14 maggio, 2009

Dinosauri e pulcini


Torino da circa un mese sembra più un ovile che una metropoli: uova enormi tappezzano i muri della città, confondendomi un po' le idee: "Ma la Pasqua non è già passata? Siamo a maggio, no?", solo soffermandomici più da vicino mi sono accorta che si trattava semplicemente della pubblicità del tanto atteso Salone del Libro, ospitato, chissà ancora per quanto, al Lingotto Fiere. Criticato, decantato, sopravvalutato ma anche per lui vige la regola del "...purchè se ne parli..." ed allora, seguendo l' esempio dell' amica Katiu, eccomi a parlarne. Lo slogan a caratteri cubitali, in bella vista sopra l' uovo per intenderci, è il seguente "Io, gli altri" sottotitolo "Occasioni per uscire dal guscio": certo belle parole, piene di significato e buoni propositi, peccato che viviamo in una società in cui "gli altri" ultimamente non siano poi così ben visti, in cui l' ipocrisia nasconda spesso il reale, camuffi il falso in sincero. Ed allora, a volte, meglio restarsene nel proprio guscio. Se fossi io il piccolo, intimorito, pulcino all' interno, penserei tra me e me "Uscire? E chi me lo fa fare?Sto così bene qui al calduccio..." e invece no, c'è qualcuno al di fuori che bussa disturbando il quieto vivere ma soprattutto il quieto pensare: si guardi il manifesto, anche su internet, è poi così scontato il messaggio che le crepe sul guscio siano create dall' "interno" anzichè dall' "esterno"? Io, gli altri...mille interpretazioni da dare a così poche parole. Io: è da quando frequentavo il liceo che non me ne perdo un' edizione, certo il mio modo di visitare la fiera è cambiato ed "evoluto" negli anni. Ricordo quando al liceo si organizzava il pomeriggio dopo le lezioni, zainetto in spalla e quadernetto su cui si annotavano i titoli da cercare, si faceva la solita chilometrica coda alla biglietteria dopodichè, una volta varcata la soglia, ci si disperdeva dandosi appuntamento ad una certa ora in un determinato posto, scelto a caso sulla mappa, come su un ' isola da esplorare. Allora compravo quei libricini di poesie dei grandi autori a sole mille lire, le famose magliette "Le Parole in Cotone" ed ero particolarmente incuriosita dai fumetti e dai libri di ricette, come se poi fossi diventata una grande cuoca ma... Giacchetta blu e scarpe da ginnastica, ci si aggirava tra gli stand alla ricerca di poster, segnalibri ed adesivi da portare a casa, possibilmente gratis. All' università si cambia, si sa, ed allora anche al Salone del Libro si andava con uno spirito diverso, ci si presentava all' ingresso armati di libretto, questo dava diritto ad un bello sconto sul prezzo del biglietto: le compagne più affezionate, io, Federica e Cosetta, vestite un po' come capitava, pronte a trascorrerci addirittura un' intera giornata, compatte, unite, alla ricerca di spunti interessanti per la tesi, volumi di scienze introvabili in libreria, guide naturalistiche, album di fotografie di animali, fiori e piante ed anche qualche conferenza in cui intrufolarsi silenziosamente, spintonando un po,' quantomeno per riuscire ad ascoltare. E poi l' occasione di essere presente come standista, unendo così l' utile al dilettevole: lasciavo lo stand solo in pausa pranzo e, sbocconcellando un panino, cercavo, a passi lunghi e ben distesi, di visitare ogni giorno un' area diversa, in modo che nulla mi sfuggisse. Era il periodo in cui mi avvicinavo al mondo animalista ed alle sue mille problematiche e così i "divulgatori" della Lav o dell' Enpa presenti, diventavano subito amici con cui condividere una "battaglia" per una giusta causa. Allora si che uscivo dal guscio volentieri, che credevo che urlando più forte di altri sarebbe stato facile farsi sentire, che ogni occasione era da cogliere al volo per promuovere un' iniziativa, che nessuno avrebbe dovuto bussare per cercarmi perchè mi avrebbe trovata già fuori. L' entusiasmo non si smorza negli anni ma cambia ed assume nuovi connotati: ora, sempre agguerrita in campo animalista, sono diventata anche stupidamente polemica forse in maniera esagerata, prolissa e polemica e quindi le crepe sul mio guscio sono sicuramente di chi mi ci vuol far uscire, ignaro però di ciò che l' aspetta. Non un pulcino intimorito ma un T-rex che si domanda come sia possibile aver previsto uno sconto alla biglietteria per scolaresche, insegnanti, disabili, giornalisti, scrittori in erba, scrittori che, visto quello che scrivono, fumano erba, insomma pressochè per chiunque e nulla per coloro i quali, come la sottoscritta, semplicemente amano leggere ed ancora acquistare un buon libro. Rissumendo: entro pagando otto euro, esco avendone spese almeno cinquanta e come ringraziamento per la mia visita ed il mio contributo a chi per esporre in uno stand paga un affitto di almeno ottocento euro, non ho nulla, neppure un uovo. Non sono gli editori a doverci pensare quanto piuttosto gli organizzatori dell' evento che ancora sperano di poter continuare a "trattenere" nella nostra bella città. Credo venga definita "pubblicità". Il Salone sarà un successo, ne sono certa, ma spero lo si rivelino soprattutto le vendite, non solo le conferenze gratuite a cui, per una persona che lavora in ufficio otto ore al giorno, è pressochè impossibile partecipare (Danilo Mainardi venerdì alle, udite udite, ore 12,oo) ma proprio le vendite "importanti" e non dei volumetti da mille lire, oggi un euro. Così come spero, ma a questo dedicherò un altro post, che venga seriamente dato ampio spazio al discorso Ebook: il grande amico delle foreste, delle mamme, come la mia, che con grossi problemi di vista, stanno rinunciando alla lettura per una questione di "grandezza di caratteri", degli amanti della tecnologia e di chi, semplicemente, impara a digitare e non più sfogliare, magari per salvare un albero in più, sprecando così meno carta, a volte stampata per divulgare pensieri e parole dall' incerto significato. Io: non so se quest' anno "uscirò dal guscio" ma da uno spiraglio cercherò di godermi lo spettacolo...agli "altri" che lo faranno...buon divertimento!

3 commenti:

katiu ha detto...

Eccomi qua :)

Io alla Fiera del Libro non ci sono mai stata malgrado, come dissi nel mio blog, sono ormai 10 anni che frequento la tua città.

Per me scegliere un libro vuol dire vagare per gli scaffali della libreria, sentire l'odore della carta, lasciarmi prendere da una copertina o da un titolo, sfogliarlo, sbirciare i caratteri, sentire la ruvidezza della carta.
Fare tutto questo con calma.
Senza nessuno che ti spintoni, che ti chieda permesso, che ti obblighi a passare oltre per la fila che aspetta di vedere quel dato romanzo.

E senza fare la coda alla biglietteria, senza fare la coda per incontrare l'autore del momento, senza fare la coda per andare in bagno :)

A questo punto direi che, per come sono fatta, non sarei nè un pulcino, che sta chiuso nel suo guscio per paura di uscire, quando non sa che stando lì dentro si perde un mondo che a volt è meraviglioso, nè un T-Rex, che cerca di sbranare il mondo per far valere la sua forza e far capire che è lui che, dopotutto, comanda la sua stessa vita.
Direi che sono piuttosto un falco. Osservo dall'alto, mi avvicino se c'è qualcosa che attira la mia attenzione, mi rialzo se non è una cosa degna, e parto in picchiata se è una cosa che invece fa proprio per me! Tutto questo perchè un libro è come la ns vita: va sfogliato giorno per giorno senza perdere nemmeno una parola! Perchè ogni parola ha il suo valore!

Ok, dopo questo poema filosofico posso andare a casa :)

Anonimo ha detto...

Un post che inizia come un inno al pessimismo. Gli altri che sono ipocriti, che sono falsi. Tu un T-rex? E poi ti lamenteresti che chi mangi ha carne cattiva e finiresti per fare anche in quel caso la parte della vittima. Il salone del libro? Da evitare per protestare contro la tassa dell'ingresso. Semplice.

Clorophilla ha detto...

Katiu:...non potrei chiedere miglior commentatrice!:D
Anonimo/a:...esci dal guscio!Davvero troppo facile criticare restando nell'ombra dell'anonimato.Peccato,ne verrebbero fuori piacevoli confronti.