01 marzo, 2010

Un pensiero foglia

Le giornate ventose sono sicuramente le mie preferite, forse perchè mi piace credere che il vento altro non sia che un respiro profondo della Natura o magari uno strano mezzo di comunicazione per bisbigliare qualcosa a qualcuno che ahimè, spesso, non è in grado di capire. Venerdì il vento qui in città era freddo, rumoroso, fastidioso, invadente, sollevava le foglie morte, come prendendole per mano le invitava a ballare in cerchio contro la loro volontà, veloci sempre di più, componendo buffe danze popolari e mulinelli. Alzava le gonne, scompigliava i capelli, confondeva le parole offuscando la vista...Già, il vento confonde: sarà per questo che mi piace così tanto? Ho pensato, camminando veloce insieme a lui, a come sarebbe stato bello se quel sibilo fosse improvvisamente stato portatore di un messaggio, si insomma è più facile da immaginare che da spiegare, se anzichè sentire un fischio stonato fossero giunte alle mie orecchie parole comprensibili, sussurrate ma comprensibili. Quanto ci si sentirebbe meno soli se questo potesse realmente accadere, quanto sarebbe piacevole camminare in compagnia del pensiero di qualcuno che in quel momento ti ricorda o ti pensa magari sorridendo, ma anche no. Preferirei il frastuono dei pensieri a quello delle auto ed il respiro della natura a quello dei tubi di scappamento. Ognuno con il suo messaggio, ad afferrare foglie come lettere spedite da chissà chi, che cadono dal cielo sulla testa del destinatario: chiudo gli occhi e mi sembra di vedere ciò che sto solo scrivendo, con una nitidezza di immagini che un po' mi spaventa. A volte basterebbe sapere di essere pensati anche solo un attimo per rendere una giornata migliore. Un raggio di sole per un sorriso, una goccia di pioggia per una lacrima, una foglia per un pensiero.

24 febbraio, 2010

Trova il tempo

"Trova il tempo di riflettere,
è la fonte della forza.
Trova il tempo di giocare,
è il segreto della giovinezza.
Trova il tempo di leggere,
è la base del sapere.
Trova il tempo d'essere gentile,
è la strada della felicità.
Trova il tempo di sognare,
è il sentiero che porta alle stelle.
Trova il tempo di amare,
è la vera gioia di vivere.
Trova il tempo d'essere contento,
è la musica dell'anima".
...Buon viaggio...

23 febbraio, 2010

Riflessi

Mi cercavo in uno specchio: non riuscivo a trovarmi perchè in realtà non guardavo.
Abbiamo tutti fretta, quella fretta che non lascia il tempo a volte neppure per respirare, che ci spinge avanti come travolti da una raffica di vento, come se sapesse esattamente dove condurci senza concederci neppure un attimo di incertezza. Mi sveglio e sbadiglio, mi addormento e sbadiglio: nel frattempo una manciata di sorrisi, qualche stretta di mano, un arrivederci ed un addio, un ricordo ed un rimpianto, qualche gioia e qualche dolore. Tutto definito, tutto ripetuto. Ci lamentiamo rabbiosi perchè è dinuovo lunedì ed a mala pena ci accorgiamo che, invece, è già venerdì. Il mio bel fascione giallo, per mettere al sicuro la frangia disordinata, gli occhi ancora socchiusi, il latte detergente che mi scivola tra le dita e quell' onda di acqua gelata che dovrebbe svegliarmi. Stendo sul mio viso una morbida crema, poco profumata, di cui ancora non ho ben capito i pregi, gli effetti miracolosi, la capacità di prevenire cosa, forse quel qualcosa che io non intendo affatto prevenire. La giornata inizia così e finisce pressochè nello stesso modo. Distrattamente spazzolo i capelli mentre cerco di trattenere fra le labbra lo spazzolino da denti, al di là dello specchio qualcuno bussa ma ahimè troppo piano per riuscire a sentirlo. Mi chiedo allora: cosa vedo e cosa invece vorrei vedere? Vedo riflesso uno sguardo un po' assente, indifferente, non soltanto assonnato, un volto anonimo tutt' altro che attraente, non mi soffermo e vado, resto in superficie quasi come se avessi il timore di affogare negli abissi di uno specchio. Non mi trucco, almeno non così spesso, quel soffio di cipria al mattino, che alla sera è già volato via, è più che sufficiente. Possibile non ci sia tempo per "guardarmi"? O forse è una scusa per paura di "trovarmi"? Se rispondessi, davanti allo specchio, a quel sussurrato richiamo riuscirei ad accorgermi di quei segni, ancor leggeri, che sono ora sul mio viso non per una questione di espressione ma piuttosto perchè il tempo passa, intorno alle mie labbra non perchè sorrido spesso nè sotto i miei occhi, ancora blu, perchè al contrario piango per un nonnulla. C'è chi le chiama in tono dispregiativo "rughe", io preferisco "segni". Sono lì perchè il tempo vuole così e io me li accarezzo, me li osservo da vicino e li trovo persino belli. Non credo a chi mi lusinga dicendo che ancora non dimostro la mia età, accetto certo i complimenti con un pizzico di sana malizia ma mi è indifferente portare o meno sulla mia pelle i miei 35 anni e non è il mutare del mio aspetto che mi spaventa quanto piuttosto ascoltare quella presenza che, dietro allo specchio, mi sta bisbigliando "Passa". Non correggete le vostre foto per rendervi migliori ad occhi sconosciuti che di voi non sanno proprio niente, non cancellate ciò che magari rende meno bella la vostra pelle ma più contagioso il vostro sorriso, lasciate fare al tempo che in qualcosa di certo vi migliorerà, magari più in profondità e, davanti ad uno specchio, guardatevi in modo tale da riuscire a trovarvi.

15 gennaio, 2010

Cenni storici

"Era il 1969, quando i primi pacchetti cominciarono ad essere trasmessi via Internet. Erano già passati vent' anni, quindi, da quando io capii che Internet era una possibilità eccitante, una piattaforma sulla quale si sarebbe potuto costruire uno spazio per le informazioni. Nel 1989 non esisteva dunque un Wolrd Wide Web, ma avevano già tutti i pezzi. Fu allora che, utilizzando la struttura molto potente di Internet che altri avevano costruito prima di me, io proposi il protocollo html, il linguaggio html, i protocolli http che hanno generato il web. Ecco come eravamo, nel 1989. Sono passati altri vent' anni, da allora. Vale la pena ricordare che quello che allora fece funzionare il web, la cosa che ancor oggi ha maggiore importanza, è l' universalità. Il suo valore fondamentale è che si tratta di uno spazio universale. Due web non funzionerebbero. Ci deve essere un web solo e non importa quale hardware tu abbia, non importa dove hai comprato il tuo computer. Quando guardiamo al web, oggi, non lo consideriamo più come un sistema di computer collegati tra loro: era così che pensavamo Internet. E non lo consideriamo un insieme di pagine web collegate, mentre un tempo il World Wide Web ci appariva davvero come un insieme di informazioni collegate tra di loro. Quando guardiamo il web, se lo vogliamo capire - capire come vanno le cose, perchè qualcuno segue un link, perchè qualcun altro crea un link - dobbiamo rivolgere la nostra attenzione alle persone. Ora il web ci appare come un' umanità collegata. Un' umanità collegata dalla tecnologia. Vogliamo che il web renda all' umanità il maggior servizio possibile".

13 gennaio, 2010

Le 17.00 in punto

Davide era stato piuttosto categorico "Quel film non fa per te !". Dapprima con un sms poi con una telefonata, più da fratello maggiore che da amico, mi avvertiva degli effetti collaterali della visione del film Hachiko: "Simo, davvero lascia stare, io più ci ripenso e più mi sento in dovere di dirtelo...Lascia stare !". Cocciuta come sono, l' ho ringraziato e, quasi come se avessi dovuto affrontare chissà che, l' ho tranquillizzato "Amico mio, è solo un film !".
Ma quanto mi sbagliavo...Un cucciolo prima, un cane poi, orgoglioso, preciso, che non si perde in tante leccatine ma fa capire al suo "padrone" che può contare sempre, ovunque e comunque su di lui, sulla sua presenza, sulla sua incommensurabile fedeltà. Questa mia recensione non sarà melensa nè patetica ma realista. La pellicola infatti è tratta da una storia vera e forse è questo il principale motivo della commozione che arriva improvvisa, non così inaspettata ma per certi versi persino piacevole, la sensazione delle lacrime che scendono quasi involontariamente sul viso per un' emozione che giunge dritta dritta dal cuore, non dal cervello ma dal cuore, a me è successo così. Più seguivo con attenzione la storia, a dire il vero conoscendone già all' incirca l' andamento, più mi stupivo di poter contenere un così esagerato quantitativo di liquidi: il volto inespressivo, sentivo solo le guance bagnate, nient' altro.
Non le ho asciugate, neanche una, fino ai titoli di coda, me le sono "godute" ed ho gioito nell' avere nuovamente la conferma che a volte è un essere umano a non avere il diritto di possedere un' anima mentre un animale sì, eccome. Davanti all' ingresso di una stazione ferroviaria per 10 lunghi anni, tutti i giorni sempre alla stessa ora, le 17,00 in punto, ad aspettare qualcuno che arriva o che non arriva poi più, questo non importa. Chi di noi aspetta, resta immobile nell' attesa per ore ed ore, sotto la pioggia, la neve, il sole e poi la luna? Chi lascia passare giorni, che poi diventano anni, solo ed esclusivamente aspettando per amore, stima, gratitudine, qualcuno? Chi non è distratto da nulla di più urgente ed importante ma anche più futile, da non rimandare, abbandonare, dimenticare? Solo quando sopraggiunge la morte, Hachiko abbandona la sua missione: stare al fianco di colui nel quale aveva riposto tutto se stesso, la sua vita, la sua ragione d' essere, non un cane ma un amico, un fratello. Questo non è un film solo per cinofili o animalisti, è un film per chi crede che valga la pena aspettare qualcuno sempre e comunque vadano le cose, per chi difficilmente rinuncia, per chi spera e continuerà (magari inutilmente) a farlo ed anche a chi non si vergogna di piangere ancora e prendere come esempio un quadrupede anzichè un bipede.

12 gennaio, 2010

Distanze

"Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
"Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?"
"Gridano perché perdono la calma" rispose uno di loro.
"Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?" disse nuovamente il pensatore.
"Bene, gridiamo perché desideriamo che l'altra persona ci ascolti" replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare: "Allora non è possibile parlargli a voce bassa?" Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore. Allora egli esclamò: "Voi sapete perché si grida contro un'altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l'uno con l'altro. D'altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché? Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l'amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E' questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano."
Infine il pensatore concluse dicendo: "Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare."

10 gennaio, 2010

Cartoline dal futuro

Termina qui la prima settimana di un nuovo anno ed ancora mi sembra di vederli: sorridenti con il loro calice tenuto ben stretto e rivolto verso il cielo quasi a chiedere pietà affinchè tutto possa migliorare, cambiare, risollevare le teste di coloro che il cielo non lo guardano più. Disordinatamente in fila, uomini impettiti in maleodoranti frac, con un bel sorrisino ottimista da esibire in pubblico ma con i polsini della camicia inamidata logori e sbottonati e donne dallo sguardo tagliente e dalle labbre sottili ma rosse con un rossetto volgarmente sbavato. Si baciano ed abbracciano rivolti verso il domani, il futuro, il nuovo. Ma ahimè il futuro non va cercato nè accolto solo vissuto e, anche se è difficile accettarlo e rendersene conto, già lo stiamo vivendo, siamo tutti nel futuro, perchè il futuro è adesso, oggi è futuro. Solo i codardi (come me) girano le spalle, seguono la direzione opposta, tengono bassi i calici vuoti, cercano chi non c'è, parlano con chi non sente, tristemente nostalgici, stupidamente fragili, sfuggono al "domani" rifugiandosi nel "ieri". A volte mi domando dove stia la novità, cosa ci sia di meraviglioso in quello che ci aspetta, in quello che i cervelloni pensano possa migliorare il nostro vivere di per sè agitato e caotico, ci sono cose che cambiano ogni secondo ed altre per le quali non basta una vita. Oggi si muore di cancro esattamente come ieri, oggi si abbattono intere foreste esattamente come ieri, oggi la crudeltà dell' uomo non si è minimamente assopita esattamente come ieri. Di chi e quali sono i buoni propositi ? Ma quante cose dovranno o potranno ancora vedere i miei occhi ? Piccole donne diventare donne piccole ed insicure nell' imprigionare in mutande contenitive gli attributi dei loro mariti, cercando di garantirsi così un' improbabile fedeltà assoluta, quando di assoluto non c'è più nulla e meno che mai l' elastico di quegli indumenti; uomini grandi, belli, importanti e forti come alte querce tornare improvvisamente bambini e ricominciare a giocare con i Lego, mattoncini di cuore trovati qua e là per costruire torri altrettanto alte ma destinate a crollare miseramente come previsto: giocare con i sentimenti può rivelarsi divertente ma assai poco innovativo, esattamente come ieri. E donne orgogliose, permalose, coraggiose, sicure di sè, perdersi e non riuscire più a ritrovarsi, cercarsi in un cassetto sgangherato chiedendosi affannosamente "Ma dove sei finita?" e non riconoscersi nè in una foto del passato nè in una cartolina dal futuro. Ho visto anche questo. Un giunco che si piega, rinunciando ad emergere, vive bene anche se le foglie, come lo sguardo, non puntano il soffitto ma il pavimento, un po' di luce arriva comunque. Mi dispiace non scrivere più intingendo un pennino nell' inchistro, scoprire che l' amicizia o è su Facebook oppure chissà dov'è, riporre le mie speranze nel passato per un' assoluta mancanza di fiducia in chi mi circonda, tutto ciò mi dispiace e mi rende profondamente triste nonchè vulnerabile ad ogni eventuale cambiamento che ancora dovrò mio malgrado affrontare. Oggi è così, domani chissà...