editoria responsabile" (...)
http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/comunicati/fiera-libro-torino
"Il 16 maggio alle 15.30 presso lo Spazio Stock i visitatori potranno incontrare lo scrittore amico delle foreste Giovanni Del Ponte e conoscere da vicino chi sta attivamente contribuendo, insieme a Greenpeace, alla protezione delle foreste millenarie". E...congratularsi con loro!!!

02 maggio, 2010

In Memoriam

“Resta accanto a me quando la mia luce è fioca,
quando il sangue mi scorre lento e i venti pungono
e fremono e il cuore è malato
e tutte le ruote dell’ essere sono lente.
Resta accanto a me quando il corpo sensuale
è tormentato dai dolori che sconfiggono la fiducia
e il Tempo, un maniaco che sparpaglia polvere
e la Vita, una furia che getta le fiamme”.

26 aprile, 2010

Le ali ai piedi

Disfo la valigia dopo un week-end nell' incantevole ed incantata Venezia e mi accorgo all' improvviso, immersa nell' apparente solitudine della mia camera da letto, di avere qualcosa da dire, qualcosa che risuona come un motivetto, difficile da dimenticare, nella mia memoria, poche parole, qualche seria affermazione ed ovviamente una sana polemica, magari poco costruttiva, ma assolutamente genuina. Non so da dove partirò ma ho la certezza di dove arriverò. Ecco, si, magari da qui... Adoro viaggiare e non c'è mezzo di comunicazione su cui io non sia disposta a salire ansiosa di raggiungere una destinazione. Sicuramente affido la maggior parte dei miei spostamenti quotidiani al mio 36 di scarpe, seguendo l' andamento delle stagioni (scarpe da ginnastica a Primavera, infradito d' Estate, stivali in Autunno e spesso, viste le ultime nevicate, anfibi in Inverno), cammino, passeggio, corro trafelata quando, per fortuna raramente, mi accorgo di essere in ritardo. Sono proprio le estremità la parte di me che preferisco, insomma la risposta alla solita domanda che spesso ci si sente porre "Qual è la parte di te che preferisci?". Niente di estetico insomma. Chiusa questa prima parentesi, consapevole del fatto che in questo post ne aprirò e chiuderò sicuramente molte altre, proseguo determinata. In auto da bambina soffrivo le pene dell' Inferno, la tappa vomito era obbligatoria lungo il percorso, fosse questo della durata di un' ora o più, non faceva alcuna differenza per il mio stomaco se fossimo diretti al mare o in campagna, ad un certo punto doveva dire la sua. Ora non è più necessaria alcuna fermata, sarà che l' organo colpevole si è tranquillizzato o semplicemente ha scoperto che anche a lui infondo piace moltissimo viaggiare. Alle ferrovie ho affidato a diciotto anni il mio cuore, sulla Torino-Milano, impaziente, invocavo spesso il Santo protettore della puntualità che dal canto suo, distratto, raramente mi ascoltava: ritardi biblici, che non scorderò, rubavano baci e carezze al mio primo amore, riducendo drasticamente il periodo della mia permanenza nell' allora non poi così vicina metropoli (altro che Frecciarossa...). E poi la rivelazione del secolo, una straordinaria possibilità per l' essere umano: volare. Un' esperienza che rivivo sempre con emozione, quell'emozione dei bimbi sulle montagne russe, o dopo la miglior spinta di un papà all' altalena, insomma quella sensazione che parte dallo stomaco e paralizza il sorriso in fase di decollo, che cancella la paura per dar spazio ad adrenalina ed incoscienza. La tecnologia ci ha messo le ali ed io quando le spiego sono straordinariamente felice. Mi affido se necessario anche a traghetto, gommone o zattera, su cui respirare sole, sale e mare. La bici fa rivivere il "teppista dalla rasetta facile" che è in me, l' autobus mi ricorda tanto i giorni di scuola e ora, da ormai quattro anni anche a Torino, si può parlare di metropolitana...(pssss forse siamo giunti al capolinea !!!). Questo mio lungo excursus sui mezzi di "trasporto", avrei potuto dilungarmi ancora un po' dedicandomi anche a quello che dopo i piedi uso più frequentemente, vale a dire, la parola, mi permette di polemizzare in allegria su quanto ho potuto vivere ieri sera in primissima persona. Premessa, si un' altra: adoro Torino, è la mia città natale e non mi sentirei a casa in nessun altro posto all' infuori di qui, chiusa la premessa, ma ultimamente rimango spesso sconcertata dalle scelte che fa chi è al potere.
Dopo una decina di anni in Duomo è nuovamente visibile la Sindone con relativo stuolo di fedeli e curiosi al seguito, pronti a riversarsi nel centro città, città preparata all' evento ??? Ma certo !!! Ci sono i manifesti che il 2 maggio accoglieranno il papa a braccia aperte, una fila di bancarelle di salumi e formaggi tipici che collega via Garibaldi a P.zza Castello, per la gioia dei negozianti anche di salumi e formaggi, sicuramente qualche altra bell' iniziativa che in questo momento mi sfugge come del resto mi è sfuggita, udite udite, l'ultima corsa in metropolitana prevista per le 22 da Porta Nuova. Cosaaaa ??? Forse al Sindaco o a chi per esso non è chiara l' utilità del mezzo per il quale sono stati spesi miliardi, forse si tratta di un gadget in più da aggiungere alla Mole, forse il servizio non dico notturno ma quantomeno fino a mezzanotte non riguarda la nostra metro ma solo quella di altre città. Chissà ??? Gli ingressi spalancati, i tornelli aperti ed alle 22.03 una vocina celestiale che ti accoglie "Si avvisano i Signori viaggiatori che la metropolitana è chiusa". Dietro di me gente di Roma "Aò ma che stà a dì ???", Napoli, insomma turisti increduli esattamente come la sottoscritta. E così per raggiungere casa, visti i bagagli e le ore di sonno arretrato, taxi. Soluzione molto "ecologica" costata 11 euro per raggiungere P.zza Statuto a ben 5 minuti dalla stazione. A Venezia non era previsto alcun evento sensazionale, il week-end era per la città uno dei tanti, a parte la festa per il Santo Patrono, eppure vi garantisco che i traghetti, e dico traghetti, con tanto di conducente e aiutante nella salita e discesa, viaggiavano lungo i canali senza sosta nè limiti di orario. La metro torinese è talmente ipertecnologica che non ha bisogno di conducente nè controllore sempre a bordo ma evidentemente non ama fare le ore piccole.
Io preferisco i piedi ma, a volte, anche del cervello non mi posso lamentare !!!

19 aprile, 2010

Strano ma...Volo

"Lei era entrata in quella parte del cuore dove ci sono le cose più buone, quella simile a una credenza dei dolci dove c’è la Nutella, i biscotti, le merendine, la marmellata; quell’angolo di cuore dove quando uno ci entra, succeda quel che succeda, da lì non uscirà mai. Non c’entra l’amore. Ci sono persone che da quando le conosci non smetti mai di volergli bene".
Egregio Signor Fabio Volo, benchè il suo estratto mi sia assai piaciuto, mi spiace doverla mettere al corrente che io narrai di credenze, barattoli di Nutella e "buoni" sentimenti lì riposti, ancor prima dell' uscita della sua opera, quindi, benchè il successo non fu certo il medesimo, potrei, volendo, denunciarla per plagio... :D

18 marzo, 2010

Reminiscenze letterarie

"Quando il rusignuolo entro le foglie dà amore e ne chiede e ne prende e move il suo canto allegro e giocondo e spesso riguarda la sua compagna e i ruscelli son chiari e i prati son vaghi, allora, pe 'l novello placere che regna nel mondo, gran gioia vienmisi a posare nel cuore.
Assai ho intorno a me insegnatori del canto, prati e verzieri, alberi e fiori, trilli e lai d'uccelli per mezzo a dolce stagione soave. Quando il ruscello scaturendo di fonte schiarisce e apparisce il fiore della rosa selvatica e il rusignuolo tra i rami modula e ripete e splana e affina il dolce suo canto, è ragione che anch'io ripigli il cantar mio".

10 marzo, 2010

Titolo: "Girano soli"

Il mio romanzo in 10 parole (forse anche meno):

"Girasoli rimasti senza soli verso cui girarsi ".

03 marzo, 2010

Volere volare

"Nobody ever told me
I could fly.
Nobody ever promised
I won't die.
Yet without wings
I flew.
And now without regret
For promises unkept
For things undone
Now without much pain
I feel like flying yet...again".

"Nessuno mi ha detto "Volerai".
Nessuno mi ha promesso "Non morirai".
Eppur senz' ali ho già volato tanto
ed ora senza alcun rimpianto
di promesse mancate,
di cose incompiute,
senza pena aggiunta o tolta,
mi preparo a volare un' altra volta".

01 marzo, 2010

Un pensiero foglia

Le giornate ventose sono sicuramente le mie preferite, forse perchè mi piace credere che il vento altro non sia che un respiro profondo della Natura o magari uno strano mezzo di comunicazione per bisbigliare qualcosa a qualcuno che ahimè, spesso, non è in grado di capire. Venerdì il vento qui in città era freddo, rumoroso, fastidioso, invadente, sollevava le foglie morte, come prendendole per mano le invitava a ballare in cerchio contro la loro volontà, veloci sempre di più, componendo buffe danze popolari e mulinelli. Alzava le gonne, scompigliava i capelli, confondeva le parole offuscando la vista...Già, il vento confonde: sarà per questo che mi piace così tanto? Ho pensato, camminando veloce insieme a lui, a come sarebbe stato bello se quel sibilo fosse improvvisamente stato portatore di un messaggio, si insomma è più facile da immaginare che da spiegare, se anzichè sentire un fischio stonato fossero giunte alle mie orecchie parole comprensibili, sussurrate ma comprensibili. Quanto ci si sentirebbe meno soli se questo potesse realmente accadere, quanto sarebbe piacevole camminare in compagnia del pensiero di qualcuno che in quel momento ti ricorda o ti pensa magari sorridendo, ma anche no. Preferirei il frastuono dei pensieri a quello delle auto ed il respiro della natura a quello dei tubi di scappamento. Ognuno con il suo messaggio, ad afferrare foglie come lettere spedite da chissà chi, che cadono dal cielo sulla testa del destinatario: chiudo gli occhi e mi sembra di vedere ciò che sto solo scrivendo, con una nitidezza di immagini che un po' mi spaventa. A volte basterebbe sapere di essere pensati anche solo un attimo per rendere una giornata migliore. Un raggio di sole per un sorriso, una goccia di pioggia per una lacrima, una foglia per un pensiero.

24 febbraio, 2010

Trova il tempo

"Trova il tempo di riflettere,
è la fonte della forza.
Trova il tempo di giocare,
è il segreto della giovinezza.
Trova il tempo di leggere,
è la base del sapere.
Trova il tempo d'essere gentile,
è la strada della felicità.
Trova il tempo di sognare,
è il sentiero che porta alle stelle.
Trova il tempo di amare,
è la vera gioia di vivere.
Trova il tempo d'essere contento,
è la musica dell'anima".
...Buon viaggio...

23 febbraio, 2010

Riflessi

Mi cercavo in uno specchio: non riuscivo a trovarmi perchè in realtà non guardavo.
Abbiamo tutti fretta, quella fretta che non lascia il tempo a volte neppure per respirare, che ci spinge avanti come travolti da una raffica di vento, come se sapesse esattamente dove condurci senza concederci neppure un attimo di incertezza. Mi sveglio e sbadiglio, mi addormento e sbadiglio: nel frattempo una manciata di sorrisi, qualche stretta di mano, un arrivederci ed un addio, un ricordo ed un rimpianto, qualche gioia e qualche dolore. Tutto definito, tutto ripetuto. Ci lamentiamo rabbiosi perchè è dinuovo lunedì ed a mala pena ci accorgiamo che, invece, è già venerdì. Il mio bel fascione giallo, per mettere al sicuro la frangia disordinata, gli occhi ancora socchiusi, il latte detergente che mi scivola tra le dita e quell' onda di acqua gelata che dovrebbe svegliarmi. Stendo sul mio viso una morbida crema, poco profumata, di cui ancora non ho ben capito i pregi, gli effetti miracolosi, la capacità di prevenire cosa, forse quel qualcosa che io non intendo affatto prevenire. La giornata inizia così e finisce pressochè nello stesso modo. Distrattamente spazzolo i capelli mentre cerco di trattenere fra le labbra lo spazzolino da denti, al di là dello specchio qualcuno bussa ma ahimè troppo piano per riuscire a sentirlo. Mi chiedo allora: cosa vedo e cosa invece vorrei vedere? Vedo riflesso uno sguardo un po' assente, indifferente, non soltanto assonnato, un volto anonimo tutt' altro che attraente, non mi soffermo e vado, resto in superficie quasi come se avessi il timore di affogare negli abissi di uno specchio. Non mi trucco, almeno non così spesso, quel soffio di cipria al mattino, che alla sera è già volato via, è più che sufficiente. Possibile non ci sia tempo per "guardarmi"? O forse è una scusa per paura di "trovarmi"? Se rispondessi, davanti allo specchio, a quel sussurrato richiamo riuscirei ad accorgermi di quei segni, ancor leggeri, che sono ora sul mio viso non per una questione di espressione ma piuttosto perchè il tempo passa, intorno alle mie labbra non perchè sorrido spesso nè sotto i miei occhi, ancora blu, perchè al contrario piango per un nonnulla. C'è chi le chiama in tono dispregiativo "rughe", io preferisco "segni". Sono lì perchè il tempo vuole così e io me li accarezzo, me li osservo da vicino e li trovo persino belli. Non credo a chi mi lusinga dicendo che ancora non dimostro la mia età, accetto certo i complimenti con un pizzico di sana malizia ma mi è indifferente portare o meno sulla mia pelle i miei 35 anni e non è il mutare del mio aspetto che mi spaventa quanto piuttosto ascoltare quella presenza che, dietro allo specchio, mi sta bisbigliando "Passa". Non correggete le vostre foto per rendervi migliori ad occhi sconosciuti che di voi non sanno proprio niente, non cancellate ciò che magari rende meno bella la vostra pelle ma più contagioso il vostro sorriso, lasciate fare al tempo che in qualcosa di certo vi migliorerà, magari più in profondità e, davanti ad uno specchio, guardatevi in modo tale da riuscire a trovarvi.

15 gennaio, 2010

Cenni storici

"Era il 1969, quando i primi pacchetti cominciarono ad essere trasmessi via Internet. Erano già passati vent' anni, quindi, da quando io capii che Internet era una possibilità eccitante, una piattaforma sulla quale si sarebbe potuto costruire uno spazio per le informazioni. Nel 1989 non esisteva dunque un Wolrd Wide Web, ma avevano già tutti i pezzi. Fu allora che, utilizzando la struttura molto potente di Internet che altri avevano costruito prima di me, io proposi il protocollo html, il linguaggio html, i protocolli http che hanno generato il web. Ecco come eravamo, nel 1989. Sono passati altri vent' anni, da allora. Vale la pena ricordare che quello che allora fece funzionare il web, la cosa che ancor oggi ha maggiore importanza, è l' universalità. Il suo valore fondamentale è che si tratta di uno spazio universale. Due web non funzionerebbero. Ci deve essere un web solo e non importa quale hardware tu abbia, non importa dove hai comprato il tuo computer. Quando guardiamo al web, oggi, non lo consideriamo più come un sistema di computer collegati tra loro: era così che pensavamo Internet. E non lo consideriamo un insieme di pagine web collegate, mentre un tempo il World Wide Web ci appariva davvero come un insieme di informazioni collegate tra di loro. Quando guardiamo il web, se lo vogliamo capire - capire come vanno le cose, perchè qualcuno segue un link, perchè qualcun altro crea un link - dobbiamo rivolgere la nostra attenzione alle persone. Ora il web ci appare come un' umanità collegata. Un' umanità collegata dalla tecnologia. Vogliamo che il web renda all' umanità il maggior servizio possibile".

13 gennaio, 2010

Le 17.00 in punto

Davide era stato piuttosto categorico "Quel film non fa per te !". Dapprima con un sms poi con una telefonata, più da fratello maggiore che da amico, mi avvertiva degli effetti collaterali della visione del film Hachiko: "Simo, davvero lascia stare, io più ci ripenso e più mi sento in dovere di dirtelo...Lascia stare !". Cocciuta come sono, l' ho ringraziato e, quasi come se avessi dovuto affrontare chissà che, l' ho tranquillizzato "Amico mio, è solo un film !".
Ma quanto mi sbagliavo...Un cucciolo prima, un cane poi, orgoglioso, preciso, che non si perde in tante leccatine ma fa capire al suo "padrone" che può contare sempre, ovunque e comunque su di lui, sulla sua presenza, sulla sua incommensurabile fedeltà. Questa mia recensione non sarà melensa nè patetica ma realista. La pellicola infatti è tratta da una storia vera e forse è questo il principale motivo della commozione che arriva improvvisa, non così inaspettata ma per certi versi persino piacevole, la sensazione delle lacrime che scendono quasi involontariamente sul viso per un' emozione che giunge dritta dritta dal cuore, non dal cervello ma dal cuore, a me è successo così. Più seguivo con attenzione la storia, a dire il vero conoscendone già all' incirca l' andamento, più mi stupivo di poter contenere un così esagerato quantitativo di liquidi: il volto inespressivo, sentivo solo le guance bagnate, nient' altro.
Non le ho asciugate, neanche una, fino ai titoli di coda, me le sono "godute" ed ho gioito nell' avere nuovamente la conferma che a volte è un essere umano a non avere il diritto di possedere un' anima mentre un animale sì, eccome. Davanti all' ingresso di una stazione ferroviaria per 10 lunghi anni, tutti i giorni sempre alla stessa ora, le 17,00 in punto, ad aspettare qualcuno che arriva o che non arriva poi più, questo non importa. Chi di noi aspetta, resta immobile nell' attesa per ore ed ore, sotto la pioggia, la neve, il sole e poi la luna? Chi lascia passare giorni, che poi diventano anni, solo ed esclusivamente aspettando per amore, stima, gratitudine, qualcuno? Chi non è distratto da nulla di più urgente ed importante ma anche più futile, da non rimandare, abbandonare, dimenticare? Solo quando sopraggiunge la morte, Hachiko abbandona la sua missione: stare al fianco di colui nel quale aveva riposto tutto se stesso, la sua vita, la sua ragione d' essere, non un cane ma un amico, un fratello. Questo non è un film solo per cinofili o animalisti, è un film per chi crede che valga la pena aspettare qualcuno sempre e comunque vadano le cose, per chi difficilmente rinuncia, per chi spera e continuerà (magari inutilmente) a farlo ed anche a chi non si vergogna di piangere ancora e prendere come esempio un quadrupede anzichè un bipede.

12 gennaio, 2010

Distanze

"Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
"Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?"
"Gridano perché perdono la calma" rispose uno di loro.
"Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?" disse nuovamente il pensatore.
"Bene, gridiamo perché desideriamo che l'altra persona ci ascolti" replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: "Allora non è possibile parlargli a voce bassa?" Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore. Allora egli esclamò: "Voi sapete perché si grida contro un'altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l'uno con l'altro. D'altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché? Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l'amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E' questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano."
Infine il pensatore concluse dicendo: "Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare."

10 gennaio, 2010

Cartoline dal futuro

Termina qui la prima settimana di un nuovo anno ed ancora mi sembra di vederli: sorridenti con il loro calice tenuto ben stretto e rivolto verso il cielo quasi a chiedere pietà affinchè tutto possa migliorare, cambiare, risollevare le teste di coloro che il cielo non lo guardano più. Disordinatamente in fila, uomini impettiti in maleodoranti frac, con un bel sorrisino ottimista da esibire in pubblico ma con i polsini della camicia inamidata logori e sbottonati e donne dallo sguardo tagliente e dalle labbre sottili ma rosse con un rossetto volgarmente sbavato. Si baciano ed abbracciano rivolti verso il domani, il futuro, il nuovo. Ma ahimè il futuro non va cercato nè accolto solo vissuto e, anche se è difficile accettarlo e rendersene conto, già lo stiamo vivendo, siamo tutti nel futuro, perchè il futuro è adesso, oggi è futuro. Solo i codardi (come me) girano le spalle, seguono la direzione opposta, tengono bassi i calici vuoti, cercano chi non c'è, parlano con chi non sente, tristemente nostalgici, stupidamente fragili, sfuggono al "domani" rifugiandosi nel "ieri". A volte mi domando dove stia la novità, cosa ci sia di meraviglioso in quello che ci aspetta, in quello che i cervelloni pensano possa migliorare il nostro vivere di per sè agitato e caotico, ci sono cose che cambiano ogni secondo ed altre per le quali non basta una vita. Oggi si muore di cancro esattamente come ieri, oggi si abbattono intere foreste esattamente come ieri, oggi la crudeltà dell' uomo non si è minimamente assopita esattamente come ieri. Di chi e quali sono i buoni propositi ? Ma quante cose dovranno o potranno ancora vedere i miei occhi ? Piccole donne diventare donne piccole ed insicure nell' imprigionare in mutande contenitive gli attributi dei loro mariti, cercando di garantirsi così un' improbabile fedeltà assoluta, quando di assoluto non c'è più nulla e meno che mai l' elastico di quegli indumenti; uomini grandi, belli, importanti e forti come alte querce tornare improvvisamente bambini e ricominciare a giocare con i Lego, mattoncini di cuore trovati qua e là per costruire torri altrettanto alte ma destinate a crollare miseramente come previsto: giocare con i sentimenti può rivelarsi divertente ma assai poco innovativo, esattamente come ieri. E donne orgogliose, permalose, coraggiose, sicure di sè, perdersi e non riuscire più a ritrovarsi, cercarsi in un cassetto sgangherato chiedendosi affannosamente "Ma dove sei finita?" e non riconoscersi nè in una foto del passato nè in una cartolina dal futuro. Ho visto anche questo. Un giunco che si piega, rinunciando ad emergere, vive bene anche se le foglie, come lo sguardo, non puntano il soffitto ma il pavimento, un po' di luce arriva comunque. Mi dispiace non scrivere più intingendo un pennino nell' inchistro, scoprire che l' amicizia o è su Facebook oppure chissà dov'è, riporre le mie speranze nel passato per un' assoluta mancanza di fiducia in chi mi circonda, tutto ciò mi dispiace e mi rende profondamente triste nonchè vulnerabile ad ogni eventuale cambiamento che ancora dovrò mio malgrado affrontare. Oggi è così, domani chissà...