21 novembre, 2008

Una folata di vento

Distratta non lo vuoi ascoltare, richiama la tua attenzione sbattendo forte contro la finestra ma non riesce nel suo intento, si intrufola allora attraverso gli spifferi e ti raggiunge ovunque tu sia, ti scosta i capelli dal viso, bacia dolcemente il collo e sussurra qualcosa all' orecchio, non è un sibilo per te che ormai lo conosci bene perchè hai imparato ad ascoltarlo. Non è cattivo ma neanche buono come vorresti, lui è sincero e ti suggerisce ciò che altrimenti da sola non capiresti. E così all' improvviso cambia dinuovo tutto, il calore dell' illusione in quella piccola stanza scompare e torna con lui tutto ciò che già c'era: niente. Scende la sera e tu resti sola in sua compagnia, sarà lui che ti accompagnerà a casa, lui che ti ripeterà la sua cantilena fino a quando raffredderà il tuo cuore. E' in missione e stasera non sussurra ma urla ed è inutile tenere appoggiate le tue mani sulle orecchie perchè tu lo devi ascoltare. Esci dal lavoro avvolta in una spessa sciarpa di lana, ti stringi nel tuo striminzito cappottino e imprigionata in un vortice di foglie secche lo lasci raccontare, gli permetti di smorzare l' entusiasmo, di farti sentire la sciocca che si crede speciale e ti riporta con i piedi per terra perchè sei troppo pesante per riuscire a farti volare.

1 commento:

katiu ha detto...

Non è che siamo troppo pesanti per lasciarci trascinare via dal vento .. semplicemente abbiamo le calamite alle scarpe che ci tengono ancorate al marciapiede!