19 maggio, 2009

Si fa presto a dire blog...

Quante ma quante cose avrei da scrivere in una giornata "di sole e d'azzurro" come questa, talmente tante che non so davvero da dove incominciare: ho almeno tre titoli di post da sviluppare liberando la lingua o meglio le dita, traducendo il pensiero in parola, la critica in liberazione, qui su tutte le pagine bianche a mia disposizione, ancora da riempire. Questa può essere considerata una sorta di introduzione in cui ricordo come, non ancora un anno fa, iniziava l' "avventura". Non ne conoscevo neppure il significato: era una parolina buffa che a dir la verità mi ricordava soltanto i fumetti, "blog" poteva essere la nuvoletta in cui si esprimeva Topolino o Dylan Dog, una caramella gommosa al sapore di fragola, o un liquido efficace per sturare i lavandini, qualsiasi cosa a me, comunque, del tutto sconosciuta. Adesso so che letteralmente vuol dire più o meno questo: "Blog è un termine nato dalla contrazione di Web e Log, ovvero internet e diario/traccia" ma il mio, nonostante io ora sappia che cosa dovrebbe raccogliere, continua, per certi versi, ad essere la nuvoletta, la caramella, lo stura-lavandini. Mi ha invogliata a scrivere sfruttando questa forma di asettica comunicazione, la lettura di un blog impegnato, serio, che seguivo con curiosità e frequenza, riponendo nell' autore e nei suoi post, la mia stima oltre che il mio entusiasmo, pensavo "Per scrivere così bene è necessario pensare altrettanto bene" ed allora, nonostante di alcuni non ne capissi il significato e mi sforzassi di interpretare, altri meritavano di essere addirittura riletti e divulgati fra gli amici, lo ringrazio per questo e per molto altro. Google ha fatto il resto: chiunque, anche la meno esperta del web come la sottoscritta, riuscirebbe a crearsi uno spazio simile, è stato un po' come seguire le istruzioni per montare una sedia o un tavolino su cui appoggiare il pc cercando di stare dritta con la schiena e scrivere quindi più comodamente, un passo dopo l' altro, all' inizio vergognandosi un po' e facendo il possibile per cavarmela da sola, dubitando di un qualsiasi risultato tangibile ma comunque provando, così, anche solo per divertimento. A dir la verità io non ho mai avuto un vero e proprio diario segreto, quanto piuttosto fogli di carta, pagine di quaderno, diari scolastici su cui appuntare semplicemente un pensiero, un' idea e non dettagliando mai con estrema precisione nè la fonte nè l' obbiettivo, casualità e follia. Una volta scelto un modello, un colore, un' immagine gli si da un nome ed il mio, senza pensarci un attimo, nè copiandolo da niente e nessuno è Clorophilla. Non Goccia di rugiada, Linfa verde nè Verde muschio, ma Clorophilla e tutto questo, anche se potrà sembrare banale, ha un senso. Non salirò certo in cattedra per spiegare la fotosintesi clorofilliana, non basterebbe un post, ma posso riportare la definizione più sintetica che abbia trovato sul web che ne rende quantomeno l' idea: "Mediante la clorofilla, l'energia solare (luce) viene trasformata in uno zucchero definito glucosio fondamentale per la vita della pianta la cui formula chimica è: C6H12O6,ovvero 6 atomi di carbonio,12 di idrogeno e 6 di ossigeno.Inoltre alla pianta(detta autotrofa)rimangono 6 atomi di ossigeno atmosferico di cui si libera grazie agli stomi delle sue foglie. Oggi questo processo è quello nettamente dominante sulla Terra, per la produzione di composti organici da sostanze inorganiche e, probabilmente, rappresenta la prima forma di processo anabolico sviluppato dagli organismi viventi. Inoltre, la fotosintesi è l'unico processo biologicamente importante in grado di raccogliere l' energia solare, da cui, fondamentalmente, dipende la vita sulla Terra". Adesso potete sbadigliare...Ecco: una sostanza che come una pozione magica riesca a dar vita a qualcosa sfruttando solo energia presente in natura. Le mie potenzialità in confronto sono piuttosto scarse ma il sole mi rende sicuramente più attiva e vitale e così anche un flash, un ricordo, un' idea riattivano i miei centri nervosi stimolando la fantasia, la polemica, il dissenso, la critica, il vittimismo e quant'altro si ritrova poi leggendo i miei scritti, il tutto spolverato a volte con una bella manciata di "glucosio". Il primo post pubblicato, dopo aver posizionato una sorta di "zerbino" davanti alla porta di questa mia piccola tana in cui ridevo del disappunto di Stefano a proposito dei blog in generale, è stata, udite udite un' ode, non una semplice rima nè una poesia ma una vera e propria ode, ad un barattolo di Nutella. Esprimevo così la mia venerazione nei confronti di quella cremosa, profumata, golosa prelibatezza dagli ingredienti semplici, che esiste da una vita, che da bambina spalmavo sul pane e in cui invece da adulta immergo sfacciatamente le dita, una metafora? Magari si, magari no. Allora però la clorofilla scorreva più velocemente garantendo una produzione di glucosio davvero fuori dal comune. Ogni giorno scrivevo qualcosa non rendendomi bene conto di dove tutti i miei pensieri andassero poi a confluire, scrivevo per il puro piacere di farlo non avendo sempre qualcosa di così importante da comunicare. Gli amici più affezionati mi guardavano già allora con aria dubbiosa dopo essere passati a curiosare, qualcuno ha messo da parte la timidezza e mi ha lasciato anche qualche commento, altri lo fanno a parole tutte le volte che mi vedono, altri me ne chiedono ancora il senso o l'utilità. Ammetto che sarebbe più utile dare un'opinione personale su qualcosa di tangibile come un prodotto, un'idea, consigliando i lettori ad usare quello piuttosto che quell' altro dentifricio affinchè il sorriso risulti sempre più smagliante, non ci riesco, non è il mio obbiettivo e sinceramente questo blog non ha obbiettivi. Non cerco consensi, non ho sogni di gloria, scrivo, solo questo, per chi ha un po' di tempo per leggere, per chi vuole anche solo curiosare tra le righe della vita di una trentaquattrenne a volte poco matura, a volte poco ottimista ma anche, a volte, incredibilmente bizzarra e fantasiosa. Scrivo pubblicamente e non ho più paura degli attacchi da parte di chi vigliaccamente resta nell' anonimato, ho fatto una scelta quella di "pubblicare" vale a dire rendere noti i miei pensieri anche più intimi ad una platea più vasta anche se i visitatori magari non sono poi così tanti. Certo all' inizio le "coccole" ed i consensi mi rendevano felice e soddisfatta, spronandomi a dare di più, a scoprire gli angoli nascosti ancora poco visibili, ma le cose cambiano come le persone e bisogna accettarlo conservando però il ricordo migliore che ci hanno lasciato: un sorriso, uno sguardo, una parola anche solo sussurrata. E' quasi un anno che scrivo qui e non ho ancora pensato di smettere. Spero di riuscire a consigliarvi un dentifricio-sorriso prima o poi, quello da spalmare su tutta la faccia non solo sui denti per apparire sempre perfetti, in sintonia con un mondo che preferisce i sorrisini anche solo di circostanza ai musi lunghi o alle boccacce. Sfido a colpi di battute le critiche ed incoraggio chiunque abbia qualcosa di importante, a suo giudizio, da comunicare, a farlo, spensieratamente, senza pensarci poi tanto, iniziando magari da un' ode ad un barattolo di Nutella. Non c'è nulla di sbagliato in un blog e chi sbaglia è chi pensa di non aver più nulla da dire.

1 commento:

katiu ha detto...

Si ha sempre qualcosa da dire, e lo ha anche chi dice di non avere le parole adatte per farlo.

E' solo che c'è l'animo diretto, che le cose deve dirle solo ed esclusivamente in faccia, e l'animo artistico, che ha bisogno di una tastiera e di un monitor per comunicare col mondo.

Non c'è nulla di sbagliato in un blog, anzi! Se pensi che è proprio grazie a ciò che scrivi che alcune persone ti conosceranno un pochino di più e alcune persone si sono svelate ai tuoi occhi.
Altre rimangono dietro uno schermo, ma le parole ti giungeranno ovunque..