15 giugno, 2009

Verde vita

Quando scrivo, che sia notte oppure giorno, non guardo mai l' orologio e questo perché temo che la sola vista delle lancette acceleri in qualche modo la stesura delle mie parole, mettendomi fretta di arrivare alla fine. Quando si scrive, a mio avviso, l' ultima cosa a cui bisognerebbe prestare attenzione è il tempo che passa, le ore che scorrono, il nuovo giorno che arriva o il vecchio che ci lascia. A me succede così: quando scrivo è come se mi trovassi in una condizione a-temporale dove concetti come tempo e spazio non hanno più alcun significato, come se galleggiassi sui miei pensieri, come se parole in corsa, solo nella mia testa, sentissero il bisogno impellente di uscire, a volte come un urlo nel silenzio, altre volte come un bisbiglio in un orecchio. Credo sia l' abitudine che ponga un freno ai nostri istinti: l' abitudine di sostenere che un' ora piuttosto che un' altra sia ideale per andare a dormire e spegnere la luce e le idee, l' abitudine di attribuire sostantivi come "tardi" ad un qualcosa senza confini come il tempo, l' abitudine di rimandare l' "adesso" a "poi". Stamattina andavo in ufficio, come tutte le mattine: lo stesso viale, gli stessi volti, sull' asfalto ormai è come se fosse disegnato il mio percorso da seguire, come in quel vecchio gioco per bambini dove prima disegnavi, su una specie di mappa della città, una linea continua e poi ci posavi sopra la macchinina che partiva per il suo, più o meno, lungo viaggio. A me succede la stessa cosa: percorro la mia linea retta e, una volta arrivata alla rotonda, uno sguardo a destra ed uno a sinistra e l' attraversamento decisa, ma stamattina..."Signorina, è rosso!", impossibile! Ci sono 4 semafori da circa 3 mesi o forse più, belli, iper tecnologici, ma ahimè non funzionanti, inutili, sempre lampeggianti di un bell' arancio vivo, sollevo lo sguardo e...rosso. Stasera, al mio rientro a casa, tutto era di nuovo come prima, come ieri: 4 inutili presenze, lampeggianti, ma per un attimo stamattina i semafori hanno vissuto. Abitudine, routine, assenza di sorpresa e stupore. Non mi vorrei più affidare all' abitudine e non solo perchè oggi ho rischiato di essere investita ma piuttosto perchè, forse, il non dare più nulla per scontato magari riserva davvero delle sorprese, belle o brutte che si rivelino poi ed io non smetto di averne bisogno. "Abitudine" è già di per sè una parola noiosa, in cui si cerca una qualche sicurezza ma alla fine è come se ci si sedesse sulla solita vecchia poltrona già un po' sgualcita e polverosa, sicuri certo, ma pur sempre annoiati. Spesso per abitudine non si da più alcuna importanza a ciò che capita, a ciò che magari ci lascia indifferenti ma che in realtà ha dell' incredibile proprio com'è incredibile che io, figlia di un orologiaio, abbia in questo momento l' orologio in un cassetto, che mi senta più sveglia di quando suona al mattino la sveglia e che una giornata di lavoro, come quella di oggi, non pesi affatto nè sulla mia mente nè sul mio corpo. Mi consola e rallegra il fatto che milioni di persone, in questo momento, abbiano chiuso, proprio come me, la loro stanchezza in quel cassetto insieme all' orologio e che si affidino, magari non così solitari, ad una notte di sorprese in cui nulla di ciò che diranno o scriveranno sarà dettato dall' abitudine. A loro auguro che il semaforo sia sempre verde, di un bel "verde vita" e mai lampeggiante a tradimento mentre io, rincorro le mie "sorprese".

2 commenti:

katiu ha detto...

Il tempo è un'arma a doppio taglio: quando si vorrebbe che scorra velocemente, per evitare qualcosa, in realtà va a a passo di lumaca. E quando dovrebbe andare a rilento, per godere appieno di ciò che si sta facendo, in realtà vola come una saetta.

L'importante è riuscire a vivere i "secondi" della giornata per quel che possono offrire .. facendo attenzione al rosso!

calendula ha detto...

io ogni giorno cerco di fare qualcosa anche minima di diverso dal giorno prima....stamattina mi sono fermata a guardare 2 bellissimi gabbiani che volavano candidi nel cielo azzurrissimo della mia città
Un bacio Cale