02 novembre, 2008

Ieri, 1° novembre

Non sono un' assidua frequentatrice di cimiteri nè credo di trovare lì le persone care che mi hanno lasciata e quindi ci vado molto di rado, so con certezza che loro sono altrove e che mai avrebbero deciso di trascorrere l' "eternità" in posti spesso lugubri e freddi. Lapidi grigie e campi incolti, ieri vasi di fiori dalle dimensioni esagerate o mazzi di orchidee che dureranno non più di due o tre giorni e domani magari neanche un bocciolo di rosa. C'è chi non aspetta altro che questa triste ricorrenza per portare omaggio ad una tomba e chi, ancora devastato dal dolore per la perdita, tutti i giorni ci si siede dinnanzi: contempla, aspetta, piange. Da bambina accompagnavo mio padre e, sembrerà macabro e fuori luogo, quando mi portava con sè al cimitero Parco era persino divertente. Niente di più che un immenso prato verde con tanti alberi secolari e, se eri fortunato e silenzioso, potevi addirittura scorgere, saltellanti tra le lapidi, vispi scoiattoli e leprotti. Al cimitero monumentale invece bellissime statue dallo sguardo assente che volge altrove, tombe di famiglia dalle dimensioni esagerate, vecchie foto di volti neppure sorridenti, nell' aria odore di muffa e umidità. Che cosa c'è in un cimitero? Ahimè, nulla, solo la speranza di ritrovarvi qualcosa di ancora tangibile, la convinzione di aver compiuto una buona azione andandoci, in certi casi persino il vanto di aver abbellito la propria tomba meglio di quella del vicino. Io al cimitero non ci trovo davvero più nulla a parte le lacrime per uno, cento, mille ricordi. La scelta delle fotografie poi, in alcuni casi, davvero non la comprendo: non esporrei le foto più recenti prima della scomparsa quanto piuttosto quelle di un bel ricordo, il click di un sorriso, di una bella emozione. Ecco allora le foto che avrei scelto per i miei nonni ed i miei prozii: Michele e Matilde su un albero, fidanzatini durante la guerra nel 1940 a raccogliere ciliege e comunque pronti a rifugiarsi se suonava la sirena, in una Rivalta Bormida sotto i bombardamenti e nonostante questo felici del loro amore così semplice e genuino, Eugenia e Virgilio, ufficiale al fronte, su una panchina del Valentino, abbracciati a scaldarsi l' uno vicino all' altra in un freddo pomeriggio d' autunno. Loro ora sono così e per me lo saranno per sempre, sono tornati giovani e belli, innamorati e felici non con tutte quelle rughe e gli sguardi così assenti, i nonni ancora raccolgono ciliege dove è sempre Primavera e Virgilio non lascerà Eugenia perchè la guerra è finita e lì non ce ne saranno altre.

4 commenti:

Katiu ha detto...

Io sono una di quelle persone che, al cimitero, non ci va mai. Come te mi dico che le persone a me care sono sicuramente ormai da un'altra parte, e non sotto terra o peggio ancora in un loculo.
Non porto i fiori freschi, non accendo le candele e men che meno piango e prego davanti alle loro tombe.

Però concordo: perchè scegliere sempre foto "tristi" per l'ultimo addio? Ora mi hai messo curiosità, e andrò a cercare qualche foto bella allegra dei miei nonni ^__^

Clorophilla ha detto...

Daiii è così bello ricordare i nonni, non vedo l'ora di vedere anche i tuoi se pubblicherai qualche foto.Se al posto dei cimiteri ci fossero dei bei parchi con aree attrezzate per bimbi e cani...Ma...

calendula / trattalia ha detto...

educata in una famiglia atea, i cimiteri non hanno avuto mai nessuna importanza, i miei cari che non ci sono più sono nei miei pensieri nei miei gesti e nei miei sorrisi...quando ricordo le cose belle fatte insieme.
Bellissimo post e bellissime foto

Clorophilla ha detto...

Grazie Cale per complimenti e passaggio!Un bacio.