18 gennaio, 2009

Qualcuno scrisse...

Un giorno qualcuno scrisse..."a forza di pensare male si può diventare maligni".Parole sante tutt'altro che vane e così, sempre più spesso al giorno d' oggi, ci si scontra contro coloro che preferiscono il malignare, il sotterfugio, il complotto, la distruzione di ciò che di buono c'è ancora da scoprire, coloro ai quali "non interessa" perdere tempo per capire e comprendere, coloro che molto probabilmente non si commuovono più davanti a niente e a nessuno, coloro che hanno già sentenziato senza possibilità di appello e che non hanno più nulla da ascoltare nè da dire, coloro che giudicano ben eretti su di un piedistallo che credono non si sgretolerà mai. Sono io che sbaglio, forse, visto che spesso scelgo di crogiolarmi nei ricordi piuttosto che affrontare i cambiamenti, preferisco ad un definitivo "non c'è più" un "ci sarà di nuovo", credere in un possibile ritorno, in una fase successiva migliore, tutto piuttosto che diventare indifferente. Non mi interessa quanto ho fatto, quante parole ho speso, quanto ho cercato di arrivare restando sempre, tristemente, alla stessa fermata, non mi interessa che mi si dica "brava" o "grazie", non mi interessa averci creduto anche solo per un istante, tutto questo non mi interessa perchè non è importante, ciò che conta veramente è che il non aver ottenuto in cambio ciò che speravo, che sognavo e su cui contavo, non mi ha reso maligna. Ma sicuramente sì, lo si diventa pensando male, maligni ma anche freddi, aridi, avari e tristi ed il bello della vita, sempre che qualcosa di veramente bello ci sia ancora, ci passa davanti, sfiora, sfugge. Il gene della malignità è in ognuno di noi, alcuni però fanno di tutto per moltiplicarlo anzichè lasciarlo in un angolino del loro genoma, ignorarlo ma soprattutto non nutrirlo con supposizioni, con la presunzione dell' aver capito tutto, dell' aver tutto chiaro quando in realtà non si è capito proprio nulla, il gene cresce se alimentato dall' ignoranza. Non so esattamente se tutta questa mia "positività" e fiducia rinnovata derivi dalle delusioni e dalle tragedie che in qualche modo, seppur non direttamente, mi hanno visto protagonista, cerco di allontanarmi dalle critiche, dai giudizi, dal sentirmi vittima di un ingarbugliato destino, da chi è convinto di aver sempre ragione, da chi alla fine forse non era poi così interessato. Io il "buono ed il bello della vita" voglio poterlo ancora riconoscere, assaporare, godere e non me ne frega un caxxo se saranno ancora tante le fregature che verranno, se mi feriranno lasciando indifferente chi ho davanti, non mi interessa. Sono convinta che per cercare di diventare migliori, a volte, basti sentirsi peggiori anche solo per un istante; adesso preferisco nutrire le mie illusioni piuttosto che quel piccolo gene che, a volte, mi tormenta quasi imponendomi la sua volontà, capiterà che magari un giorno io gli dia retta ma sono certa che alla fine non avrò così evitato una fregatura ma soltanto scatenato un po' della mia rabbia.

1 commento:

katiu ha detto...

.... parli con una che vede sempre perennemente tutto rosa, o che vede anche la bottiglia accanto al bicchiere pieno fino all'orlo.
La malignità di pensiero non porta da nessuna parte, fa solo venire il mal di stomaco.

Chi se ne frega se gli altri pensano male, l'importante è che tu sia sicura di quel che stai facendo ... rabbia o non rabbia....