16 novembre, 2008

Comunicare,ricordare,pretendere

Week-end "movimentato" come del resto lo è stata un po' tutta questa settimana che mi ha vista altrove, distante, agitata. Nessun evento particolarmente rilevante, nessuno spunto interessante tanto da indurmi a scrivere qui, almeno fino a ieri e così rieccomi ad elucubrare tra un "ma" e un "se".
Comunicare: Sul tram io e mia madre, come ogni sabato mattina, dirette verso il centro città per una deliziosa colazione in un piccolo bar, tortina calda di pasta sfoglia con crema e mele accompagnata dal miglior marocchino che si possa gustare qui a Torino, tra una parola e l' altra un anziano signore perde l' equilibrio e ahimè riesce a non cadere solo aggrampandosi alla sottoscritta e stringendole forte la mano senza però, subito dopo, lasciarla andare "Le ho fatto molto male signorina?" rispondo con un sorriso e un "Ma si figuri". Poco prima di scendere, in attesa della fermata, l' anziano signore sulla settantina mi si avvicina nuovamente e mi chiede la possibilità di scambiare due parole, non ci sarebbero stati problemi ma ahimè con la frase "Quello che è successo tra di noi prima è significativo..." ho capito, nonostante mi fossi svegliata da poco, che il suo atteggiamento era molto lontano da quello di un nonno che si rivolge ad una sconosciuta nipote e così ho cercato di defilarmi con educazione. L'età, il ricordo di mio nonno della sua malattia e delle sue mille incoerenze nonchè il grande imbarazzo mi hanno impedito di reagire come è mio solito fare in questo tipo di circostanze e cioè con una spinta decisa e un sonoro "Ma vai a quel paese!". Ho provato pena e non rabbia nei confronti di quell' individuo tanto da riuscire ad arrestare ciò che gli avrei comunicato se avesse avuto anche soltanto 10 anni di meno e questo proprio soltanto per la sua età avanzata. Ho gestito al meglio la mia impulsività.
Ricordare: Ahimè nuovamente grazie a Facebook ho vissuto un altro tuffo nei ricordi. Alle 17 davanti alla Consolata ho aspettato trepidante l' arrivo di Federica e ho ripercorso nell' attesa tutto ciò che con lei ho condiviso 10 anni fa e di cui anche qui ho già parlato: l' università, il volontariato in canile, le notti in discoteca a parlare più che a ballare. Ed ecco un bicicletta gialla con un grosso girasole attorcigliato al manubrio, una sciarpa verde con dei fiorelloni viola cuciti sopra qua e là, tanti riccioli rossi spettinati scostasti dal viso grazie ad una mollettina blu ed alla fine un sorriso spontaneo, pieno di gioia, radioso, il sorriso dell' amica persa lungo il mio cammino. Ci siamo abbracciate forte e una volta parcheggiata la bici sgangherata ci siamo sedute davanti ad una tazza di tè caldo a sorseggiare tutto ciò che ci eravamo perse di una e dell' altra. L' emozione più grande è stata sicuramente il ritrovare in noi quello che già allora ci univa e che gli anni non erano riusciti a cancellare. L'ho ritrovata, lei ha ritrovato me e adesso nessuna di noi due intende perdersi nuovamente, stupidamente.
Pretendere: A dir la verità il mio sabato mattina non è incominciato sul tram. In portineria è arrivato Black, il piccolo Black. Abbiamo fatto amicizia e con due carezze ci siamo presentati,due occhioni marroni profondi, il pelo ancora lucidissimo, un musetto appuntito e tremendamente spaventato. Il tempo di gioire per la novità e per il suo arrivo nel condominio ma un po' anche nelle nostre vite di tutti i giorni e già mi ritrovavo trafelata a rincorrerlo in mezzo alle vie trafficate del quartiere. Non ricordo di aver corso mai così tanto, con il cuore che credevo abbandonasse il mio petto e con un' agilità che normalmente non mi appartiene. E' scappato, l' ho rincorso in mezzo al traffico ed all' indifferenza della gente, spero torni ma non lo si può pretendere visto che fino a ieri giocava libero in mezzo al verde. Da un gairdino ai 40 mq scarsi del locale portineria. Ora il cancello è aperto e ci si aspetta che quel musetto spunti da un momento all' altro, magari da dietro un' auto parcheggiata lungo il viale.
Ecco che con tre parole ho raccontato la mia giornata: tre parole che significano molto, almeno per me, che non riesco a non comunicare neanche se me lo impongo, neanche se fingo di essere fredda ed assente dinanzi a chi in qualche modo mi ha ferito, io che penso arrabbiata che è proprio dove finisce la comunicazione che inizia l' idifferenza, la peggior vendetta se mi si vuol far del male. Dei ricordi poi non posso fare a meno anche quando lo vorrei intensamente, anzi ho addirittura la pretesa che questi vengano condivisi. Comunicare un ricordo e pretendere di riviverlo insieme, come se nulla nel frattempo fosse accaduto.

2 commenti:

Katiu ha detto...

Comunicare. Questo weekend l'ho fatto, e parecchio. Uscita con amici, passeggiando per il centro di Torino, ho raccontato il mio scorso weekend passato a meditare, e mi sono confrontata con loro.

Ricordare. Ho fatto anche quello. Mi è saltato alla mente un vecchissimo ricordo che pensavo dimenticato, ed invece è bastata una pubblicità in tv per farlo tornare alla mente. Ed assieme al mio moroso abbiamo riso come dei matti!

Pretendere. No, non l'ho fatto. Ho chiesto, semmai.

Ora ti aggiungo io un'altra parola che ha simboleggiato il mio fine settimana.
Amare.
Che mi dici?

Clorophilla ha detto...

Cara Katiu AMARE: la "parola" che cerco di non farmi mancare mai!!!Hihihi...Baci.